martedì 31 marzo 2009

depilatitu!!!!

Pubblicato da Micha Soul a martedì, marzo 31, 2009 6 commenti

Perché diciamocelo, prima di andare a convivere noi donne abbiamo pensato milioni di volte che non ci saremmo mai ritrovate in pigiama di pail con i bigodini in testa e la maschera in faccia davanti alla tivvù con di fianco il nostro uomo.

Abbiamo sempre pensato che un minimo di "decoro" ci voglia in ogni occasione, che l'occhio vuole la sua parte anche dopo le 22.00, che se un uomo smette di desiderare la sua donna anche per soli cinque minuti, la coppia rischia la crisi.

E così i primi anni si comprano le vestagline e le sottovesti di seta per stare in casa mentre cresce vertiginosamente la bolletta del gas, i pigiami non sono più pigiami, ma ricicli di vecchi leggins un pò rovinati da abbinare ad una maglietta stretta capace di mettere in evidenza le forme del seno, ed intanto il nostro addome soffre per effetto dell'elastico troppo stretto. D'altra parte codesti leggins li mettevi a diciasette anni!

Scegli le sere in cui lui è fuori con gli amici per dedicarti alla maschera di fango per le impurità del viso, resisti e combatti contro il sonno sul divano perché non puoi andare a letto truccata ma allo stesso tempo non puoi struccarti prima che lui si alzi, spenga la tivvù e decida di salire in camera da letto mezzo assonnato. Tu in quei pochi minuti ti fiondi in bagno e ti strucchi, sali e ti assicuri che la luce sia soffusa affinché lui non veda i tuoi occhi slavati e la tua carnagione pallida e arrossata per effetto della couperose.

Senza considerare che ci sono volte in cui lui non ha sonno e tu nemmeno. Ed è in quei momenti che ti dici "vedi? se ora avessi il mio pigiama con le mucche, col cazzo che m'aspetterebbe sveglio!".

Passano gli anni e la confidenza aumenta, quella confidenza che ti permette di fare la pipì con la porta aperta o addirittura quando lui è ancora in bagno, quella che ti permette di stare intere domeniche senza un filo di terra in viso a vegetare sul divano non più nella tua lingerie sexi nera , ma in vestaglia infiltrita di lana rosa, i capelli legati con una pinza azzurra da parrucchiera e la fascia rosa di cotone a mò di giocatrice di tennis.

Ecco, io mi trovo ancora nella fase di mezzo. Non sono ancora arrivata alla vestaglia di lana che ingrossa ed abbassa, ma sono già alla fase mutandoni della nonna (brutti) durante la fase mestruale.

Eppure lui fortunatamente per me, non nota niente di tutto ciò. Nota se sono vestita sexi, questo sì. Se attraverso il mio abbigliamento domestico riesce ad intravedere la forma del culo o del seno mi fa avances spietate, ma se mi vede girare per casa con la maschera in viso, sembra addirittura non notarlo.

Forse perché preso dalla sua lettura del momento, o dal pc. Fatto sta che questo suo modo di essere, alla lunga mi ha portata ad essere me stessa in tutto, a volte in troppo. Vedi i ruttini (ok, i ruttoni) che scappano dalla mia boccuccia di rosa seguiti dalla solita scusa banale "amore non sto tanto bene, non riesco a digerire!", vedi le volte in cui per pigrizia o per mancanza di tempo, passa almeno un mese dall'ultima ceretta all'inguine.

I peli. I peli sono uno degli inestetismi più temuti e odiati dalle donne. E te credo! Sono brutti da vedere, fastidiosi al tatto e soprattutto dolorosi da eliminare.
Io ho la fortuna di avere nel DNA il gene della peluria bionda e rara, strano su una castana come me, ma a volte la genetica riesce a creare miscugli davvero inaspettati. Inaspettai al punto da aver risparmiato alle mie gambe e alle mie braccia il flagello della peluria, concentrandolo tutto là dove non batte mai il sole.
E se è vero che esistono strisce depilatorie fai-da-te per gambe e braccia, è anche vero che riuscire a farsi la ceretta da sole proprio in quel punto lì richiede la flessibilità di un contorsionista e il coraggio di un fachiro.

E così la mia guerra contro il pelo inguinale dipende irrimediabilmente dall'estetista vicino casa. Quella che ti prende trenta euro a strappo, quella che manderesti a cagare volentieri, se solo non fosse così brava a "farti tornare bambina" e se non ti desse fastidio l'idea di cambiare e di far vedere la tua patata ad altre tremila estetiste.

Ci sono fasi tuttavia, quella fase di mezzo di cui parlavo sopra, in cui tu e i tuoi peli non vi considerate e fate finta di non conoscervi. Passano due, tre, cinque settimane e un giorno così per caso, tuo marito ti dice con aria vaga, mentre state pensando all'armadio a muro da comprare "amore, ma quando vai a farti LA ceretta?".

Ecco, a quel punto capisci che l'incantesimo dell'uomo cieco è svanito e tu DEVI sottoporti alla tortura.

.....perché diciamoci la verità.
La ceretta all'inguine è una tortura vera e propria.

Ad ogni strappo ti viene naturale pensare "brutto bastardo"...strap....
"guarda cosa mi tocca fare"...straaap....
"se solo potessi farti provare che doloooore"...straaap....
"ma tu non hai nemmeno un pelo"...straaap...
"nemmeno la barbaaa"...straap...
"maledettooo...."....s...st...straaap...
"non potevo nascere negli anni sessanta?"... strap....
"invece di questa foresta nera amazzonica nelle mutande, non potevo averla in testa?"...straaap......
"no, no, oddio li sotto no...aaaaaaiutt...." STRAP.

"Ecco fatto, abbiamo finito".

"Porca p.., menomale!! Senti una cosa, ma secondo te, per far provare un dolore simile a mio marito, cosa mi consigli? tenuto conto che non ha peli e dovrei quindi puntare ad altro?"

"bhè, non avrà peli sul corpo ma lì sotto li avrà anche lui no?"..........

(mezz'ora dopo)

"AMOOOORE, ECCOMI TORNATA, SPOGLIATI E INFILATI NEL LETTO CHE HO UNA SORPRESINA PER TE!!!!!!!!".........mmhh...sì, eccomi....ti piace eh.....quanto ti piace? tanto vero? uuhh ma così tanto?? aspetta aspetta.....



STRAP!!!! ( E NON PROVARE A FIATARE)



lunedì 30 marzo 2009

AVVISO AI LETTORI !!!!!!!

Pubblicato da Micha Soul a lunedì, marzo 30, 2009 3 commenti
Mi scuso con i lettori che sono passati oggi "da me". Vi informo che per sbaglio ho pubblicato una bozza.
Non vi nascondo che mentre scrivo i miei post, faccio altre cose riguardanti il mio lavoro e che vivo con la costante paura che il boss mi becchi.
Oggi dev'essere andata proprio così, devo aver scritto di getto la prima bozza, tanto per buttar giù le idee, senza correggere errori di battitura, senza badare alla forma, alla sintassi, alla punteggiatura. E sicuramente nel chiudere tutto al primo rumore di una porta che si apriva, devo aver premuto "pubblica post" invece del tasto "salva adesso".
Non che io di solito dedichi più di tanto a queste operazioni correttive, ma l'aver pubblicato per sbaglio la bozza sta a significare che oggi è stata davvero una giornata particolarmente movimentata.
Ecco, volevo semplicemete avvertirvi che la versione corretta è pubblicata qui sotto. Tout court.
Grazie e scusatemi per gli orrori che vi sarete ritrovati a leggere....

Voglia di primaVERA!

Pubblicato da Micha Soul a lunedì, marzo 30, 2009 0 commenti

La mia nuova fissa è il giardinaggio. Oddio non disponendo di un giardino, direi piuttosto la voglia di riempire la mia mini casa e il mio terrazzo di fiori e piante.
Il primo approccio con questa passione l'ho avuto due anni fa, quando una zia di mio marito, venuta da lontano, ci regalò due piantine minuscole in una composizione molto bella.
Queste due piantine, a forza di cure e sicuramente anche grazie al mio continuo canticchiare o addirittura ai miei frequenti monologhi mentre faccio qualsiasi cosa (o quasi), sono riuscite a superare le stagioni successive e a crescere al punto da obbligarmi a traslocarli in altri vasi.
Il solo fatto di occuparmi di questa operazione delicatissima e di esservi riuscita senza provocare danni né a loro né a me stessa, ha aumentato il mio interesse verso le mie care amiche verdi.
Dopo due anni di balconi vuoti, abbiamo finalmente deciso di abbellirli e di fare in modo che quando la stagione calda vedrà tutti i condimini vivere la maggior parte del loro tempo sui terrazzoni, noi potremo godere dei profumi e dei colori dei nostri gerani e delle nostre agate, comprati pochi giorni fa presso una serra molto ben fornita.
Al contempo, durante uno dei nostri consueti pranzi al sushibar di piazza Maggiore, ci sono stati regalati due semini di Bonsai della familia Prugnus (alberi da fiori) e più precisamente Ciliegi.
Fin qui direi che le premesse per un bel "full-immersion" floreale ci sono tutte, eppure non vi nascondo la mia ansia di non essere all'altezza.
Sarà perché mentre travasavo le piantine di gerani nel vaso da balcone, ho sporcato venti metri di terrazzo e ho fatto cadere il porta vaso proprio mentre vi stavo appoggiando la composizione, causando oltre al macello un vero e proprio fioricidio? sarà perché ho piantato il semino di bonsai nella terra comprata per i fiori ed aver scoperto in seguito che per il bonsai è necessario creare un composto di terra e sabbia che poco ha a che fare con la terra concimata che ho usato??!. Sarà perché a mano a mano che mi documento su internet per avere le basi elementari indispensabili al fine di iniziare questa mia nuova avventura mi si sto finalmente rendendo conto del perché quelle due piantine ormai travasate un anno fa non sono cresciute di mezzo centimetro e anzi, sembrano imbalsamate?
Forse sarà perché quando prendo in mano il libro base per il giardinaggio faccio fatica a capire più della metà dei termini che leggo?
Saranno anche i nomi greco-latini delle piante...che a me ricordano i bruttissimi anni di scuola e mi provocano fortissime emicranie??
O forse, considerando che mi posso ritenere una persona capace di apprendere velocemente la maggior parte delle attività che suscitano in me interesse, forse la mia insicurezza è causata piuttosto dalla mia fortissima convinzione che gli Dei non vogliano lasciarmi realizzare questo sogno tanto agognato e atteso…......................

