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lunedì 28 settembre 2009

Il corso prematrimoniale

Pubblicato da Micha Soul alle lunedì, settembre 28, 2009 1 commenti


Quando sentivo le coppie parlarne, anni luce prima che il pensiero del matrimonio mi avesse mai sfiorato, credevo che con "corso prematrimoniale" si intendesse un corso facoltativo di cucina e cucito, un manuale tipo della brava casalinga e dell'uomo attrezzo.
In seguito lo intesi più come una rimembranza dei corsi di religione pallosi e inutili, di quelli che , specie se serali, rischiavano di farti ronfare dopo la seconda preghiera dedicata agli sposi.
Pian piano qualsiasi informazione mi arrivasse a riguardo, era sempre circondata da un pezzo di scocciatura incellofanata. Ci misi poco a capire che quel corso lì, in qualsiasi modo possibile, avrei dovuto evitarlo, semmai un giorno mi sarei voluta sposare.
Quel giorno arrivò prima ancor di capire che cosa stessi facendo e lo ammetto, fui proprio io a pressare il mio povero maritino allora ventiduenne affinché potessimo giurarci amore eterno!
La verità è che trovai quel che cercavo e potevo fermarmi lì, ma mai e poi mai avrei rinunciato alla possibilità di avere una festa tutta mia! Altro che giuramento solenne, sarei l'ipocrisia in persona se negassi che la ragione principale per cui premevo tanto era il potermi vestire da principessa senza trovarmi in mezzo ad una festa di carnevale!
Purtroppo però, non sembrava possibile trovare il modo di baipassare quel fastidiosissimo corso. Mi chiedevo come potesse un prete "istruire" una coppia destinata a sopportarsi fino alla morte! Mi chiedevo cosa c'entrasse la preghiera con la decisione di formare una famiglia, e soprattutto perché nel 2006 c'era ancora l'obbligo di frequenza.
Eppure all'epoca devo dire che il più scettico e contrario era mio marito. Agnostico, miscredente, e con un'antipatia congenita verso la chiesa, il clero, i preti e tutto ciò che facesse parte della religione cattolica. Io, per mia natura incline ai sacrifici, mi dissi che poteva essere divertente e che forse avremmo imparato qualcosa.
Il corso durava un mese, più o meno dieci "sedute". Ricordo che alla prima eravamo un pò spaesati. Non so se perché era stata una dura giornata di lavoro o se per il troppo vino bevuto a tavola, ma ricordo poco interesse nei confronti delle altre coppie e di ciò che spiegava don Andrea. Ricordo che ad un certo punto mi svegliai dal torpore e mi resi conto che la voce non era più quella del prete ma cambiava alternandosi femminile-maschile-femminile-maschile...oddio, era il mio turno! Il nostro turno! Il prete mi chiese di presentarci, e di spiegare per quale ragione ci trovavamo lì. Io risposi che per quanto strano potesse sembrare, credevo ancora nel vero amore e volevo sigillare l'unione fra me e la mia metà. Non feci alcun riferimento a Dio, e credo che il parroco avesse capito che aveva a che fare con due pecorelle smarrite.
Ad un certo punto allungò ad ognuno di noi una specie di tesina, un manuale, un libro di testo, una raccolta di pensieri, preghiere e verità che ancora non conoscevo. Insomma, un testo povero nell'aspetto, scritto su carta riciclata, ma che credetemi, conteneva una fonte inesauribile di soluzioni ai problemi di ogni coppia.
Sfogliammo qualche pagina al volo mentre gli altri recitavano la preghiera a pagina 2, e capii che quel corso tutto sommato poteva davvero rivelarsi utile.
Fu dura non tirare il pacco all'ultimo momento per la seconda seduta, don Andrea fu chiaro ed onesto quando ci informò che bastava la presenza a due corsi per ricevere l'attestato. Ci fece capire che non potevamo andare lì contro la nostra volontà, sembrava sincero quando ci disse che capiva quanto dura dovesse essere uscire di casa con 3 gradi per frequentar un corso che ci vedeva del tutto disinteressati. Fu davanti a tale onestà che decidemmo (decisi) che l’avremmo dovuto seguire. Fu lì che decisi di prendere parte ai dibattiti, di seguire con attenzione le sue parole, le letture che ci proponeva e che sentiva di voler discutere con noi. Io e mio marito mentre tornavamo a casa continuavamo a parlare dell'argomento, esprimendo la nostra opinione, la nostra posizione.
Quel libro ci stava davvero facendo capire quali difficoltà avremmo incontrato lungo il nostro matrimonio. Non proponeva soluzioni facendo riferimento alla Bibbia o al Vangelo, ma dava gli spunti giusti per riflettere, per essere consapevoli del passo che stavamo per compiere.
Non avrei mai pensato di dire un giorno che il corso prematrimoniale è stato un toccasana per la il nostro matrimonio, per la nostra vita di coppia. Davanti ad ogni difficoltà cui si scontra la nostra convivenza e coabitazione, ci tornano in mente quelle parole, quelle riflessioni e riusciamo, insieme, a superarle più facilmente.
Quel parroco, Don Andrea, sembrava si fosse sposato mille volte!
Qualsiasi sia il nostro modo di reagire durante i litigi, durante i periodi neri, durante le insicurezze emotive, era già tutto descritto in quel libro. Gli errori che avremmo commesso e che commetteremo, la difficoltà di capire la differenza fra l'uomo e la donna ed accettare queste differenze per trovare il metodo di comunicazione migliore.
Tutto, Don Andrea aveva previsto tutto. E se è vero che prevenire è meglio che curare, posso dire che se finora nessun litigio con mio marito è mai durato più di un paio d'ore, se sono riuscita a mettere da parte il mio caratteraccio e il mio orgoglio da vera terrona quale sono per fare il primo passo verso la riappacificazione, e se la stessa cosa spesso e volentieri è valsa per mio marito fino al punto in cui basta uno sguardo reciproco e un sorrisino per mettere da parte la rabbia e la frustrazione che troppo spesso riversiamo sull'altro, è grazie al corso prematromoniale.
Chissà, forse perché Don Andrea vive lo stesso amore nei confronti del suo Dio e riesce quindi a applicarne le difficoltà e le soluzioni sulla vita di coppia, sarà che abbiamo avuto un culo pazzesco e fra le mani abbiamo il manuale del matrimonio felice, o semplicemente perché come è ben noto agli studenti, ripassare per un esame leggendo il testo subito prima di andare a letto sembra essere il metodo migliore per ricordare anche dettagli che in altri momenti non avremmo ricordato.
E se quando vostro marito si rifiuterà di leggere la preghierina degli sposi insieme a tutti gli altri partecipanti al corso, voi lo fulminerete e scatterà il litigio furioso in macchina, forse sarà il caso di seguire anche il corso avanzato!

