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mercoledì 24 dicembre 2008

Fame canina (dalle Cronache di Ulisse - parte 3)

Pubblicato da Micha Soul alle mercoledì, dicembre 24, 2008 1 commenti

Dottore, sono ancora io....shhh, devo parlare sottovoce quindi parli sottovoce anche lei altrimenti mi risulta difficile. Dottore, è dura resistere, è tutto il giorno che in casa si sente odore di cibo. La cucina è abitata da stamattina da umanoidi con i capelli lunghi. Non vogliono che entri nessuno, solo io sono riuscito per un pelo ad entrare ma mi sono ritrovato fuori in un baleno, giusto il tempo di confermare ciò che temevo e sognavo allo stesso tempo:


1- C'è tanto di quel cibo da sfamare il canile di Budrio e dintorni


2 -Stasera mi dovrò impegnare e usare qualsiasi mio trucchetto per farmi allungare qualcosa da sotto il tavolo.


3- Ho una paura incontenibile che non mi vogliano sotto il tavolo....


Non resisto, dottore, è una tortura. Dice che sarebbe un gesto gravemente punibile per il codice del buon-cane se adesso andassi di là e balzassi su quella tavola imbandita di ogni ben di Dio e mi lasciassi guidare dal mio istinto animale???


Mi scusi per lo sfogo dottore, ora la saluto e la ringrazio per avermi ascoltato, seguirò il suo consiglio e giocherò tutta la sera con l'umanoide nano anche chiamato cucciolo d'umanoide dai capelli lunghi, sicuro che riuscirò a ricavarne qualcosa. Le auguro un buon natale, anche se non ho la minima idea di cosa significhi, ma in questi giorni i miei padroni salutano le persone in questo modo.
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(N.D.R: E CON QUESTA AUGURO A TUTTI VOI UN ALLEGRO E SPENSIERATO NATALE!!)
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martedì 23 dicembre 2008

Jingle Bells

Pubblicato da Micha Soul alle martedì, dicembre 23, 2008 7 commenti

Ok. Manca 1 giorno e 15 ore al Natale. E’ d’obbligo una mia piccola riflessione, sennò poi dicono che parlo solo di maternità!! :S
Allora…il Natale. Oddio mi sembra di dover fare un compito in classe, il tema di italiano sul Natale. Non mi viene niente. Allora, il Natale si festeggia il 25 dicembre. E fin qui ci siamo. Il 25 dicembre di 2008 anni fa, nasceva Gesù di Nazareth. Però nasceva a Betlemme. Quindi potrei anche chiamarlo Gesù di Betlemme e nessuno potrebbe contestarmi. Nacque in una grotta, un freddo cane il 25 dicembre, ma lui nacque in una grotta insieme ad un bue e ad un asinello.
No dai. Direi di lasciar perdere questo argomento. Anche qui si parla di bambini che nascono…….

Parlando sul serio, sento di dover condividere con voi, numerosissimi lettori, o semplicemente con l’altra parte di me che ama leggere ciò che scrivo, le mie sensazioni a riguardo.
Il mio Natale è un Natale in cui guardo il mondo e dico che l’amore è la forza degli uomini. E’ una sera in cui ho il pretesto di abbracciare e baciare chiunque e non esser presa per infantile (o psicopatica). E’ un giorno in cui ci ritroviamo insieme davanti ad un pasto abbondante, in una casa piena di decorazioni natalizie, a scambiarci doni simpatici in attesa che il comico della serata faccia qualche battuta per far scoppiare la risata generale. E’ la sera dell’anno in cui vado in chiesa a pregare. Non perché così è imposto dalla chiesa, non perché sia un’usanza. Ma semplicemente per vedere il presepe fatto dai bambini della parrocchia. Per respirare amore e speranza. Quei bambini che conoscono a memoria la storia di Gesù e si sentono protetti dalla convinzione che il bene vincerà sempre sul male. Loro non si pongono dubbi sulla verità riguardo ad un uomo che diceva di essere il figlio di Dio. Lui lo è e basta.
A volte mi rendo conto che cerchiamo a tutti i costi di smontare delle verità che sembrano assurde, tentiamo di sfatare dei miti, quasi avessimo paura di esser stati presi in giro per tutta la vita. Ma per quale motivo? Perché smettere di sognare? Perché essere scettici? Perché volerci privare della gioia di credere a qualcosa e in qualcosa?
Il Natale per me è un giorno in cui voglio credere alle favole, ai miracoli, alle leggende, al vangelo, ad una credenza che, contestata o contrastata che sia, esiste da 2008 anni e in 2008 anni vede ancora la maggior parte degli esseri umani confidare nella misericordia, nell’altruismo, nella pietà.