...........…vi pare possibile che sia stata costretta a stipare i miei poveri fiori sotto il tavolo del terrazzo causa diluvio universale della durata di tre giorni?? L’ultimo week-end di marzo??? Proprio il week-end in cui, finalmente, dopo due anni di convivenza, io e mio marito ci saremmo occupati di "far fiorire" i nostri terrazzi?

E soprattutto se solo avessimo potuto concentrarci sui fiori non avremmo avuto il tempo di litigare!!

Se non è sfiga questa.....

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sabato 28 marzo 2009

Cercasi guidice domestico

Pubblicato da Micha Soul a sabato, marzo 28, 2009 3 commenti

La convivenza fra uomo e donna è una dura prova che l'essere umano è tenuto a superare.

Porta gioie e dolori, bisogno di compagnia e voglia di evadere.

Eppure non ne posso fare a meno. Litigo e urlo che è finita ma due secondi dopo al solo pensiero mi sento mancare. Il fatto è che per una donna accettare che l'uomo sia così diverso da lei è dura. E' dura per una donna arrendersi all'evidenza, che una relazione perfetta, nella quale le incomprensioni non esistano, nella quale la mente di lei e la mente di lui passeggiano amorevolmente mano nella mano senza mai venirsi a scontrare, è pura fantascienza.

La mente.

La mente della donna che ancora non riesce a concepire i limiti dell'uomo. Vorrebbe poterlo fare, si logora l'anima per arrivare a farlo e a vivere serena questa diversità genetica.

E allora ci vorrebbe un giudice in ogni casa, seduto al tavolo con te e lui, o sul divano di casa ad osservarvi, un giudice che durante ogni litigio possa dare la sua incontestabile e imparziale sentenza. Non volerebbero insulti, non si consumerebbero lacrime (chiaramente le mie), non si arriverebbe a intere giornate rovinate, nella maggior parte dei casi IL SABATO, e a pensieri malvagi e dettati dall'impulsività quali "chi me l'ha fatto fare".

Alla prima critica di una donna verso un uomo, il giudice tramite fermo immagine, spiegherebbe se e perché la critica è fondata o infodata. Se poteva essere detta con altri toni o se i toni in quella determinata situazione non potevano essere diversi.
E a quel punto il marito si renderebbe conto che la donna non è pazza, almeno, non lo era prima di conoscere l'uomo.
E da quella sentenza in poi l'uomo scoprirebbe un lato in più della donna e sarebbe portato a capirla e a riconoscere i propri sbagli, tentando senza vergogna di cambiare.
E la donna si renderebbe conto che l'uomo non lo fa apposta ad essere com'è. Quindi perché criticarlo? La donna non può pretendere che l'uomo sia anche donna e pensi come una donna.
Va accettato e compreso. Da lì in poi la donna cercherà di essere meno rompicoglioni quando si ripresenterà la stessa situazione, che la vede evidentemente dalla parte del torto, riconoscerà i suoi sbagli senza problemi e non avrà alcun problema a cambiare, a migliorare.
Sempre e solo se questa sarà la sentenza del giudice.

Lo scopo non è quello di decidere a chi va la ragione, quasi fosse il punteggio per una manche. Ciò che il giudice domestico sarebbe tenuto a fare è di evitare che cinque ore di discussione fra uomo e donna non riescano a portare l'uno o l'altro a cambiare il proprio punto di vista se di punto di vista obiettivamente SBAGLIATO si tratta.
Perché anche nelle più intelligenti discussioni dai toni pacati, se l'uomo e la donna continuano a rimanere ancorati alla loro idea irremovibile perché estremamente convinti che sia quella giusta, potranno far pace per amore o per sfinimento, per poter uscire di casa e togliersi di dosso il fastidioso peso del litigio, ma una settimana, un mese o addirittura un anno dopo, la stessa situazione verrà a crearsi ed avrà una forza magnetica e distruttiva pari al tempo intercorso fra l'ultimo e il penultim litigio.


Io offro l'alloggio, mio marito il vitto.

Qualche volontario?

giovedì 26 marzo 2009

Pazza idea

Pubblicato da Micha Soul a giovedì, marzo 26, 2009 0 commenti

- No! non posso farlo e non mi va di farlo!

- ma perché?? è una cosa nostra, divertente, una volta ti piaceva!

- si una volta mi piaceva finché rimaneva fra me e te ma quello che mi chiedi tu è ben diverso.

- sei sempre il solito...scommetto che non lo vuoi fare è per via della musica, della tua "immagine"......poi voglio dire.... ma chi ti conosce?

- allora, prima di tutto la musica c'entra ma fino ad un certo punto. Sto per far uscire un album, è serio, le tematiche già le conosci...ti pare che possa espormi in questo modo? uno sputtanamento a tutti gli effetti!

- ma quale sputtanamento? devi semplicemente essere te stesso, mica ti sto chiedendo di fare le moine, di fare il marito tutto coccole e baci e picci picci...

- e cosa? picci picci? ahahah che scema che sei...posso anche fare il solito arrapato che c'ha sempre voglia? ecco, invece dei video che raccontano la nostra vita di coppia, perché non facciamo un pò di video porno e finalmente tutti quei soldi spesi in vestitini hard potrebbero servire a qualcosa...

- il solito maschilista. ci vedo anche una vena di sarcasmo tendente alla critica....io te l'avevo detto che preferivo le scarpe da zozzona col tacco 20 piuttosto che il vestitino da infermiera sfigata. Poi guarda, la scenetta dell'infermiera dopo la terza volta che la ripeti non ha più lo stesso effetto...almeno per me...tu sei uomo e potrei anche sussurrarti "hai del cerume nell'orecchio" con tono sensuale ed eccitato che non capiresti più niente comunque....

- ti prego, cambiamo argomento, sono le 8.00 di mattina e stiamo andando a lavoro...lavoro con degli uomini che ogni giorno mi mandano foto ti donnine nude...ti prego non peggiorare la situazione...

- vedi? già questa era una bella scenetta e tu non hai dovuto far niente di così ridicolo, devi semplicemente giocare il ruolo di te stesso nella nostra coppia...

- NO. Lo sai come sono fatto, a me non va di mettere alla portata di chiunque la nostra vita da marito e moglie. E' una cosa personale. Finché scrivi è un conto, in un certo senso lasci che gli altri immaginino e diano sfumature diverse a seconda di come interpretano le tue parole, ma i video...noi due davanti ad una telecamera e davanti a 2, 3, 20, 100, 1000 persone...

- Ma quali mille!!! ma non ci passa nessuno sul blog...sono poche le persone che li vedrebbero...

- Ecco, quindi non capisco il senso di tutto ciò! se è davvero per te che lo vuoi fare, creati una cartella sul pc e quando ci verrà spontaneo riprenderci durante i viaggi, le volte in cui facciamo gli scemi eccettera eccetera, metti tutti i video lì dentro e te li guardi quando vuoi...

- ma che mi prendi per una psicopatica? tu pensi che io abbia dei problemi vero?

- No no figurati!!!...ehehe...sai cos'è amore? a volte ti fissi su cose di cui nemmeno tu sei tanto convinta...insomma, parli male dei reality e poi il giorno dopo vorresti mettere noi due su internet perché tutti possano vederci. E' una contraddizione e sei poco coerente con le tue idee.

- Forse hai ragione. In realtà non so perché mi piace che la gente ci guardi. Sarà il mio ego, ma più che l'ego direi che è la noia. Sento sempre il bisogno di fare qualcosa, ho aperto il blog per scriverci poi dopo un pò ho esaurito le idee, ho proato a fare una rubrica di musica ma bho, non è che la trovi un'idea geniale. Ecco, in realtà sto cercando l'ideona. Ho voglia di creare qualcosa di davvero unico ma non l'ho ancora trovato. Il mondo dei blog è davvero vastissimo, ce ne sono tanti e tanti (troppi) sono quelli originali ed interessanti. Il mio primo approccio lo ebbi con Spad, quanto adoravo leggere i suoi racconti, quante risate mi facevo quando arrivavo alla fine e pensavo "questo è un genio". Ammetto di aver iniziato a creare il mio con l'intento di imitarlo, ma non è il mio genere di scrittura, il suo genio è unico ed inimitabile.
A volte mi piacerebbe avere un blog come quello di Amore Immaginato, ma la sua scrittura è di un altro livello. Non riuscirei mai a scrivere così. Per alcuni termini ho addirittura bisogno del dizionario. E' un genio indiscutibile, ma davvero! senza contare la sua capacità di essere sintetica nei suoi deliri senza mai omettere alcunché...figurati! Io sono logorroica anche quandio parlo da sola sulla tazza del water....!!
E quanto mi piacerebbe avere un blog come quello di My, ogni volta che leggo i suoi aneddoti da mamma mi piego dalle risate, mi ritrovo molto nella sua comicità, nella sua ironia e capacità di sdrammatizzare. Senza dubbio ha più fantasia di me nello scrivere, riesce a trovare quegli elementi di genio che la rendano unica. L'ideona insomma. Chissà forse quando avremo un figlio dedicherò un blog alla nostra nuova ed esilarante esperienza!! Si vabbhé ma chi lo troverà il tempo? sappiamo già che sarà un ipercinetico!!
E quanti altri ce ne sono che reputo unici, Lara, Tarkan, Pupottina, Lindalov.....e tutti quelli che che seguo...tutti unici e geniali nel loro genere. E' per questo che sono alla costante ricerca della MIA idea geniale. Ma non ne ho.