lunedì 14 settembre 2009

Se non ci fosse lei

Pubblicato da Micha Soul alle lunedì, settembre 14, 2009 4 commenti


Con lei ho un rapporto di amore-odio. Ne parlo spesso male, ma allo stesso tempo mi è difficile rimanerne senza. Posso fare a meno di lei in periodi di uscite frequenti, di mille impegni che non mi consentono di aver voglia della sua compagnia, specie durante la stagione estiva, quando le giornate son più lunghe, quando ceniamo all'aperto mentre degustiamo le ultime luci del sole in un tramonto inimitabile....
Vi sono lati di lei che mi attirano e mi fanno sentire priva di cervello, priva di stimoli, priva di una vita reale. Quel suo rubarti il tempo e l'atrofizzare le tue sinapsi. E' capace di essere morfina ed eccitante allo stesso tempo. Di regalarti un'infinità di emozioni, senza viverle davvero.
Riesce a divertirti, ad angosciarti, a speventarti, a farti riflettere, ma tutto ciò avviene in maniera statica. Come in un sogno ad occhi aperti, come fossimo attaccati ad una flebo di immagini che una volta entrate in circolo, ti allontanano dalla tua realtà in un'esperienza extra-corporea.

Eppure troppo spesso i miei pensieri si ribellano alla sua assuefazione e mi convincono che la sua presenza non può che essere nociva. Una seconda me mi guarda mentre sono seduta davanti a questa realtà sciolta in cristalli liquidi e mi mostra un orologio dalle lancette pesanti e sanguinarie. Il tempo che scorre, una vita passata a farmi ipnotizzare.

Così, ci sono giorni in cui penso a come sarebbe la mia vita senza di lei. A quanti sapori riscoprirei cenando con un sottofondo di jazz, alla consapevolezza della mia mandibola mentre mastico e godo di un momento unico e sacro.
A quanti sguardi ci scambieremmo io e la mia dolce metà, a quanti discorsi, dai più seri ai più frivoli, affronteremmo fra un deglutimento e l'altro.
Se lei non ci fosse, impiegheremmo più tempo a consumare il pasto serale, che non a prepararlo.

I benefici di una vita senza televisione sarebbero visibili soprattutto a livello fisico. Non avrebbe infatti senso sprofondare sul divano di casa davanti ad un plasma spento. Potrebbe essere usato per altre ragioni, che richiedano una certa attività fisica ed in men che non si dica verremmo abbandonati da culi piatti, pancette rilassate e palpebre appesantite.

A questo punto della mia riflessione, mi vedo in difficoltà nel cercare le varie alternative ad una serata invernale tipo. L'inverno, non vi nascondo, è caratterizzato da serate pigre ed annoiate, cui routine non lascia spazio a grandi idee entusiasmanti grazie alle quali la serata possa farsi frizzante e divertente. Le uniche alternative che finora hanno rimpiazzato il binomio tv-divano, sono state quelle che mi hanno vista protagonista di prove, registrazioni e tutto ciò che riguarda la mia amata musica. Ma diciamoci la verità, con l’inverno anche questa passione sembra essere intorpidita.
E quindi? Come la mettiamo? Facciamo sì che LEI prenda possesso della mia vita e, insieme a suo cugino PC, annienti le poche ore a mia disposizione dopo il lavoro, rendendomi apatica ed incapace d’intendere e di volere?
Assolutamente no. Quest’anno amici miei, la spunterà la sottoscritta.
La prima regola da seguire sarà quella di “non accendere quella scatola” come prima cosa appena entrati in casa. Piuttosto, se abbiamo bisogno di un sottofondo che animi la stanza(in attesa che ad animarla siano dei pargoletti frignoni), pigiamo il tasto play dello stereo e allettiamo il senso dell’udito con il nostro sound preferito. Diamoci qualche minuto per controlalre la posta sul PC con la promessa di spegnerlo una volta finito l’utilizzo utile, così da evitare le chiacchiere inutili con i vari amici virtuali di messenger.
A quel punto siamo noi, il nostro compagno/la nostra compagna, della buona musica c, e ben 5 ore davanti.

E’ consigliabile fare una qualsiasi attività fisica almeno due volte a settimana, nel mio caso sarà Yoga, e NON in DVD né tramite la console WII, ma proprio con tanto di corso in palestra, istruttrice certificata e tappetino di spugna.

Una volta terminata la nostra attività fisica, torneremo a casa, ci faremo una bella doccia, e nasconderemo il telecomando in un posto scomodo cosicché non avremo né la voglia né la forza di andarlo a recuperare una volta finita la cena. Prepareremo la cena a quattro mani, ci siederemo a tavola e chiacchiereremo, tenendo a lungo il boccone contro il palato per riscoprirne il gusto e masticando senza fretta. Un bicchierino di vino rosso e una candela sul tavolo.

Il rischio a questo punto della serata è quello di addormentarsi sul piatto. Tutto dipende dalla conversazione dominante in questo momento di relax. Parlare di soldi potrebbe aumentare i succhi gastici, parlare di politica, rischierebbe di far prendere il sopravvento al diavolo ctentatore e vi convincerà ad andare a scovare il telecomando per una bella botta di svago. Quando gli argomenti mistici saranno finiti e avrete affrontato il discorso di Dio e degli alieni che ci guardano dentro a questa sfera, studiando i nostri comportamenti (puntualmente guardo in alto e tiro fuori il dito medio), rimarrete con la candela mezza bruciata, i piatti vuoti sul tavolo, le briciole sulla tovagla, le pentole da infilare nella lavastoviglie e il vostro corpo che si rifiuta di animarsi, così come i vostri occhi si rifiutano di mandare al cervello l’impulso giusto per “mettere tutto a posto”.
Eppure, senza TV accesa, sarà meno difficile di quanto si possa pensare. E lo farete più rapidamente perché non vi ritroverete imbambolate con la pentola in mano fisse a guardare la scena di lui e lei che si baciano, con i vostri occhi socchiusi e le vostre labbra stupidamente palpitanti.
In men che crediate, la vostra cucina sarà linda e davanti a voi avrete ancora 2 ore a vostra disposizione.