Spesso ci lamentiamo di come anche questo giorno sacro sia diventato un mezzo per sperperare denaro, per esibirci in un carnevale di falsa bontà. Io dico che dipende da noi. Io dico che in ognuno di noi esiste un Natale da qualche parte. Io scommetto che anche chi si rifiuta di festeggiare un evento in cui non crede, quella sera senta il bisogno di pregare, in qualsiasi modo e in qualunque luogo si trovi. Perché quando si nasce Cristiani, quando già a pochi mesi veniamo battezzati, quando già a 10 anni portiamo alla bocca per la prima volta ciò che ci avvicinerà ancora di più alla nostra guida spirituale, che sia o non sia realmente il corpo di Cristo, quando portiamo avanti, anche senza essere praticanti, una cultura religiosa tramandataci dalle generazioni passate, noi non riusciamo a credere ciecamente nella possibilità che sia tutta una menzogna. Possiamo non condividere le idee troppo proibizioniste ed estreme della Chiesa, possiamo non apprezzare affatto la grande contraddizione tangibile e innegabile che vede gran parte del clero essere proprietaria di beni materiali e vivere in un lusso che contrasta in modo grottesco con la povertà di Gesù e con la sua spiritualità. Con il suo essere povero fuori ma ricco dentro.

In passato (un passato lontanissimo) il mio Natale mi vedeva in una casa molto grande, con troppi regali sotto l’albero, con l’irrequietezza di chi deve scegliere il vestito più bello per farsi veder da ospiti che non sentivo affatto vicini.
Oggi mi vede semplice, con le mie debolezze, i miei dolori, la consapevolezza che la mia fortuna sta nell’avere tanto amore intorno a me, con la voglia di fare qualcosa per gli altri. E se un giorno dovesse arrivare uno storico con prove inconfutabili che dimostrano l’inesistenza di Gesù e la falsità di tutte le varie testimonianze, io continuerei a festeggiare il Natale e continuerei a pregare. Perché basta assistere alla perfezione della nascita di una creatura per capire che il genere umano è opera divina.

Infine, tanto per chiudere in stile leocadiesco, il Natale mi vede ridere, scherzare, giocare.

E finalmente “infioccare” il nostro Ulisse, sicura che ne sarà contentissimo!!!!

venerdì 19 dicembre 2008

La guerra di Ulisse (tratto da "Le Cronache di Ulisse" - seconda puntata)