- Ho capito, ma ti posso fare una domanda?

- dimmi

- perché invece del blog non ti occupi del tuo LP che sono due anni che vuoi farlo uscire?

- perché richiede più tempo, il tempo che non ho. Scrivere lo posso fare ovunque e in qualsiasi momento anche mentre lavoro. E poi sono due cose diverse. Anche se forse ho trovato il titolo dell'LP sai?? cazzo non c'ho pensato prima ma lo potrei davvero chiamare "Love Plugs"!! dai! e potrei ripercorrere le varie tematiche affrontate qui dentro in questi 6 mesi! a qualcosa è servito allora...oh adesso sì che ho sparato il mio colpo di genio...è il mio primo passo verso l'uscita del disco...sto facendo progressi no trovi? Ok smetto. Giuro che quando arriva il caldo mi ci metto sul serio ed entro ottobre avrò finito di registrarlo.

- oohh ora mi piaci!! niente più video allora?

- mmm, non so....forse riuscirò a nascondere la telecamera perché tu non la veda e caricherò le nostre scenette a tua insaputa.

- se lo fai m'incazzo

- ahaha scherzo dai. Hai vinto tu. Non lo faccio.

(e menomale che mio marito non è un mio assiduo lettore........)

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martedì 24 marzo 2009

Umani di miele (dalle cronache d'Ulisse parte 4)

Pubblicato da Micha Soul a martedì, marzo 24, 2009 0 commenti

Sono due mesi che abito con il padroncino. Il padrone-padre è in viaggio per lavoro ed io sono stato costretto a trasferirmi in questa nuova casa. E' tutto dannatamente diverso da ciò che ero abituato a vivere.
E' tutto eccessivamente tranquillo, dottore.
L'umanoide dai capelli lunghi, quello che vedevo ogni ultimo giorno della settimana canticchia sempre, si è anche scurito il pelo e passa ore in bagno a fare strane cose con la sua faccia, tanto che la prima volta pensavo dovesse recarsi ad un ballo in maschera. Insomma dottore, sembra sia irrimediabilmente felice, sereno, tranquillo, pacifico ed estasiato da qualsiasi cosa riguardi la vita. Un bicchiere di vino, un vestito nuovo, la telefonata di un’amica, un pomeriggio libero che lo vede sdraiato a leggere un libro.


Tutte le sere quando tornano a casa, lui e il mio padroncino si mangiano il muso, si tengono stretti sul divano e soprattutto ridono.
Io ammetto di essere un pò geloso, mica perché vorrei anch'io trovarmi lì in mezzo a loro, pff, si figuri!

Piuttosto perché sento una vibrazione, un calore emanato dai quei due corpi che una volta giunto alla superficie del mio pelo, mi fa rabbrividire e mi sento tanto elettrico ed eccitato quanto triste e solo.

Eppure devo dire che ultimamente esco spesso, molto più di prima e non sono costretto a sorbirmi nessun litigio…sì ha capito bene, questi due umanoidi mi portano fuori insieme e non litigano. Sembra incredibile mi rendo conto. L'unico screzio qualche giorno fa, uno di quei giorni dipinti di rosa, c'era un'aria d'allegria in casa, una musica di sottofondo ad una giornata di amoreggiamenti tra i due umani. Poi improvvisamente, li ho sentiti urlare l’uno contro l’altro, lanciandosi parole taglienti, che se al posto della lingua avessero avuto delle lame, avrei assistito ad un massacro.
Non ho capito bene il motivo, ricordo parole quali calzini per terra, lavatrici, donna delle pulizie, taccagno, partire, divorzio, e tante altre parole impronunciabili poiché il mio microcip interno è stato concepito con l'opzione "eliminazione parole volgari verso un essere umano".


Erano mesi che non sentivo uscire dal muso di un umano acuti così alti. E’ andato avanti così per due giri di lancetta sull’orologio. A volte entrambi rimanevano in silenzio ma si passavano vicini e si guardavano male, quasi volessero ringhiare l'uno contro l'altro. Ho anche visto l’umano dai capelli lunghi fare un gesto strano con la mano, poi quando si è sentito osservato dal sottoscritto, mi ha accarezzato dicendomi “menomale che ci sei tu, l’unico uomo di casa”. Mah…il suo sguardo non era molto sincero, leggevo molta rabbia in quegli occhi.

Per fortuna dopo l’ennesimo incrociare di sguardi tra i due, l’umano dai capelli lunghi ha fatto uno strano verso col muso e il mio padrone ha cercato di resistere, l’altro ha ripetuto la pernacchia, gli è andato vicino con la testa chinata e il posteriore in movimento come volesse muovere una coda che purtroppo per lui non ha, ha riso e si sono abbracciati tenendosi stretti per tanto tempo…tanto che sono dovuto andare a reclamare i mio cibo per dividerli.

Sa dottore, io sono abituato a vivere lontano dalla mia specie, a me basta la presenza della specie umana, circondato da esseri che mi riempiono di coccole, che mi reputano la cosa più importante per loro, che riempiono la loro vita con la mia presenza, ma non le nascondo che vicino a questi due è difficile rimanere radicati alla propria natura solitaria, è difficile non voler provare anche per un solo minuto che gusto abbia quel calore, quegli sguardi scambiati su un divano, quelle zampe che si toccano mentre stanno cenando, quella fretta di trovarsi in camera da letto o di farmi andare a dormire nella cuccia per ritrovarsi soli...

Ieri dottore, ieri sera sono tornati a casa con cinque buste della spesa e tre vasi grandi da terrazzo pieni di fiori. Si sono precipitati ad occuparsi di queste piantine ancor prima di sistemare la spesa…a me sembravano del tutto impazziti, ho sempre saputo che la vegetazione non è dotata della parola, né tantomeno dell’orecchio per ascoltare due innamorati che riversano il loro affetto su qualcosa di inanimato.

Allora che cosa sta succedendo? Quando usciamo a passeggio non capisco se la gente guarda il mio pelo biondo o loro due che con questa aurea d’amore stanno illuminando metà città.

Cosa scusi? Ah certo, perché la sto chiamando? Perché domani non potrò incontrarla al parco per farmi psicanalizzare. Domani sera infatti, per loro sarà una serata speciale. Ho sentito dire che ripeteranno per filo e per segno il giorno in cui si sono innamorati. Usciranno di casa direttamente dopo il lavoro per tornare tardi e di conseguenza tornerò dal padrone-padre e lì finalmente potrò godere di un’atmosfera meno surreale e più terrena.

Fatta di tensioni, di caos, di lamentele…tutto ciò che porta l’essere umano a voler giocare con me e non pensare ai suoi problemi.

E giocare, saltare, giocare, saltare….e ripetere le sue bestemmie, scampate fortunatamente alle regole del mio microcip!



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Post scriptum

Pubblicato da Micha Soul a martedì, marzo 24, 2009 2 commenti
Mi rendo conto di aver esagerato nel post precedente. ma d'altra parte sono una persona impulsiva e spontanea.
Ci tengo a precisare che ad ogni modo le volte in cui il lavoro mi ha portata fino in Cina, mi sono trovata davanti persone ospitali e molto generose.
Tanto che una delle mie fornitrici è divantata una mia carissima amica. Ogni tanto mi rendo conto che la diversa cultura rende difficile la comunicazione in ambito lavorativo, ma l'amicizia rimane universale e non dimenticherò mai il cuore che io e Marin abbiamo disegnato sulla spiaggia di Xiamen con dentro i nostri due nomi.
Spero che nessuno si sia sentito offeso leggendo il post di ieri. Ma d'altra parte qui dentro ho vietato l'accesso a alla diplomazia.
A cuore aperto racconto. Senza inibizioni.

lunedì 23 marzo 2009

We love China capitolo 1: la DIMA

Pubblicato da Micha Soul a lunedì, marzo 23, 2009 1 commenti

 

 

Einstein

 

 

Non ce la possono fare. I miei fornitori non ce la possono fare. I miei fornitori Cinesi non ce la possono fare.

 

Sono 4 anni che mi occupo di gestire i prodotti che acquistiamo e non sono mai riuscita a smentire la mia prima impressione riguardo ai fornitori Cinesi: a livello lavorativo, tutti, e dico tutti quelli con cui ho avuto a che fare, si sono dimostrati TUTTI davvero incredibilmente stupidi.

 

Stamattina però, uno di questi ha davvero battuto ogni record.

 

Ordino da loro alcune delle nostre montature e alcuni premontati.

Durante l’emissione del nuovo ordine, specifico che insieme alle montature devono inserire una “dima”, termine tecnico che indica un oggetto di plastica ovale che serve all’ottico per sagomare la lente oftalmica da montare sull’occhiale. Chiaramente, a voi il termine e l’oggetto stesso può risultare sconosciuto, a meno che non bazzichiate nel mondo dell’ottica, ma chiunque produca prodotti quali montature non può non aver familiarità con questo tool.

 

Nella mia prima e-mail, la informo di questa nostra esigenza. Le scrivo, con un inglese accuratamente semplice e schematico, che nel sacchetto di plastica contenente la montatura, deve inserire questa dima. Le chiedo di confermarmi che può produrre la dima in questione.

 

In inglese il nostro sostantivo Italiano “dima” viene indicato con il termine “pattern” (questa informazione mi era stata data precedentemente da un altro fornitore asiatico). Per sicurezza, aggiungo una breve spiegazione riguardo all’uso della dima, quasi certa però di dar loro un’informazione scontata.