A questo punto sempre il piccolo diavoletto che abita il vostro lobo temporale destro dirà “un bel DVD di quelli che non guardi da un pó?” "sai che bello rivedere Harry ti presento Sally abbracciata a lui (che tanto si addormenterà dopo venti minuti)?”.
No. Vi siete promessi solo 2 giorni su 7 per questo tipo di svago, e questa sera dovrete trovare qualcos’altro.

Le parole chiave tra cui pescare la vostra scelta sono: sesso, lettura, scrittura, disegno, gioco di società, passeggiata, comunicazione fra voi due, telefonata ad un’amica che non si ha mai tempo di chiamare, sistemazione degli armadi, pulizia del terrazzino, stiratura dei capi che giaciono nel cesto da due mesi e mezzo (ormai da rilavare), ceretta, manicure, pedicure, spinzettamento di sopraciglia ecc ecc…

Bene, queste sono solo attività ricreative che mi vengono in mente sul momento, e mentre le scrivo mi immagino nel farle.

Sesso, bhè, quello diciamoci la verità, senza TV riscopriremmo sì il desiderio inestinguibile per il nostro compagno di vita, uno o più orgasmi a sera ci renderebbe persone migliori, meno incazzate con il mondo, più giovani e in forma. Ma ci vuole davvero tanta fantasia per mettersi lì dopo cena, ancora incriccati dallo yoga e semi-ubriachi dalla luce della candela e dal vino color sangue, ad inventarsi nuove posizioni e nuovi giochini…via, non facciamo i super eroi e ammettiamo che dopo un po’, diventerebbe una bella rottura di palle anche quello.

Lettura, oddio, sono le 22.00 e sono a pezzi, se mi metto a leggere in queste condizioni non arrivo nemmeno al secondo paragrafo. La scrittura necessita ispirazione. E nell’accendere il pc per scrivere (vista aimé la mia incapacità di scrivere a mano senza sentire il dolore da poco allenamento riversarsi sul mio povero sottile polso) sarebbe impossibile non soccombere alla tentazione di cliccare due volte sull’icona raffigurante una E color blu oceano che sembra volerti chiamare e dire “ESPLORAAAMIIII”!!!

Rimangono il disegno (era una battuta, la mia capacità di disegnare è pari a quella di essere coerente con me stessa) e varie attività noiose e mirate esclusivamento all’abbellimento della casa, del mio armadio e della mia persona. Andrebbe bene come attività da fare quando il marito esce, a quel punto tanto vale accendere la TV per avere un po’ di compagnia, ma con il marito in casa, sconsiglio vivamente di optare per queste scelte, inclusa la telefonata all'amica che non sentite da un mese.
Non resta che il gioco di società, che fatto in due a me fa un pó ridere, meglio il sesso a questo punto…quindi rimandiamolo al capitolo “le sere in cui vengono gli amici a casa, ovvero 5 giorni su 365”) .

Ultima scelta, la passeggiata.
Hai appena finito di ordinare la cucina, ti fiondi in camera, ti vesti, ti trucchi il minimo indispensabile, guardi tuo marito e gli consigli di cambiare maglia, prendi borsa, chiavi e via…in macchina. Tu e lui, ancora un’ora e mezza prima dell’ora X che ti vede con la bavetta sul cuscino mentre ronfi di gusto…sai che diventeranno 2, anzi 3 se consideri che dovrai struccarti appena tornata a casa. Meglio non pensare alle conseguenze di sole 6 ore di sonno. Non ci pensare o scendi dalla macchina e in dieci minuti sei già davanti alla TV.

Vi guardate tu e lui, lui al volante ti dice “dove vuoi andare amore”. Tu non ne hai la minima idea. Piove e fa freddo e sogni il pled. Un locale? Mmhmh…da soli? Sembra una scena già vissuta poche ore fa…e almeno non c’era il brusio delle voci di sottofondo che alla lunga ti infastidiscono perché non riesci a capire niente. Tra l’altro non hai voglia di bere. Teatro? Troppo tardi. Nightclub? Troppo presto. Passeggiata sotto i portici mezzi ubriachi a far scherzi alla gente e suonare ai campanelli? Ok, scusate, per un attimo pensavo di essere in un film.
“Amore…io un’idea ce l’avrei…è vicino, possiamo anche mangiare qualche schifezza visto che forse l’insalatina di carote julienne non ti ha saziato…”
“dimmi!”

“e se andassimo al cinema?”

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venerdì 24 aprile 2009

Primi sintomi della mia rinascita

Pubblicato da Micha Soul alle venerdì, aprile 24, 2009 8 commenti

 

Libert%C3%A0

 

Molto probabilmente sto impazzendo.


In pochi mesi sto cambiando il modo di vedere le cose, ciò che mi circonda. Sto cambiando il mio carattere e la mia attitudine alla vita.


Se prima (molto prima) la mia tendenza caratteriale era quella di criticare tutto ciò che era eccessivamente diverso da me, ora mi sto appropriando di una tolleranza sempre più illimitata.
Nei confronti delle persone, delle scelte, e anche dei gusti musicali.
Io vivo di soul ed il mio look fa pensare ad una ventenne degli anni settanta.
Ma oggi conosco gente punk, ragazzi e ragazze bucati da tremila piercing e tatuati in ogni centimetro del corpo, ascoltano musica death-metal o house, sembrano usciti da un film di Dario Argento, ma per me rimangono persone degne di un gran rispetto.

E questo mio cambiamento avvenuto gradualmente con gli anni e con le esperienze, sta facendo di me una donna nuova, sp ecie in ambito sentimentale.