Pubblicato da Micha Soul alle venerdì, dicembre 19, 2008 7 commenti

Pronto? Parlo col centro di psicoanalisi canina? Salve mi chiamo Ulisse. Ho bisogno di sfogarmi. Penso seriamente di non riuscire più a sopportare quello che succede ogni anno quando sta per arrivare quello che chiamano neve. In particolar modo, ho capito che succede qualcosa che l’umanoide considera come sacro e intoccabile. Mi sembra si chiami buon natale. Si, si chiama proprio così, anche ieri quell'essere dalla pelle un pò rugosa che viene una volta al giorno a darmi da mangiare e a passare lo straccio per terra, al telefono diceva in continuazione buon natale. E poi in casa c’è frenesia. Troppa frenesia.
Ieri è arrivato il mio ex-padrone con quell’essere dai capelli lunghi e gli occhi belli. Quest’ultimo dopo avermi salutato ed aver salutato il resto degli umanoidi presenti in casa, ha visto quella specie di albero travestito e ha detto “chi ha fatto l’albero?”. Il mio padrone un po’ vergognato ha detto “Io, perché?”, e l’altro, con un po’ di imbarazzo e timidezza gli ha detto “perché è venuto un po’ malino. Si vede che non c’è il tocco di una donna”.
Forse lei si chiama donna allora perché in quattro e quattr’otto è riuscita a smascherare l’albero ed io un po’ c’ho goduto perché mi ha sempre un po’ fatto senso quell' albero travestito che mettono nella sala una volta all’anno. Poi è fisso lì e ti guarda, con tutte quelle luci intermittenti e quelle cose tonde che penzolano. Mi sembra sempre che mi voglia far ingelosire e la notte sogno che mi dice “vedi? Io sembro uno di loro, tu rimani sempre un cane, nudo e antipatico”.
Io lo odio. Ecco, l’ho detto. Odio quel vegetale che se ne sta tutto il giorno a guardare la TV e riesce a sopravvivere anche senza mangiare. Ma come fa?? Non gli danno nemmeno da bere!! Ed è sempre impeccabile, verdissimo, più verde di tutti quelli che vedo nel parco dove vado a lasciare un po’ di miei rifiuti organici. Ogni anno è uguale identico, nessun segno di vecchiaia, cambiano solo alcuni dettagli del suo travestimento.

Ma finalmente donna si stava schierando, almeno sembrava, dalla mia parte e lo ha reso nudo quanto me. Stavo per abbaiare dalla contentezza e avrei tanto voluto saltargli addosso per leccargli quel muso tanto soffice. Di solito quello sbruffone di albero rimane lì per 30 notti e 31 giorni e invece quel giorno era arrivata la sua fine. E invece no, caro dottore. Era solo un’illusione. Io che pensavo che anche donna nutrisse lo stesso odio verso quel pagliaccio, invece ha iniziato a toccarlo, a fargli il solletico con quelle sue dolci zampe, gli ha allargato i rami, lo ha reso più bello.
E’ stato un colpo al cuore dottore. Lui mi guardava col ghigno infame di chi stava godendo della mia disgrazia. Avevo perso la battaglia. Ma non la guerra, pensavo. Ho iniziato ad abbaiare talmente tanto che donna è venuto da me, mi ha accarezzato e mi ha detto “non ti preoccupare, ora gli rimettiamo le palline e le luci”. E così ha fatto. Lo ha reso ancora più bello.
Quello che mi ferisce dottore è che da quel momento in poi tutte le attenzioni si sono rivolte verso di lui. Donna continuava a guardarlo e gli sorrideva con soddisfazione negli occhi. La stessa soddisfazione che vedo in quegli stessi occhi quando mi siedo se mi dice “seduto”. Ho anche provato a chiedergli di travestirmi allo stesso modo, io sarei anche più bello dottore, perché non me ne sto immobile, potrei sfilare come alle gare e vincerei il più bell’osso che si sia mai visto. Ma non capiscono le mie richieste, anzi ogni volta che mi avvicino allo spaventapasseri per fregargli una palla mi ritrovo fuori dal portone a guardare le macchine che passano da dietro il cancello.

C’è una sola ragione per la quale non sono ancora impazzito caro dottore. Il fatto che fra sole 17 notti e 18 giorni quell’ebete verde sarà rinchiuso in una scatola talmente stretta e piccola che dovranno farlo a pezzi. E mentre lo rinchiuderanno in cantina io ricambierò con lo stesso ghigno perfido e crudele.
Da quel momento lì, avro 333 notti per inventare un ottimo espediente che impedisca il suo ritorno.

Quel giorno, dottore, salverò il genere canino dalla spietatezza dell’albero travestito.
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