 

Pochi secondi dopo ricevo la sua risposta. Non viene menzionata la dima, ma risponde “i premontati verranno inseriti negli appositi astucci” e mi allega la foto dei suddetti astucci in stoffa.

 

???

 

Io, basita, penso che forse mi sono spiegata male, che forse mi vuol dire che la dima la può produrre e la vuole inserire nell’astuccio, e quindi forse il caso di specificarle che questa dima mi serve solo per le montature, non per i premontati (informazione che davo per scontato visto che le lenti di un premontato sono già graduate e che quindi l’ottico non ha bisogno di fare niente se non di vendere questi premontati così come arrivano in negozio!).

 

A questo punto lei mi chiama, e in un inglese che per capirlo mi ci sono voluti ben due anni (faccio un appello alle università per interpreti e traduttori affinché inseriscano un corso di inglese parlato dagli asiatici) mi dice che preferisce comunicare per telefono per capire meglio quello di cui ho bisogno.

Vista la mia difficoltà a farmi capire, dedotta dal semplice fatto che risponde yes anche alle domande del tipo “stiamo parlando dell’ordine 05 o dell’ordine 06?”, decido di tagliare corto assicurandole che le avrei mandato, entro due minuti, una FOTO della dima in questione.

 

Prendo una dima, scatto una foto e già che ci sono scatto una foto della bustina che dovrà contenere sia la montatura che la dima. Scarico le foto, apro una nuova e-mail, le spiego tutto dall’inizio, specificando il numero d’ordine del quale stiamo parlando, le faccio nuovamente presente che ho bisogno del “pattern” (vedi foto 1) e ho bisogno che sia inserito nella bustina di plastica insieme alla montatura (per la bustina vedi foto 2).

 

pattern

 

Sbustina miniclip CE

Invio. Aspetto.

 

Ricevo la sua risposta:

 

ah! Grazie della tua richiesta L., quindi hai bisogno che sulla bustina di plastica io stampi il marchio CE in bianco e non in nero?

 

Vi giuro cari lettori che non sapevo se piangere o se ridere.

 

Mi armo della tanta pazienza che ho imparato ad avere dal momento in cui sono entrata in contatto con il mondo dei fornitori cinesi, quel self-control che mi frena dal mandale un’e-mail con scritto “non capisci un cazzo, idiota che non sei altro e guarda te se devo perdere un’intera mattinata a spiegarti che insieme alle mie cazzo di montature devi inserirmi questa cazzo di dima che avrai visto in vita tua trecento miliardi di volte!!”.

 

Premo rispondi, e scrivo “cara Vivien, forse le mie due foto ti hanno confusa. Dovresti per piacere ignorare la foto della bustina di plastica e guardare solo la prima. La prima contiene la dima. Ti prego di confermarmi che puoi produrla e inserirla nella bustina contenente la montatura. Questo chiaramente, va fatto per tutte le montature (ordine totale 2.500 pezzi). Grazie”.

 

Invio. Aspetto.

 

Ricevo la sua risposta:

 

Cara L. penso di aver capito finalmente! Vuoi che stampi sulla bustina contenente la montatura il calibro, il diametro e le altre informazioni relative alla montatura che trovo nella prima foto ovvero quella scritta nera? Noi di solito, come tu ben saprai, queste informazioni le stampiamo sull’asta. Ti prego di confermarmi che hai bisogno che te le stampi anche sulla bustina”.

 

Prendo in fretta e furia la cornetta, faccio il lunghissimo numero. Dal nervoso lo sbaglio cinque volte. Finalmente prendo la linea, sta squillando, mi risponde una vocina “ni hao”. Miao un cazzo! Passami quell’idiota della tua collega Vivien.

Dopo avermi passato tutta la sua azienda, dai capi ai periti elettronici, dopo aver parlato con tutte le Vivien dell’azienda in questione ed aver constatato che mi passavano la persona sbagliata (Vivion, Vivianne, Vivienne, Viviaan e menomale che adottate un nome europeo per farvi capire meglio!!!) e dopo aver pronunciato il nome in questione in almeno venti modi diversi, alla disperata ricerca di quella che potesse essere giusta per coloro che si trovano dall’altra parte della cornetta, riesco finalmente a parlare con la diretta interessata.

 

“Vivien, sono L., ho ricevuto la tua ultima e-mail. Non ci siamo! Non ci siamo proprio! (L. calmati). Per favore apri la mia prima e-mail dove ti ho allegato le foto. Apri la prima foto. Sì, quella con scritto in grande PATTERN.JPG.

Aprila. OK, vedi questo oggetto ovale color panna, con sopra una scritta indicante il calibro di una montatura a caso? Ecco, tu sai cos’è questo oggetto? Sì? oh! Menomale!!! Ecco, IO HO BISOGNO DI QUESTO CAZZO DI OGGETTO. HO BISOGNO CHE OGNI MONTATURA ABBIA IL SUO PATTERN. HO BISOGNO CHE SU OGNI PATTERN CI SIA SCRITTO IL CALIBRO DELLA MONTATURA ESATTAMENTE COME NELL’ESEMPIO.

Ci siamo? Ok!! grande!! vedo che hai capito! Finalmente. Scusami se sono un po’ brusca, eh…ma sai, sono circa due ore che stiamo parlando di questo argomento. Ok. Aspetto al tua fattura proforma e tutto il resto. Grazie mille. bye bye.”

 

Scendo e vado a fumarmi una sigaretta. Nel frattempo faccio altre cose, per recuperare il tempo perso.

Riapro Outlook e vedo una sua nuova e-mail. Dio ti prego, fa che mi abbia mandato i prezzi, la fattura proforma, la data di consegna così almeno riesco a chiudere quest’ordine ed occuparmi del cliente…

 

Apro.

 

Cara L., grazie per la tua telefonata. Ti confermo che possiamo aggiungere la dima come da te richiesto. Vorrei solo che mi dicessi come vuoi che te le spedisca, te le devo mettere in una scatolina a parte?”

 

…amici miei. Ho chiuso tutto e ho detto alla segretaria di NON passarmi nessuna chiamata per i prossimi 60 minuti. Ora che mi sono sfogata, posso trovare il modo di mandarla a quel paese con diplomazia senza rischiare l’esaurimento nervoso.

E pensare che negli anni a venire, di fornitori Cinesi non ne avrò più solo 10, ma almeno 20. Vado subito a chiedere un aumento. Mal che vada, scappo in Cina a lavorare, chissà che non mi prendano per la rincarnazione di Einstein!

 

……………

domenica 22 marzo 2009

Oh My!!!

Pubblicato da Micha Soul a domenica, marzo 22, 2009 0 commenti



Premesso che io sono una di quelle donne a cui piacciono le bellezze particolari, gli uomini misteriosi, che abbiano una spiccata vena artistica, sia essa la scrittura, l'arte del disegno, il dono della musicalità.....

Premesso che a me non piacciono assolutamente gli uomini che vanno in palestra dopo essersi depilati e prima di farsi la terza lampada della settimana...

Premesso che tutti i ragazzi davvero belli esteticamente (e parlo non di ciò che piace ma di ciò che è universalmente bello) che ho frequentato dopo tre giorni mi sapevano di "déjà vu", di banale e di scontato...

Premesso che un uomo deve sapermi far ridere ogni giorno della mia vita e di ragazzi boni con uno spiccato senso dello humor ( e con humor intendo quella simpatia intelligente e geniale, mai fuori luogo e soprattutto inaspettata) ne esisteranno forse tre, facciamo quattro, al mondo.....

Premesso che sono una che ama scoprire le "qualità nascoste di un uomo" proprio in un uomo che non le ostenta.......

Premesso che le mie colleghe hanno i calendari raffiguranti il genere umano maschile in tutto il loro nudo splendore ma quando passo nei loro uffici e i miei occhi li inconrano non riescono a provocare in me alcun movimento ormonale (ed è per questo che il mio gasatissimo muro si vede vestito del tristissimo calendario dell'Unicredit)

Premesso che ho smesso di sbavare dietro ad un personaggio mediatico quando nel lontano 1995 andai a vedere i Take That a Forest Nationale in Belgio e scoprii con sconvolgente delusione che Mark era davvero basso e non aveva un filo di voce....

Premesso ciò e molto altro che non sto ad elencarvi ma che già avrete capito, chiamo in appello le donne (poche ma buone) che ogni tanto vengono a sbirciare su questa paginetta rosa e chiedo a loro conforto, comprensione e solidarietà per quello che sto per scrivere....






ma quant'è bono sto Corona???????????






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giovedì 19 marzo 2009

Mio padre

Pubblicato da Micha Soul a giovedì, marzo 19, 2009 5 commenti

 

Mio padre in quella discoteca di Bruxelles stava cercando di levarsi dalle palle la biondona tedesca che piangeva ubriaca pregandolo di tornare con lei. Non lo faceva con cattiveria, ma vedere la scena da lontano dev'essere stato un atto terroristico verso il mondo femminile e femminista.


Mio padre quando mia madre con tutta la sua bellezza si avvicinò a lui con l'intento di farsi notare, la notò, ci ballò assieme e un mese dopo la mise incinta.


Mio padre quando partì dal profondo sud con uno zaino in spalla aveva 16 anni. La sua prima tappa fu Torino, raggiunta la maggiore età fu la Germania. I crucchi gli insegnarono a tagliare i capelli e lui insegnò ai crucchi che nessuna donna resiste ad un uomo italiano.


Mio padre quella sera a Bruxelles era di passaggio, un leone solitario di 28 anni alla ricerca di avventure, per respirare ogni molecola che fa della vita quel cammino davanti ad un uomo che solo il coraggio di viverla riesce a farla percorrere senza guardarsi indietro.