 

Prima di tutto, non sento più quell'impellente bisogno naturale di rompere le palle a mio marito con l'ausilio di critiche e sguardi fulminei a lui rivolti nei confronti della sua guida, delle sue occhiaie, del suo disordine, del suo stare davanti al pc mentre io preparo la cena, sparecchio, faccio la lavatrice, stendo i panni, faccio il letto, passo l'aspirapolvere......

 

Semplicemente ho capito che siamo individui liberi, liberi di fare tutto

ciò che vogliamo. Nel rispetto degli altri, questo sempre e comunque.
E quindi quelle critiche sputate dalla mia bocca e scaturite da un malessere interiore e da un'insoddisfazione personale, non sono scomparse, ma sono diventate cordiali domande, mirate a ricevere il rispetto che, in quanto a essere umano, merito di ottenere.

 

E così, in macchina, mentre lui non bada alla distanza di sicurezza, io non uso quel tono di voce acido e fastidioso per dirgli "stai più lontano dalla macchina davanti!!!", ma semplicemente con tono ironico e pacato gli sussurro "tesoro, mancano 10 chilometri e sono arrivata in ufficio, potresti resistere per pochi minuti lontano dalla macchina che hai davanti? dopo puoi fare quello che vuoi, anche andarle addosso, davvero! solo che IO ho un po' paura....ce la fai?". E lui si lascia incantare dai miei occhioni dolci e in men che non si dica decelera e lascia che lo spazio fra noi e il poverello davanti sia di esattamente 40 metri precisi precisi.

 

E se ha voglia di stare in piedi fino a tardi e fumarsi un pacchetto di sigarette al giorno, perché dovrei criticarlo? finché fuma sul terrazzo e non mi sveglia infilandosi nel letto, che diritto ho io di imporgli orari e di negargli il piacere di sfumacchiare per rilassarsi?


La sua salute? appunto, è la SUA salute. Non sono mica sua madre. Certo, se un giorno dovesse ammalarsi e morire prematuramente, io ne soffrirei tremendamente ma perché pensare al peggio? e poi, meglio un marito longevo e infelice o un marito felice per tutti i giorni della sua vita?

 

E quando lui non stacca i suoi occhi dal pc mentre io sono indaffarata ad occuparmi delle attività domestiche perché guardarlo male, fare l'offesa, metter su il muso e scoppiare dopo venti minuti ricoprendolo di insulti?
Se ho davvero (e sottolineo DAVVERO) bisogno di una mano, gliela chiedo. semplicemente. "Amore, mi aiuti a piegare i panni", "Amorino, mi giri il sugo?" "tesoro, vieni un attimo su che facciamo il letto in due secondi?". E lui magicamente lascia il pc e mi raggiunge, mentre pieghiamo le lenzuola fa il cretinetto con qualche battuta sulla flanella usata in primavera, sulla sua maglia XL diventata una M scarsa e così via.
Ci divertiamo, ridiamo, ci baciamo e spesse volte finisce che invece di fare il letto, facciamo qualcos'altro, ed una volta finito lui riprende il suo laptop e continua a scrivere i suoi testi, a prendere contatti per il suo demo ed io sono felice, perché ho trovato il modo di convivere con l'uomo che amo, senza privarlo della sua libertà da individuo. E la libertà degli altri è la nostra libertà.

 

Molto probabilmente sto impazzendo, ma il mio matrimonio è il mio ossigeno e mi regala uno stato di benessere e di pace interiore mai avuta prima d’ora.

 

Adesso, posso pensare alla fasi successive.

martedì 31 marzo 2009

depilatitu!!!!

Pubblicato da Micha Soul alle martedì, marzo 31, 2009 6 commenti

Perché diciamocelo, prima di andare a convivere noi donne abbiamo pensato milioni di volte che non ci saremmo mai ritrovate in pigiama di pail con i bigodini in testa e la maschera in faccia davanti alla tivvù con di fianco il nostro uomo.

Abbiamo sempre pensato che un minimo di "decoro" ci voglia in ogni occasione, che l'occhio vuole la sua parte anche dopo le 22.00, che se un uomo smette di desiderare la sua donna anche per soli cinque minuti, la coppia rischia la crisi.

E così i primi anni si comprano le vestagline e le sottovesti di seta per stare in casa mentre cresce vertiginosamente la bolletta del gas, i pigiami non sono più pigiami, ma ricicli di vecchi leggins un pò rovinati da abbinare ad una maglietta stretta capace di mettere in evidenza le forme del seno, ed intanto il nostro addome soffre per effetto dell'elastico troppo stretto. D'altra parte codesti leggins li mettevi a diciasette anni!

Scegli le sere in cui lui è fuori con gli amici per dedicarti alla maschera di fango per le impurità del viso, resisti e combatti contro il sonno sul divano perché non puoi andare a letto truccata ma allo stesso tempo non puoi struccarti prima che lui si alzi, spenga la tivvù e decida di salire in camera da letto mezzo assonnato. Tu in quei pochi minuti ti fiondi in bagno e ti strucchi, sali e ti assicuri che la luce sia soffusa affinché lui non veda i tuoi occhi slavati e la tua carnagione pallida e arrossata per effetto della couperose.

Senza considerare che ci sono volte in cui lui non ha sonno e tu nemmeno. Ed è in quei momenti che ti dici "vedi? se ora avessi il mio pigiama con le mucche, col cazzo che m'aspetterebbe sveglio!".

Passano gli anni e la confidenza aumenta, quella confidenza che ti permette di fare la pipì con la porta aperta o addirittura quando lui è ancora in bagno, quella che ti permette di stare intere domeniche senza un filo di terra in viso a vegetare sul divano non più nella tua lingerie sexi nera , ma in vestaglia infiltrita di lana rosa, i capelli legati con una pinza azzurra da parrucchiera e la fascia rosa di cotone a mò di giocatrice di tennis.

Ecco, io mi trovo ancora nella fase di mezzo. Non sono ancora arrivata alla vestaglia di lana che ingrossa ed abbassa, ma sono già alla fase mutandoni della nonna (brutti) durante la fase mestruale.

Eppure lui fortunatamente per me, non nota niente di tutto ciò. Nota se sono vestita sexi, questo sì. Se attraverso il mio abbigliamento domestico riesce ad intravedere la forma del culo o del seno mi fa avances spietate, ma se mi vede girare per casa con la maschera in viso, sembra addirittura non notarlo.