Mio padre non esitò e si trasferì a Bruxelles per quella donna che in realtà aveva il solo scopo di prendersi una bella rivincita in nome delle troppo donne che stavano soffrendo per lui. 


Mio padre non appena capì di aver di fronte uno spirito indomabile, lo saldò al suolo dandogli una bambina.
Mio padre quando seppe che colei che portava in grembo sua figlia aveva l'intenzione di abortire, da uomo di poche parole disse solo "se perdi la bambina, perdi anche me".


Mio padre prima che nascessi io era l'uomo che non deve chiedere mai, il sosia di Magnum PI con la passione delle macchine da corsa e la mentalità anarchica di chi non considera i beni materiali come uno scopo, ma come un mezzo. L'idea di diventare padre gli fece cambiare il modo di vedere la sua vita. Andò contro la sua natura ribelle e si obbligò a stabilizzarsi e a recitare la parte del compagno presente, del padre affettuoso, dello stacanovista sul lavoro.

 

Mio padre diede una gioia immensa a sua madre con la nascita di questa bambina che portava il suo nome, la figlia del suo prediletto, del figliol prodigo che dei 5 figli era quello che era riuscito a procurarle più dolori. Mio padre questa volta invece il dolore lo prese come un pugno nello stomaco, quando a Maggio del 1978 la sua giovane madre venne a mancare, proprio un mese prima che mio padre potesse finalmente scendere in Puglia per presentarle la nipotina.

 

Si dice che mio padre quel giorno emise urla disumane, si disse che prese le chiavi del suo Porsche Carrera di terza mano e avesse l’intenzione di correre  per raggiungere la stessa strada che stava percorrendo sua madre. Si dice che io feci un verso come per attirare la sua attenzione e che lui mi prese in braccio e io a soli 3 mesi lo guardai dritto negli occhi e gli toccai la faccia. Si dice che quel giorno io gli salvai la vita.


Mio padre faceva il parrucchiere ed era circondato da belle donne. Tornava a casa e subiva l'impetuosità di una donna in carriera gelosa e stanca di giocare il ruolo della donna lavoratrice -mamma a tempo pieno-donna delle pulizie-amministratrice della casa.


Mio padre non riusciva a trattenere i pugni sulla porta e i litigi furibondi, nemmeno davanti ad una bambina dagli occhioni neri. Forse fu per questo motivo che le regalò un fratellino.


Mio padre non ha mai avuto vizi, fatta eccezione per quei due pacchetti di Stuyvesant doré al giorno. Dopo il lavoro rientrava a casa, senza passare dal bar e senza fermarsi dall'amico  giocatore di poker, senza andare a ballare o a divertirsi con i suoi colleghi. A lui bastava la tivvù, la tranquillità, la presenza dei suoi figli, anche se per poche ore.


Mio padre dopo i primi dieci anni di convivenza decise di non ascoltare mia madre e si aprì un ristorante. Lo fece per non sentirsi inferiore nei confronti di una donna che per colpirlo usava l'arma dello stipendio più alto.


Da lì in poi mio padre ha conosciuto l'amore per quel pezzo di carta con cui poter offrire una vita agiata a sé stesso e alla sua famiglia  ed ha fatto del denaro e della parsimonia uno scopo vitale.


Mio padre non ha niente in comune con mia madre. Se lei è il sole, lui è la luna. Se lei il fuoco, lui il ghiaccio. Mio padre non ha mai portato mia madre al cinema, né a teatro, non ha mia condiviso alcunché con lei se non un amore-odio passionale e fisico e i loro due bambini, non ha mai letto un libro, non si è mai interessato di arte e di cultura, non avrebbe rinunciato alla pennichella dopo pranzo nemmeno per una partita di pallone in cui giocava suo figlio, riattaccava a lavorare alle 18.00 per tornare a casa la sera tardi, che noi figli eravamo già a letto.


Mio padre a 39 anni ha detto "quando compirò 40 anni smetterò di fumare" e così è stato.


Mio padre tutto ciò che ha toccato è diventato oro e si è potuto permettere una Ferrari, degli appartamenti, una casa nella sua città Natale, senza mai viziare eccessivamente i suoi figli perché conoscessero il valore del sacrificio, del guadagnarsi ciò che si possiede.


Mio padre prima che mi diplomassi faceva finta di non riconoscere che fossi già una "donna" e che avessi "un ragazzo", costringendomi a nascondergli tutto e ad aprirmi solo con mia madre. Se per caso mi sfuggiva il termine "il mio ragazzo" in una conversazione a tavola, lui mi guardava e mi riprendeva dicendo "...il tuo cosa? il tuo amico vuoi dire, vero?"


Mio padre non permetteva che uscissi più di una volta a settimana e quell'unica sera dovevo tornare alle 23.30.  Compiuti i 18 anni, 5 mesi prima del mio diploma, mi concesse di tornare alle 23.45.

Ora capisco che mio padre non era ingenuo né tantomeno uno stronzo.


Semplicemente voleva che la sua voce "morale" risuonasse nella mia testa ogni qualvolta stessi per fare una cazzata.


Eppure mio padre dopo il diploma mi regalò la patente, la macchina e la chiave per la libertà assoluta, consapevole che da lì in poi avrei avuto la testa per sbagliare intelligentemente.


Mio padre oggi ha 62 anni,  ha sposato mia madre 7 anni fa e l’ha lasciata dopo 4 anni, lo stesso anno in cui mi sono sposata io.


Viaggia spesso e non ha perso l'abitudine di portarsi dietro un mini trolley con dentro quattro maglie e due paia di jeans, non ostenta mai il suo denaro e ama la semplicità.  Le donne lo trovano ancora oggi attraente e riconoscono in lui l'uomo italiano misterioso, mai volgare e dalla forte personalità. Mio padre ha scoperto la caccia dieci anni fa ed è la sua unica passione, insieme alla Juve (da bravo terrone emigrato) ed alla sua Testarossa che tira fuori un giorno a settimana per spingerla in autostrada e rimetterla al suo posto, guardarla, tirare un sospiro e chiudere il garage, fiero di averla lì, la sua compagna di vita.


Mio padre è un taciturno e non ama le chiacchiere inutili, è estroverso con poche persone ma si destreggia con la diplomazia rendendosi affabile e piacevole agli occhi di tutti, o quasi.


Mio padre se gli fai una domanda che a lui sembra stupida, ti fa sentire un imbecille, anche nel caso in cui  dopo averglielo spiegato risultasse palese che la domanda fosse più che lecita. Tu rimani comunque un imbecille. 


Mio padre ama incondizionatamente, che tu sia il figlio più stronzo o quello più affettuoso, lui ti chiama e gli basta sapere che stai bene e che sei felice. E' un amore che le donne spesso considerano egoista, perché limita i suoi rischi. Non ti chiederà mai di andarlo a trovare per Pasqua perché non vuole metterti nella condizione di sentirti obbligato ma tu, figlio, sai che sei la sua unica gioia e che se andassi troveresti ad accoglierti due occhi pieni di lacrime di felicità.
Avevo 16 anni quando mi fulminò con lo sguardo dopo avermi  beccato a chiacchierare con un ragazzo pugliese e mi disse "Leocà, fai attenzione, che se incontri un figlio di p*****a come me, sono cazzi tuoi".


Beh, si dice sempre che si cerchi la fotocopia del padre nell'uomo che si sceglie. Ammetto che mio marito ha alcuni tratti caratteriali simili, ma mi sono assicurata che non avesse lo stesso spirito  ribelle da lupo solitario. Perché gli uomini come mio padre sanno farsi amare smisuratamente, ma non sanno amare una donna senza farla soffrire.


Buona festa papà.

 

 

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lunedì 16 marzo 2009

La nostra storia in 5 SMS

Pubblicato da Micha Soul a lunedì, marzo 16, 2009 2 commenti

Se tutto ciò che è stato scritto finora riguardo al mio rapporto con mio marito vi sembra mieloso, se, come mi ha detto Al al telefono l'altro giorno, "ogni volta che capito a leggere il tuo blog, mi sale il diabete", allora sappiate che tutto quanto letto non è che un assaggio in cornfronto a ciò che sto per scrivere.

Ieri sera per la prima volta in 4 anni mi sono imbattuta nell'allarmantissimo messaggio sul cellulare indicante "SIM piena, svuotare cartella messaggi"!!!!

Vi dico subito che una delle mie caratteristiche è quella di avere un rapporto di ODIO con il mio cellulare, di non rispondere agli sms, di dimenticarlo ovunque, di non riuscire ad amare questo peso che mi devo portare dietro ovunque io vada perché la gente possa sapere dove sono.

E così, in 4 anni sono riuscita a riempire la memoria dei messaggi in entrata.
Apro la cartella, vado al messaggi più vecchio, intenta ad iniziare l'eliminazione dei messaggi ricevuti nel 2005.
Nooo, cosa vedo!! il più vecchio è SUO, non posso cancellarlo, vado avanti...sono tutti suoi!! Vediamo un pò che messaggi sono.....

Con mia sorpresa e un brivido di commozione scopro di aver tenuto tutti i messaggi del mio compagno di vita, dal 25/04/2005 (un mese dopo il nostro primo bacio) fino al 21/06/08.

Apro il primo, lo leggo, apro il secondo, il terzo....le lacrime si fanno avanti, non riesco a trattenerle. Vengo attirata da un vortice che mi riporta indietro nel tempo e mi vedo in ufficio, ad aspettare con ansia i suoi dieci messaggi al giorno, uno più dolce dell'altro, mille poesie, parole dedicate al nostro amore, al nostro presente e al nostro futuro, un futuro che oggi stiamo vivendo assieme e che non sembra essere mai cambiato. Leggo con avidità più di cento messaggi....

28/11/05
"dolce, quando si sentono i primi richiami del lavoro, l'umore comincia a cambiare...scusa se non sono rimasto ad aiutarti stamattina, colpa mia, troppa foga di arrivare in orario, troppa lentezza nei riflessi...è stato tutto perfetto in questi giorni, è stato bello uscire e fare la spesa per la nostra colazione brussellese, andare a cena e scoprire fra i discorsi quanto siamo in sintonia, bello condividere il nostro primo giorno di neve all'ipercoop, splendido uscire in fattanza e ridere di tutto ciò che ci capita attorno, se potessi desiderare qualcosa, chiederei che tutto questo non conoscesse la parola fine, dopo vedo mio padre, parlerò con lui per scrivere su tutto ciò la parola sempre."

Sì, dopo solo 8 mesi parlavamo già di matrimonio. Siamo andati a convivere dopo un solo mese e abbiamo capito di esserci trovati....rileggere queste parole è stata un'esperienza sconvolgente. E' incredibile come semoplici messaggi, delle lettere, parole scritte nero su bianco riescano a farti rivivere le immagini di ricordi ormai sbiaditi. Ed è stupendo rendersi conto di aver vissuto quegli attimi di amore smisurato mentre 4 anni dopo nulla sembra essere mutato.

16/01/2006
"Sarei curioso anch'io di leggere ciò che t'ho scritto...per ripercorrere i passi che c'hanno portato fino a qui, le immagini sono vive e fanno battere il cuore, noi due su un letto e la paura che arrivi tuo fratello, noi due nudi a nuotare nel mare di Fuerteventura, noi due brilli in un parchetto...sempre noi due...quanto vorrei sfogliare e leggere le pagine che ancora non ci sono, posso comunque immaginarle, noi due in viaggio di nozze, noi due sui cuscinoni della nostra casa a mangiare cibo giapponese, noi due a scegliere il nome di nostro figlio...ti amo davvero tanto..."

Un brivido mi attraversa la schiena....quei due cuscinoni sono lì, nella nostra casa, e diventano i protagonisti delle nostre cenette orientali.....cui ricette provengono proprio dal nostro viaggio di nozze a Bali, un viaggio impossibile da descrivere a parole.....


25/04/2006
"Quando andavo a letto da solo il silenzio mi avvolgeva ed era ciò che mi impediva di dormire in modo sereno, non vi erano voci ad accompagnarmi...una sera le tue labbra hanno cominciato a parlarmi, a sfiorare le mie...da allora quando sono su un palco e canto le mie canzoni assordato dal suono circostante, quando sono sulle dune di un'isola assordato dal vento che soffia nelle mie orecchie, quando sono a lavoro circondato da parole confuse di tecnici agitati, sento solo il suono della tua voce, che dal cuore si materializza nella tua immagine che è sempre viva davanti ai miei occhi..."

Il 26/08/06 ci siamo sposati....i messaggini iniziano a calare pian pianino.......ma splendono con la stessa intensità......

10/04/2008
"Rimane il dolce sapore delle tue labbra, rimane il tuo spirito bambinesco nel riprenderti prima di ogni tuo viaggio, rimane lo sfilarti le mutandine con una mano e con l'altra sentire la pelle liscia fino stenderti sul letto, fare l'amore e il tuo odore che mi ricorda quanto sei femmina...Rimane il nostro caffé di mattina, i mille ricordi che porta quell'aroma e anche dopo 10 minuti di veglia apparente, i tuoi occhi sono il più bel risveglio del mondo. Lo sguardo che porta lontano, da cui riesco a capire tutto di te...Rimane l'ultimo abbraccio per darsi il più possibile l'uno dell'altra, le dita che si sfiorano prima di abbandonarsi, ma ciò non importa perché ho ancora addosso il tuo profumo e mi rimane tutto quello che ho di te proprio addosso, come tu indossi il mio cuore, io indosso il tuo..."

Ho sempre odiato il cellulare ma avevo dimenticato quanto importante fosse stato all'epoca dei nostri messaggini. Sin dall'inizio della nostra storia abbiamo avuto la fortuna di andare a lavoro usando un'unica macchina poiché il percorso ce lo permetteva. I baci sotto il mio ufficio, prima di scendere dall'auto (allora una fiat punto scassata), sono baci che ancora oggi non riusciamo a non regalarci e a rubarci, a volte rendendoci conto di andare troppo oltre a ciò che è lecito rispetto a chi da fuori tutto vorrebbe vedere di prima mattina fuorché certe scene poco pudiche.

I messaggi piano piano si sono azzerati fino a diventare poche frasi via e-mail. Spesso sessuali o scherzose, a volte dolci e romantiche, molto spesso veri e propri litigi via outlook.

L'ultimo sms risale al 21/08/08..ricordo che tornai a lavorare dopo le ferie mentre lui aveva ancora una settimana di cazzeggio...ricordo che passammo le nostre solite settimane al mare, splendide come di consueto ma il rientro si sa, è dura anche per romantici come noi.....specie se vi aspettano mobili da far spolverare e lampadine da far cambiare....

Tutto cambia, anche se il sentimento rimane lo stesso, se la nostra passione continua a bruciare, ammetto con un velo di malinconia che i messaggini pieni di parole zuccherate piano piano si sono trasformati in sms veloci ed ironici......


21/08/2008

"Grazie mille per il buongiorno sergente hartman. Viva le ferie!"

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sabato 14 marzo 2009

L'uomo playmobil

Pubblicato da Micha Soul a sabato, marzo 14, 2009 0 commenti

Abita al primo piano del mio palazzo.

Ogni volta che lo incrocio si sta occupando di qualcosa che riguarda il condominio. E sì che anche oggi mi sono sentita in colpa mentre uscivo per uno dei miei giri inutili, mentre lui toglieva le erbacce dall'aerea verde circostante il palazzo. Lui, con i guanti da giardiniere e la faccia da illibato. Lui che come moglie ha un incrocio fra Crudelia Demon e Vanna Marchi. Lui che una sera non gli partiva la macchina e sua moglie da dentro l'abitacolo mentre lui spingeva con tutta la sua poca forza da uomo magro e delicato, gli sputava insulti che nemmeno mio marito la prima settimana di amore sordo e cieco avrebbe sopportato. Tanto che dalla finestra li guardavo con tanta tenerezza ed intanto toccavo ferro sperando di non diventare come loro dopo dieci anni di matrimonio. Quando però poco dopo la moglie ha preso il posto del marito e si è messa a spingere mentre l'uomo playmobil al volante cercava di dare gas, mi sono staccata dalla forchetta d'acciaio pensando che NO, NOI DUE NON CI RITROVEREMO MAI COSI'.

L'uomo playmobil ha comprato una pianta, dopo solo un mese che il condominio veniva aperto ai condòmini. Un palazzo nuovo, pulito, con tanto di ascensore funzionante e di entrata di marmo. "Amore ma la pianta all'entrata c'è sempre stata?". No, l'ha messa l'uomo playmobil". "Ah, ok, ma è gratis?". "A quanto pare, a lui piace fare regali".

L'uomo playmobil passa i suoi week-end in garage a montare non si sa cosa. E quando ha finito nel suo garage, aiuta il vicino, offrendosi di sistemargli la mattonella scheggiata del suo posto auto. E se il vicino gli risponde "ma no dai, non ti preoccupare", lui lo implora e dieci minuti dopo scende con il suo container di attrezzi e si mette a lavorare. Ma se lo guardi in faccia non sembra esserne felice, a dire il vero l'uomo playmobil non ha espressione. Sembra una maschera di plastica, con un semi-sorriso di circostanza e uno sguardo inanimato.

L'uomo playmobil ogni tanto balbetta, specie se parla con le donne. E dire che è anche un uomo piacevole, sulla cinquantina, con tanti capelli neri, disegnati sulla sua faccia tonda, sempre uguali, della stessa lunghezza e dello stesso colore. Ha balbettato soprattutto quel giorno in cui è venuto a suonare a casa nostra e ci ha allungato un foglio. Sul foglio venivano scritte alcune regole da seguire, destinate a noi e ai condòmini di fronte con i quali ci eravamo proposti come addetti alle pulizie del condominio. Era venuta fuori questa nostra idea in una delle poche riunioni, cosicché sia noi che loro avremmo potuto risparmiare e pagare una quota minore, visto che l'abitare al terzo e ultimo piano ci aveva resi i condòmini più spesati del pianeta.

La proposta sembrava essere stata accolta senza discussioni né polemiche, fino a quando quel foglio di carta con le regole da seguire per una buona pulizia del palazzo, da compilare attentamente affinché venissero indicati i giorni delle pulizie, le ore dedicate alle pulizie, i prodotti utilizzati per le pulizie, fecero girare i coglioni ai condòmini di fronte.

Perché diciamocela tutta, a noi l'uomo playmobil fa un pò pena e non avremmo mai potuto vedere in quel gesto un atto offensivo. Purtroppo, i condòmini di fronte hanno sessantanni di cui quaranta passati a lottare in altri mille condomini e di queste cose ne hanno già vissute abbastanza, ecco perché da allora siamo tornati a pagare le nostre spese condominiali per intero e con l'uomo playmobil se la vedono direttamente i pachistani che vengono a pulire.

Tanto fra omini playmobil ci si capisce meglio.

Da allora, l'uomo playmobil ci saluta a malapena, nonostante la sua telefonata di scuse nei nostri confronti pareva essere stata chiarificatrice. Mio marito stava per frustarsi con il cavo del telefono dopo solo mezz'ora di conversazione "non si preoccupi, signor P., per noi va bene così, non ce la siamo presi, glielo assicuro, sì sì ha ragione, i F. hanno esaagerato nella loro reazione ma per noi non ci sono problemi, non ci siamo offesi stia tranquillo solo che capirà che non possiamo pulire da soli quindi è meglio richiamare l'impresa di pulizie, no non non si preoccupi non abbiamo bisogno che ci paghi le tre giornate di pulizia...tanto lei...va bene ti do del tu, tanto tu hai comprato la pianta...sì sì, scusami, le piante, avevo dimenticato che ora sono due...."