Forse perché preso dalla sua lettura del momento, o dal pc. Fatto sta che questo suo modo di essere, alla lunga mi ha portata ad essere me stessa in tutto, a volte in troppo. Vedi i ruttini (ok, i ruttoni) che scappano dalla mia boccuccia di rosa seguiti dalla solita scusa banale "amore non sto tanto bene, non riesco a digerire!", vedi le volte in cui per pigrizia o per mancanza di tempo, passa almeno un mese dall'ultima ceretta all'inguine.

I peli. I peli sono uno degli inestetismi più temuti e odiati dalle donne. E te credo! Sono brutti da vedere, fastidiosi al tatto e soprattutto dolorosi da eliminare.
Io ho la fortuna di avere nel DNA il gene della peluria bionda e rara, strano su una castana come me, ma a volte la genetica riesce a creare miscugli davvero inaspettati. Inaspettai al punto da aver risparmiato alle mie gambe e alle mie braccia il flagello della peluria, concentrandolo tutto là dove non batte mai il sole.
E se è vero che esistono strisce depilatorie fai-da-te per gambe e braccia, è anche vero che riuscire a farsi la ceretta da sole proprio in quel punto lì richiede la flessibilità di un contorsionista e il coraggio di un fachiro.

E così la mia guerra contro il pelo inguinale dipende irrimediabilmente dall'estetista vicino casa. Quella che ti prende trenta euro a strappo, quella che manderesti a cagare volentieri, se solo non fosse così brava a "farti tornare bambina" e se non ti desse fastidio l'idea di cambiare e di far vedere la tua patata ad altre tremila estetiste.

Ci sono fasi tuttavia, quella fase di mezzo di cui parlavo sopra, in cui tu e i tuoi peli non vi considerate e fate finta di non conoscervi. Passano due, tre, cinque settimane e un giorno così per caso, tuo marito ti dice con aria vaga, mentre state pensando all'armadio a muro da comprare "amore, ma quando vai a farti LA ceretta?".

Ecco, a quel punto capisci che l'incantesimo dell'uomo cieco è svanito e tu DEVI sottoporti alla tortura.

.....perché diciamoci la verità.
La ceretta all'inguine è una tortura vera e propria.

Ad ogni strappo ti viene naturale pensare "brutto bastardo"...strap....
"guarda cosa mi tocca fare"...straaap....
"se solo potessi farti provare che doloooore"...straaap....
"ma tu non hai nemmeno un pelo"...straaap...
"nemmeno la barbaaa"...straap...
"maledettooo...."....s...st...straaap...
"non potevo nascere negli anni sessanta?"... strap....
"invece di questa foresta nera amazzonica nelle mutande, non potevo averla in testa?"...straaap......
"no, no, oddio li sotto no...aaaaaaiutt...." STRAP.

"Ecco fatto, abbiamo finito".

"Porca p.., menomale!! Senti una cosa, ma secondo te, per far provare un dolore simile a mio marito, cosa mi consigli? tenuto conto che non ha peli e dovrei quindi puntare ad altro?"

"bhè, non avrà peli sul corpo ma lì sotto li avrà anche lui no?"..........

(mezz'ora dopo)

"AMOOOORE, ECCOMI TORNATA, SPOGLIATI E INFILATI NEL LETTO CHE HO UNA SORPRESINA PER TE!!!!!!!!".........mmhh...sì, eccomi....ti piace eh.....quanto ti piace? tanto vero? uuhh ma così tanto?? aspetta aspetta.....



STRAP!!!! ( E NON PROVARE A FIATARE)



sabato 28 marzo 2009

Cercasi guidice domestico

Pubblicato da Micha Soul alle sabato, marzo 28, 2009 3 commenti

La convivenza fra uomo e donna è una dura prova che l'essere umano è tenuto a superare.

Porta gioie e dolori, bisogno di compagnia e voglia di evadere.

Eppure non ne posso fare a meno. Litigo e urlo che è finita ma due secondi dopo al solo pensiero mi sento mancare. Il fatto è che per una donna accettare che l'uomo sia così diverso da lei è dura. E' dura per una donna arrendersi all'evidenza, che una relazione perfetta, nella quale le incomprensioni non esistano, nella quale la mente di lei e la mente di lui passeggiano amorevolmente mano nella mano senza mai venirsi a scontrare, è pura fantascienza.

La mente.

La mente della donna che ancora non riesce a concepire i limiti dell'uomo. Vorrebbe poterlo fare, si logora l'anima per arrivare a farlo e a vivere serena questa diversità genetica.

E allora ci vorrebbe un giudice in ogni casa, seduto al tavolo con te e lui, o sul divano di casa ad osservarvi, un giudice che durante ogni litigio possa dare la sua incontestabile e imparziale sentenza. Non volerebbero insulti, non si consumerebbero lacrime (chiaramente le mie), non si arriverebbe a intere giornate rovinate, nella maggior parte dei casi IL SABATO, e a pensieri malvagi e dettati dall'impulsività quali "chi me l'ha fatto fare".

Alla prima critica di una donna verso un uomo, il giudice tramite fermo immagine, spiegherebbe se e perché la critica è fondata o infodata. Se poteva essere detta con altri toni o se i toni in quella determinata situazione non potevano essere diversi.
E a quel punto il marito si renderebbe conto che la donna non è pazza, almeno, non lo era prima di conoscere l'uomo.
E da quella sentenza in poi l'uomo scoprirebbe un lato in più della donna e sarebbe portato a capirla e a riconoscere i propri sbagli, tentando senza vergogna di cambiare.
E la donna si renderebbe conto che l'uomo non lo fa apposta ad essere com'è. Quindi perché criticarlo? La donna non può pretendere che l'uomo sia anche donna e pensi come una donna.
Va accettato e compreso. Da lì in poi la donna cercherà di essere meno rompicoglioni quando si ripresenterà la stessa situazione, che la vede evidentemente dalla parte del torto, riconoscerà i suoi sbagli senza problemi e non avrà alcun problema a cambiare, a migliorare.
Sempre e solo se questa sarà la sentenza del giudice.