L'uomo playmobil non ha figli ma una volta l'abbiamo beccato che usciva un sabato sera con un ragazzino che avrà avuto a malapena vent'anni. Da lì ci siamo fatti mille viaggi, alcuni lo ammetto, un pò perversi.

L'uomo playmobil in questo momento mentre io cazzeggio sul web sta dando acqua alle piante,

ed io ogni volta che esco mi sento un'imbecille davanti a tanto lavorare. E anche oggi, mentre spazzava le foglie per terra, dopo averlo salutato con la coda tra le gambe e lo sguardo abbassato, mi sono chiesta se una parte dei milleduecento euro di condominio che pago all'anno in qualche modo siano destinati a lui. Perché se così non fosse, l'uomo playmobil è la persona più generosa e sfigata che esista sulla faccia della terra.

venerdì 13 marzo 2009

la Rubrica del Venerdì

Pubblicato da Micha Soul a venerdì, marzo 13, 2009 1 commenti
Miei cari amici!!

dopo una lunga pausa invernale, la rubrica dedicata alla musica black e ai video più rappresentativi del mio umore, riprende con una verve di soul spumeggiante e primaverile!


Ancora poco più di una settimana e potremo dire di esserci lasciati alle spalle un lungo inverno piovoso e freddo....

Ed è proprio per adentrarci pian piano verso la nuova stagione che ho deciso di dedicarvi uno dei brani di un'artista per cui farei follie, se solo fossi un uomo...

Sto parlando di Beyoncé Knowles, solo 28 anni ma più di dieci di carriera. Una voce unica ed elastica, graffiante e sensuale, un corpo dalle curve abbondanti e femminili, un talento indiscusso nello scrivere brani orecchiabili e arrangiare strumentali di qualità!

Conobbi la sua voce la prima volta nel 1996, quando il ritornello del primissimo brano delle Destiny's Child intitolato "No, no, no" mi entrò nella pelle e mi iniettò la passione per il gruppo in questione tanto da andare a vedere l'esibizione di queste allora diciassettenni in un locale a Bruxelles, dove mi innamorai perdutamente della cantante principale, lei appunto, Beyoncé Knowles.

Ho seguito le destiny's child dal loro esordio fino ad oggi, posseggo fieramente tutti i loro CD (il migliore rimane "The Writing's On The Wall" uscito nel 1999. la formazione era ancora al completo, il brano che sicuramente ricorderete tutti è "Bills bills bills"

Da lì la mia cara B. ne ha fatta di strada. Un altro album con le Destiny's Child (che tengo a precisare non essere un gruppo formato a tavolino, ma nasce come gruppo di amiche/cugine che da piccole si esibivano nelle feste locali in quel del Texas e nel quale il padre di Beyoncé ha creduto così tanto da dedicarsi interamente a questo progetto con il solo scopo di farlo notare a "qualcuno che contasse", riuscendo non con pochi sforzi e sacrifici, nella sua grande impresa), "Survivor" del quale ricorderete sicuramente la colonna sonora del film "The Charlies Angels", un album solista, altri album con il suo gruppo, film, teatro.....Insomma Beyoncé è un'artista completa. Per curiosare nella sua biografia completa, vi consiglio di andare qui.

Per chi dovesse scandalizzarsi per questa mia passione per un'artista che sforna brani commerciali a valanghe, rispondo dicendo che sebbene io ami la musica ricercata, il soul di nicchia, le sonorità degli anni 60 e 70, questa donna merita senz'ombra di dubbio tutto il successo e la fama di cui sta godendo. Il fatto che i suoi brani vengano proposti nelle radio, il fatto che sia anche lei un prodotto musicale "per la massa", non è altro che una conseguenza del suo talento.
Ciò che amo di Beyoncé è la sua autenticità. Non è stata costruita a tavolino come potrebbero esserlo le varie stalette alla Rihanna, alla Pussy cat Dolls ecc ecc.
Lei è l'autentica ape-regina del rithm and blues di nuova generazione. Lei riesce a rappare cantando con la stessa facilità con la quale interpreta ballads che richiedono un'estensione vocale impressionante.

Insomma, è brava, bellissima ed unica.

I video che vi propongo, selezionati con tanta fatica vista la mole di clip che la vedono protagonista, sono "Sugar mama", brano tratto dal suo penultimo album "B-day" e che ultimamente sto consumando in macchina, cantando come una pazza ed immaginandomi in California vestita di verde e giallo, orecchini grandi dorati e tacco a spillo a ballare per strada e a giocare col mio foulard! Questo pezzo ragazzi riuscirebbe a far muovere anche la persona meno incline al ballo. che esista sulla faccia della terra ...

La seconda è una sua esibizione dal vivo, una delle tante, giusto per dare una piccola dimostrazione di cosa voglia dire essere un'artista completa....

I love you B.

Buon ascolto!


Sugar Mama:




2005 World Music Wards FULL PERFORMANCE:


giovedì 12 marzo 2009

Un pianeta chiamato facebook

Pubblicato da Micha Soul a giovedì, marzo 12, 2009 1 commenti


Mi sono iscritta a facebook due anni fa, quando una mia amica dalla Scozia mi mandò l'invito via mail. Iniziai a cercare nomi e cognomi di gente che ha fatto parte del mio passato, compagni di scuola francesi, inglesi, tedeschi....
Compagni universitari, amici incontrati sulla strada della mia adolescenza, abbandonati involontariamente a causa dei miei vari spostamenti.

Leggo di frequente di gente che non trova uno scopo a facebook, di gente che si chiede quale sia l'utilità e perché dovrebbe voler riprendere i contatti con persone che magari se le incontrano per strada nemmeno le salutano.

Bhè, in effetti per un Italiano facebook può risultare inutile. Per uno che ha frequentato una sola scuola, una sola compagnia, che ha vissuto in un solo paese, in una sola città e ha creato un cerchio rstretto di amicizie, escludendo volontariamente dalla sua vita elementi del proprio passato.

Per persone come me invece, facebook è l'invenzione più bella che la rete possa averci regalato.
Sul mio facebook ho 344 amici e sono tutte persone che ho conosciuto nell'arco dei miei 31 anni di vita. Ad ogni richiesta di amicizia, mi rituffo nel passato della mia infanzia, della scuola, dei corsi di danza, di basket, delle vacanze al mare in Toscana, delle vacanze in Puglia, del dopo-scuola, della compagnia di amici con cui mi vedevo al centro commerciale quando saltavo le lezioni di religione, persone incontrate nel periodo universitario, mie ex-coinquiline, mie ex-compagne di sbornie nel periodo post-universitario, miei ex, quelli con cui ho mantenuto un buon rapporto, basato su sincerità e schiettezza piuttosto che malizia e malinconia del passato.

Non vi nascondo che adoro guardare i cambiamenti fisici delle persone, frugare nella loro vita e seguirne le evoluzioni, gli aventi quali matrimoni, nascite di figli. Rivedo un ragazzo che a scuola mi faceva il filo ma che non corrispondevo, ora diventato un uomo di successo con tanto di moglie e figli, in vacanza a San Diego, lo vedo in alcune foto insieme ad un'altra ragazza di mia conoscenza che adesso abita in Tailandia e che veniva a lezione di francese con me.

Rivedo la più figa della scuola, invecchiata, ingrassata e senza un uomo. Non vi nego un briciolo di fierezza nel mostrarle che io invece, la povera italiana sfigata, quasi snobbata per il mio stile poco conforme alla fighetteria dettata da marche e mode da seguire obbligatoriamente, sono riuscita a dare il meglio di me e a trasformarmi in un cigno. E sì che sono fiera di dimostrargli le mie evoluzioni in ambito lavorativo, affettivo, e di vita vissuta. Rivalità femminile? molto probabilmente. Ma soprattutto una piccolissima rivincita.

Con facebook non solo ho a portata di mano il mio passato, come fosse un puzzle da ricostruire e del quale sto trovando piano piano tutti i pezzi, ma ho anche la possibilità di scambiare e condividere le foto, taggando la miriade di persone con cui sono riuscita ad immortalare quei momenti grazie ad una macchina fotografica da cui non mi sono mai staccata.

Grazie a facebook inoltre, durante quei cinque minuti di pausa lavorativa, mi piace lasciare un messaggino sulla bacheca di qualche sfortunato, un saluto, un appello, una richiesta per poter essere ospitata in vista del mio prossimo viaggio. Avendo la fortuna di avere i 344 amici sparsi per il mondo, sono sicura di poter avere un appoggio in qualsiasi posto decida di andare.

Infine, su facebook ho anche la mia famiglia. Tutti, ma proprio tutti, dai cugini di primo grado, agli zii di secondo grado, fino ad arrivare a mia madre e mio padre, separati ed impossibili da seguire in quanto a spostamenti vari, ai quali ormai grazie a facebook non posso più nascondere niente. Ma potevo non accettare l'amicizia dei miei genitori??

Ammetto di digitare facebook per prima cosa dopo aver acceso il pc. Di fissare il monitor per due minuti intenta a cercare una frase originale da mettere vicino al mio nome, in quello spazietto creato per aggiornare lo stato del mio umore e per far sì che tutti e 344 poveri amici sappiano quante volte sono andata di corpo in una giornata.

Ammetto di aggiungere un nuovo album di foto due ore dopo esser tornata da un viaggio qualsiasi, anche quello più corto fatto sul lago di Garda o alla fiera dell'ottica di Milano dove mi sono trovata per lavoro. Ammetto di aver battuto ogni record con i miei venti album di foto.