Lo scopo non è quello di decidere a chi va la ragione, quasi fosse il punteggio per una manche. Ciò che il giudice domestico sarebbe tenuto a fare è di evitare che cinque ore di discussione fra uomo e donna non riescano a portare l'uno o l'altro a cambiare il proprio punto di vista se di punto di vista obiettivamente SBAGLIATO si tratta.
Perché anche nelle più intelligenti discussioni dai toni pacati, se l'uomo e la donna continuano a rimanere ancorati alla loro idea irremovibile perché estremamente convinti che sia quella giusta, potranno far pace per amore o per sfinimento, per poter uscire di casa e togliersi di dosso il fastidioso peso del litigio, ma una settimana, un mese o addirittura un anno dopo, la stessa situazione verrà a crearsi ed avrà una forza magnetica e distruttiva pari al tempo intercorso fra l'ultimo e il penultim litigio.


Io offro l'alloggio, mio marito il vitto.

Qualche volontario?

giovedì 22 gennaio 2009

In MALATTIA e in povertà

Pubblicato da Micha Soul alle giovedì, gennaio 22, 2009 0 commenti

Premessa:

sono consapevole di essere una donna fortunata. Mio marito si è impegnato a starmi accanto per tutta la vita quando aveva solo 22 anni. Mio marito mi ama a tal punto da preferire una serata a fare gli scemi per il centro di Bologna piuttosto che uscire con gli amici e per fortuna ha degli amici intelligenti che rispettano questo suo cambiamento di vita. Mio marito fa tutto (o quasi) ciò che gli chiedo, SE glielo chiedo. Svuotare la lavatrice e stendere i panni, pulire casa insieme a me una volta a settimana, prepararmi la cena se sono stanca. Ama venire insieme a me in centro per fare shopping, se non altro per sbirciare nel camerino mentre mi svesto e faccio la Jessica Rabbit della situazione davanti allo specchio. E' un amante altruista e non si sottrae alle riunioni parentali fatte di litigi e discussioni varie. Mi ama e non ne ho mai dubitato un solo secondo dall'ormai lontano 25 marzo 2005.


Premessa 2:

In cambio di tutto ciò, io mi sono trasformata nella donna meno rompiballe della terra. Qualsiasi sia la caricatura della donna rombiballe disegnata in film, sketch comici, chiacchiere tra amici e tristi e ormai sorpassati stereotipi, io sono l'esatto opposto. Non sto ad elencare tutto quello che faccio per mio marito, dal chiamarlo la mattina e fargli trovare la colazione pronta, al mettergli in ordine l'armadio, stirargli i vestiti, lavargli le mutande, accontentarlo nelle sue e nostre fantasie, essere sempre desiderabile e piegarmi sempre a chiedergli scusa pur di far pace, di chinque sia la colpa del litigio.

Ma soprattutto, mio marito è una persona libera. Libero di uscire se e quando gli pare, libero di occuparsi dei suoi hobby, libero di saltare le pulizie di casa per continuare un suo brano, libero di rimandare i lavori di casa per mesi e mesi, libero di tornare a casa stanco dal lavoro, approfittare della mia assenza per stravaccarsi sul divano e lasciarmi un casino incommensurabile in salotto. E' libero di veder sua moglie tornare a casa all'una di notte dopo aver provato col gruppo e trovarla con le lacrime agli occhi per un dolore lancinante alla pancia. E' libero di starsene assonnato sul divano in attesa di capire cosa debba fare per poi avvicinarsi a lei, indeciso sul come comportarsi, e chiederle "ti dispiace se vado a dormire"????


Detto ciò, è dura per me non lamentarmi di alcuni suoi comportamenti, pur non facendogli mancare la certezza che io LO AMO e SONO FELICE solo con lui. Mi chiedo se è normale che in qualsiasi modo io cerchi di esprimere la mia opinione riguardo a qualsiasi cosa possa darmi fastidio, lui mi accusa di accusarlo. E' il cane che si morde la coda. Ma d'altra parte non è lecito, ad esempio, chiedersi se il fatto che io stessi male fisicamente e lui se ne fosse tranquillamente andato a dormire possa stare a significare che non sono poi così tanto importante per lui? E' quantomeno lecito chiederselo o devo per forza ritenermi una rompiballe o incontentabile?
OK. Lo ammetto, un pò sono rompiballe. Forse è scritto nei nostri geni....avere bisogno di costanti certezze da parte dei nostri uomini!!

domenica 11 gennaio 2009

Non diventar come me!!

Pubblicato da Micha Soul alle domenica, gennaio 11, 2009 3 commenti

Se dovessi fare uno studio sulla vita di coppia, sulla convivenza, su quanto le due persone cambino negli anni e le dinamiche di questo cambiamento, ne verrebbe fuori un'enciclopedia infinita.

Un elemento che ho notato in questi ultimi tempi è l'influenza che l'uno ha sull'altra persona, sia questa influenza negativa o positiva. E aimé nella nostra coppia chi ne ha tratto più benefici sono io. A suo discapito.



Andiamo per ordine.

L'ho conosciuto che era convinto di essere felice. Felice nella sua tristezza interiore, nei suoi brutti vizi, nella sua vita anarchica e ribelle, nelle sue notti passate per le strade di Bologna con il lettore CD portatile nel tascone del piumone da uomo Michelin e le cuffie nelle orecchie. Si svegliava al mattino e ancora mezzo addormentato prendeva ciò che gli capitava sottomano dall'armadio, poteva essere una felpa di una tuta e un pantalone di velluto che riusciva ad abbinare senza problemi, senza paura di guardarsi allo specchio e dire "sono vestito male".
Si faceva una doccia in fretta e furia e non si pettinava. Il risultato era che quando si toglieva il casco i suoi riccioli lunghi avevano creato un cesto paglioso in testa con tanto di zone cutanee prive di capelli per via delle ritrose, ovvero di quell'effeto del movimento naturale del capello mosso quando non veniva contrastato con l'aiuto di un pettine. Ogni mattina si recava al lavoro, un lavoro da tecnico in un'azienda colossale, lui, un piccolo numero davanti ad un pc a lavorare con schemi elettrici e programmi informatici. Tutto ciò che vi è di più anti-artistico. Eppure, con quel poco di THC in corpo che gli permettesse di prendere tutto con leggerezza, si impegnava ad amare quel lavoro e ad amarlo affinché quelle otto ore passassero nel modo più indolore e veloce possibile. Una volta uscito dal lavoro, incontrava gli amici, parlava di musica, saliva su un palco e si creava il suo piccolo mondo parallelo fatto di piccoli seguaci del suo regno fatto di rime, di testi scritti col catrame della strada su una cartina Rizla.

Stava fuori fino alle 23.00, a volte veniva a trovare me e mio fratello verso le 21.00, ci faceva ascoltare la sua nuova creazione, scambiavamo opinioni riguardo a qualsiasi argomento, e alle undici scappava perché suo padre non aveva piacere che rimanesse fuori fino a tardi durante la settimana. Al lavoro si arriva puntuali.

Poi, nella sua vita sono entrata io.

Il livello di THC nel sangue è diminuito poco a poco fino a diventare quasi impercettibile. Dopo una settimana di baci e sesso, di "dormo io da te o dormi tu da me", lui è venuto a vivere con me e mio fratello, in 60 mq. La mattina mentre lui dormiva, io preparavo la colazione fatta di spremuta d'arancia, di fette biscottate e marmellata di mia nonna, di caffé latte e brioches. Lui, che non aveva mai fatto colazione in vita sua se non con una tazza di latte semifreddo scaldato al microonde, divorava tutto con la felicità di un bambino che si trova i regali sotto l'albero di natale da scartare il 25 dicembre. Mentre si infilava una delle sue felpe enormi e orribili, spesso al contrario con l'etichetta ben in vista dietro la sua nuca, io mi infilavo il tailleur, mi truccavo e raccoglievo i miei lunghi capelli biondi in uno chignon. Le volte in cui io mi innervosivo perché non trovavo qualcosa ed eravamo in ritardo, lui tirava fuori l'ennesima battuta brillante ed io ridevo dimenticandomi del ritardo e scoprendo il fantastico mondo dell'allegria alle 8 di mattina.
Nella sua punto grigia, in mezzo al traffico della tangenziale di Bologna, una donna di 27 anni, con foulard al collo e lucidalabbra perlato, rideva e cantava a squarciagola insieme al suo ragazzo di 22 anni, cuffia di lana in testa, occhiaie nere che facevano risaltare ancor più gli occhi grandi e pieni di quella luce che da troppo tempo era rimasta spenta e sigaretta di tabacco in bocca.
Eravamo felici. Spensierati. Sulla nostra nuvoletta rosa, in mezzo al grigio e ad una vita che non ci soddisfaceva minimamente.

Poi ci siamo sposati.

Abbiamo comprato una casa, abbiamo concretizzato i nostri sogni musicali, abbiamo iniziato a girare per l'Italia insieme agli altri ragazzi del gruppo, abbiamo ingrandito la nostra nuvoletta fino a farla diventare una vera e propria isoletta felice. Un garage trasformato in studio di registrazione, livelli di THC per lui sempre più bassi e per me un pò più alti (fino a quest'anno in cui mi sono promessa di mantenerli a ZERO). Ma crescendo si perde quel poco di spensieratezza. Crescendo, ci si perde in domande e pensieri troppo pessimistici. Crescendo, diminuisce il tempo per i sogni e si è schiacciati dalla realtà del lavoro. Del solito lavoro che non ci soddisfa. E cambiare lavoro è un'utopia. Pensare di abbandonare un lavoro sicuro ma deprimente per un punto di domanda inconcretizzabile è una vera e propria follia, ai tempi d'oggi.

La prima a lamentarmi del lavoro sono stata io. La prima ad avanzare la proposta di partire dall'Italia sono stata io, la prima a lamentarmi dei pochi vestiti nel mio armadio sono stata io, la prima a portare alla luce la parola "realtà" sono stata io. Questo succedeva all'inizio del nostro matrimonio, e solo grazie a lui ho imparato a smettere di lamentarmi, ho imparato ad accontentarmi, a godere e gioire delle cose che hanno importanza. Ho imparato a godermi la mia casa anche se ci sono i panni da stirare che mi aspettano ma chissenefrega!! Ecco, ho imparato il sognificato della parola "relax", carpe diem! goditi le ore che ti rimangono dopo il lavoro per fare quello che vuoi fare. Crea una nuova band soul, iscriviti a yoga, leggiti un libro accompagnata da un bicchiere di buon vino rosso, apri un blog e scrivi, scrivi e scrivi, e fregatene se è domenica e dovresti fare le pulizie della domenica. Tanto lo sai anche tu che la casa è pulita perché nessuno entra con le scarpe, cuciniamo poco e siamo spesso fuori. Smettila di pensare che hai bisogno di mettere tutto in ordine, è dentro di te che devi ordinare i pensieri. Il caos, la confusione che pensi di vedere intorno a te (e che in realtà non esiste) è il risultato di una confusione mentale di cui devi prendere atto e da cui devi liberarti.

Ecco, ho imparato a vivere. Ho imparato a non scattare in preda ad una crisi di nervi se non trovo le chiavi nella borsa o in casa prima di uscire la mattina. Ho imparato a mantenere la calma in ogni situazione, ho imparato che a nulla serve inveire contro me stessa se ho combinato uno dei miei guai!. Ormai la cazzata è fatta no? Cerchiamo piuttosto una soluzione, perché a tutto c'è soluzione tranne che ad un cuore che non batte più.

Oggi, a quasi 31 anni (fra pochi giorni) mi sento più saggia, mi sento in pace con me stessa e con il mondo, riesco ad uscire senza trucco, a guardare le persone negli occhi, a non spendere il mio stipendio in vestiti firmati ma a mettere da parte i soldi per farci un viaggio ed accrescere la nostra conoscenza del mondo. Ho imparato ad essere me stessa in quello che faccio, in quello che scrivo, nel modo di cantare, di parlare, di vestire. Di non copiare nessun modello ma solo di ispirarmici personalizzandolo.
Ho imparato a farmi amare un lavoro che sebbene non corrisponda a quello che avrei voluto fare nei miei sogni da bambina, mi dà modo di renderlo speciale, mettendoci del mio, impegnandomici e rendendomi fiera del mio piccolo contributo all'aumento del pil.

Sono una creativa e ho smesso di lamentarmi di non avere né tempo né modo di creare. Ho imparato a creare in qualsiasi ambito della mia vita. A vivere creando.

Ma. C'è un MA!!!

Lui. Lui mi ha resa quella che sono. Solo lui. Ma secondo voi prima di riuscirci cosa avrà mai dovuto sopportare?? Se ci penso mi viene da tirarmi dei cazzotti in bocca. Perché lui ora sì, è una persona felice. Molto felice. Ma......

Si lamenta del suo lavoro, si lamenta di aver pochi vestiti, si guarda tremila volte allo specchio dopo aver fatto i pesi in camera, vorrebbe lasciar l'Italia, si innervosice se non trova le chiavi e si deprime per il poco tempo che ha a disposizione per creare.

Ho paura che tra 10 anni arriverà a lamentarsi della polvere sui mobili e a voler spendere il suo stipendio in vestiti firmati.


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Immagine usata per il post:

"COPPIA"
acrilico su tavola
opera dell'artista
MARTA MANGIABENE
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domenica 21 dicembre 2008

L'uomo e le macchine....

Pubblicato da Micha Soul alle domenica, dicembre 21, 2008 4 commenti


Tre anni fa, mio marito entrava in casa mia e di mio fratello con una valigia e un sacco a mano.


Ad aspettarlo,un decalogo per una buona convivenza a tre, stilato da me e mio fratello che non so quale divinità induista gli sia apparsa in sogno per convincerlo che era la cosa giusta da fare. La convivenza a tre intendo, non il decalogo.

Non è un segreto ormai che mio fratello non prese affatto bene la mia relazione nascosta con uno dei suoi più cari amici. Non mi rivolse parola per quasi un mese e non fu facile fargli capire che non era la solita avventura, la solita storia di sesso, l'ennesimo colpo di testa di una sorella sentimentalmente squilibrata. Infatti, non fui io a convincerlo ma mio padre che con poche parole riuscì a farci riappacificare: "figlio mio, fallo per tuo padre, forse questa volta tua sorella ha messo la testa a posto".


Mio fratello chiaramente temeva di perdere un amico. Ma superata questa paura doveva superarne un'altra: l'intrusione di un altro essere di sesso maschile nella sua vita ,24 ore su 24. La convivenza a tre.


Bhè, c'è da dire che sia io che mio fratello abbiamo alcune manie da veri psicopatici, ed è soprattutto vero che colui che diventò ben presto mio marito aveva creato il suo habitat ideale in mezzo a mutande aggomitolate e abbracciate a palline di polvere, finestre chiuse e sigillate...questo perché sua madre oramai si era resa all'evidenza di avere in casa un animale più che un uomo.


Con noi le cose dovettero cambiare.


Grazie al decalogo in questione mio marito in pochi mesi divenne un ottimo collaboratore domestico. Le pulizie venivano fatte in tre, separando le zone della reggia delimitata in 50 mq.

A lui lasciavamo per ovvie ragioni solo la sala (10 mq), il suo compito era quello di spolverare perfettamente ogni minimo angolo e qualsiasi oggetto contenuto fra quelle 4 mura. A spolverare era diventato bravissimo, aveva addirittura imparato che esistono angoli della casa che non si vedono ma ci sono e che vanno scovati e privati della polvere che tanto amano e attirano.

Purtroppo però, ad un certo punto della nostra convivenza, da donna un pò capricciosa e incontentabile quale sono, mi è venuta la fantastica idea di esprimergli il mio disappunto per la sua mancanza di iniziativa nei confronti del resto delle attività necessarie nell'ambito casalingo.

Per la prima volta pronunciai davanti a lui la parola LAVATRICE.

Gli spiegai con fare dolce e delicato che quel cubo bianco munito di oblò non era solo un soprammobile moderno su cui appoggiare bagno schiuma, asciugamani, cruciverba nonché il sederino della sottoscritta durante una delle nostre effusioni amorose, ma serviva soprattutto a fargli trovare i suoi indumenti puliti nell'armadio. In tono sempre dolce ma tremante di nervosismo lo informai che gli indumenti non finivano nella lavatrice per voleve divino o per telecinesi o ancor peggio perché muniti di vita propria. Con serietà e secchezza nella voce gli dissi che una volta finito il lavaggio e la centrifuga -che non è un sistema di vibrazione creato dall'inventore dei sex toys!!- i panni puliti ma sempre bagnati e depositati sulle pareti interne dell'oblò, devono essere stesi su appositi stendini perché nell'arco di un paio di giorni possano essere piegati e pronti ad un nuovo uso.


Quella nostra conversazione dev'essergli rimasta impressa perché dopo una settimana, una sera che tornai dal lavoro qualche ora dopo di lui, LUI mi aspettava davanti alla porta della nostra camera con un sorriso a 32 denti e gli occhi che brillavano dalla felicità. leggevo in quella contentezza la certezza di impressionarmi e di ricevere "qualcosa" in cambio.

Entrai nella camera incuriosita, vidi lo stendino ed alcuni panni stesi con quel tocco di ingenuità maschile. Rimasi un istante a pensare come diamine avesse potuto stendere quei panni se né io né mio fratello avevamo messo in moto la lavatrice quella mattina, in attesa di aggiungerne altri la sera stessa e avviarla. Nooo!! era davvero riuscito da solo a scegliere il programma per i capi da lavare? aveva davvero trovato il detersivo ed era ralmente riuscito a chiudere ed aprire quell'oblò che solo una mano femminile riesce a dominare?? davvero??? stavo sognando????ma.......ma.....amore......com'è...com'è possibile? com'è possibile che i panni......che i panni sono già asciutti?????????????


In un istante mi crollò addosso un muro di pietre taglienti che troncarono ogni mio briciolo di speranza quando lui con tono interrogativo e confuso mi rispose:


"ma...erano nella lavatrice, io li ho solo stesi".




(amo davvero tanto mio marito e in sua difesa dico che è un artista, sì, è l'unica scusante che ho...poi dai, aveva 22 anni...!!! e non è mai colpa solo dei figli...ehm...)


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