Scarico le foto, taggo le colleghe, mostro fiera a mia madre quanto sia in gamba, mostro ai maschietti quanto io sia figa e mostro ai "nemici" (vedi "gthe others") quanto le loro maledizioni non mi tocchino minimamente. Eh sì, perché potevo non accettare l'amicizia di coloro i quali in età adolescenziale mi deridevano nell'autobus per andare a scuola prendendo di mira la mia nazionalità, il mio apparecchio dentale e a volte semplicemente il mio nome?

Su Facebook pubblicizzo il mio gruppo, la mia musica, ed ottengo visibilità. Ho provato anche a pubblicizzare il blog sulla mia pagina ma a qualcuno non dev'essere andata giù l'idea (prima o poi capirò chi sei!) e due giorni dopo il team di facebook ha messo il link del mio blog nella lista nera, rendendone impossibile l'accesso qualora qualcuno decidesse di venirsi a leggere la mia paginetta rosa passando direttamente dalla mia pagina di facebook.

Bhè, un piccolo intoppo informatico che sono riuscita a scavalcare mettendo come frase del profilo "digitare Love Plugs su google vi catapulterà nel mio piccolo mondo". Ecco fatto, les jeux sont faits.


MA. C'è sempre un MA.

Odio facebook per due piccoli, fastidiosissimi elementi:

1) Le applicazioni, stronzatine di abbracci e baci, test vari e richieste di adesioni a gruppi inutili che puntualmente o mi bloccano il pc, o si scusano per l'errore momentaneo che ha causato l'applicazione non permettendomi di ricevere il regalino inviatomi e soprattutto impedendomi di vedere il mio punteggio dopo aver perso dieci minuti a fare uno dei tanti quiz sull'amore, sul quoziente intellettivo, sul personaggio dei cartoni animali che più mi assomiglia.

2) Richieste di amicizie da parte di persone che hanno scambiato facebook per un sito di incontri. Io chiedo loro una sola cosa: ma la foto del profilo in cui metto la lingua in bocca a mio marito, lo stato civile scritto in grassetto SPOSATA, non sono elementi sufficienti per tenerli lontani?

Qualcuno da lassù deve avermi sentita sbraitare un giorno dei tanti e da allora devono aver inventato il pulsantino

IGNORA TUTTO


Ecco, adesso sì che il libro faccia è un tool perfetto con il quale sentirmi parte di una micro-società. Quasi fosse l'isola di Lost. IO nel presente, nel passato e nel futuro. E per fuggire, sparire e ricominciare, mi basta cliccare su "cancella account".
Un clic,

Ed io non esisto più.

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mercoledì 11 marzo 2009

Questione di pelli(cine) - Solo per adulti

Pubblicato da Micha Soul a mercoledì, marzo 11, 2009 4 commenti
Diventare adulta.

Se doveste chiedermi cosa significa per la sottoscritta potrei farlo con degli esempi.

Smettere di lamentarmi

Parlare di meno e fare di più

Adattarmi ad ogni situazione, ad ogni ambiente

Riconoscere i miei limiti e difetti

Non peccare di presunzione

Non mentire alle persone che amo, non mentire a me stessa

Portare a termine ciò che ho deciso di intraprendere

Non basare la mia felicità solo su elementi effimeri quali la bellezza, un paio di scarpe nuove o un nuovo taglio di capelli, ma guardarmi attorno e gioire dell'amore che do e di quello che ricevo

Non avere interesse verso il pettegolezzo e non parlar male degli altri

Non criticare a priori qualcosa o qualcuno, senza prima valutare se il mio giudizio può dirsi ragionato o istintivo

Non mettermi le dita nel naso

Non avere paura del giudizio altrui

Pulirmi le orecchie

Essere sensibile ai problemi altrui

Rispettare gli altri e l'ambiente

Smettere di mangiarmi le pellicine intorno alle unghie

smettere di mangiarmi le pellicine????? cosa????

.......






Peccato....potevo quasi dirmi adulta ma non crescerò mai!

martedì 10 marzo 2009

Fermatemi!

Pubblicato da Micha Soul a martedì, marzo 10, 2009 1 commenti

Proprio quando pensi che il tempo non passi più, quando pensi che la noia stia per penetrare in ogni fessura ed invadere la tua vita, proprio mentre stai pensando alla possibilità di fuggire con pochi stracci, tanto amore e l'uomo della tua vita, ecco che qualcosa cambia.

Il lavoro ti dà più responsabilità, il capo ti fa capire che stai per fare QUEL salto, inizi a pensare al lavoro anche dopo-cena, ad organizzare il prossimo viaggio a Berlino.

Badi poco all'ordine della casa e scappi al lavoro prima che arrivino gli altri per portarti avanti e non lasciare mai arretrati inconclusi.

Smetti di pranzare in mensa con i tuoi colleghi ed esci con la carta di credito del boss, con lo scopo di portare i fornitori cinesi nel ristorante più inn della tua zona industriale.

Torni a casa in fretta e furia e ricevi la telefonata del boss che ti chiede aggiornamenti, proprio mentre stavi per consumare un momento di passione col tuo uomo e sai che devi rispondere al telefono. E' tardi, devi portare i clienti fuori a cena e tuo marito consumerà la piccola insalata di tonno che gli hai lasciato nel frigo.

Poi ti fermi un attimo e guardi casa tua, il caos statico, i pattini abbandonati, la tua pettinatura troppo perfetta, il tuo ego ad altezza lampadario.

E pensi che sebbene tu sia riuscita a vincere la noia, sebbene tu abbia smaltito il 3 chili di troppo, sebbene tu sia nella posizione di chiedere un aumento, non riuscirai mai ad accettare il tuo essere una donna in carriera.

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giovedì 5 marzo 2009

Frank (capitolo 1)

Pubblicato da Micha Soul a giovedì, marzo 05, 2009 6 commenti

 

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Tutte abbiamo avuto un Frank nella nostra vita.

Un grande amore seguito da un altrettanto grande dolore.


Il mio aveva all'epoca 42 anni ed era la bella copia di Hugh Grant.


Mi ero laureata da poco, a Marzo del 2003. In Agosto mi trasferii alle Canarie, dove iniziai a gestire un internet-caffè sull'allora desertica Fuerteventura.


Lasciai alle spalle due anni e mezzo di fidanzamento con un bravissimo ragazzo diventato troppo amico per potermi considerare innamorata.

Interruppi anche la storiella nata da pochi mesi con un ragazzo di Sanremo, conosciuto tramite un sito di musica black, che feci la pazzia di andare a trovare prendendo l'aereo dalla mia città natale in cui tornai dopo la laurea, Bruxelles.

Tre giorni di passione, ma a quel tempo il mio cuore sembrava essere rinchiuso in una patina di ghiaccio.

Arrivai su quell'isola e sentii che stava per iniziare una terza vita. Era giunta l'ora, a 25 anni, di conoscere me stessa.

 

Fino a quel punto la conoscenza del mio io avveniva attraverso gli uomini, lo studio, gli esami, la famiglia. Lì eravamo soli, io e il mare, quello specchio infinito nel quale riflettersi e parlarsi, conoscersi e capirsi.

 

Di quella mia terza vita, ora che sto vivendo la mia quinta, ricordo l'odore della spiaggia alle 6.00 di mattina, quando uscivo di casa per passeggiare e respirare la vita prima di recarmi al supermercato e fare rifornimento per il bar.

Ricordo la fatica, i piedi indolenziti a fine giornata, la schiena a pezzi, il portafoglio pieno di banconote sudate e diligentemente riposte nella cassaforte di casa. Ricordo le prime gaffe, il periodo di apprendimento nel quale mio fratello, venuto in mio soccorso per un paio di mesi, mi

bacchettava se fra un cocktail preparato e un caffé servito al tavolo "degli Italiani", facevo una pausa su internet.

Ricordo settembre di quell'anno, quando prese l'aereo in direzione di Bologna e io rimasi sola nella casa dei miei, una casa che acquistarono molti anni prima che quell'isola fosse scoperta dal turismo europeo.

Una casa che non riuscivo a sentire mia e che diventò il luogo di rifugio dopo giornate di lavoro pesante, seguite da nottate in discoteca ad ubriacarmi con pampero e coca-cola.

 

Ricordo quel giorno, l'unico in tutta la settimana, in cui entrai a lavorare alle 11.00, fiera della mia "dipendente" che nel frattempo aveva aperto, sistemato i tavoli fuori, acceso le luci e i pc e comprato le brioches.
Ricordo quando mi disse che giù c'era un cliente al pc n. 4 e mi chiese se potevo portargli la spremuta d'arancia.

Ricordo tutto e mentre scrivo non vi nego che mi tremano le mani. Ricordo che andai verso di lui con mille pensieri in testa, il mare, le scarpe viste nella vetrina accanto e la voglia di comprarle per la prossima serata al Waikiki...ma quando i miei occhi incrociarono i suoi e vidi il suo volto mi innamorai.

Capii per la prima volta in 25 anni che il famoso Colpo di Fulmine esisteva davvero, non era un’invenzione hollywoodiana.

 

Proprio lì, su quell'isola, lontana dal bisogno di cercare certezza e sicurezza in una relazione che non portava a niente, proprio lì nella mia piena convinzione di voler rimanere single a vita e godermi ogni momento come se fosse l'ultimo, persi la testa.


Ricordo quando lui uscì dal bar e io senza pensarci un attimo scesi giù e mi misi al suo pc, nel folle tentativo di trovarvi un indizio, un modo per rivederlo.
Non so se credere al destino, ai segni, al fatto che tutto sia già scritto, posso solo dirvi che la schermata era quella di hotmail e nella voce username vi era il suo indirizzo e-mail.
Gli scrissi che lo volevo conoscere, nascosi la mia vera identità ma dopo poche e-mail scambiate ci trovammo in un bar sperduto, tre giorni dopo dal primo incrocio di sguardi, e lui mi svelò che aveva capito da subito che fossi io.

Quella sera facemmo l'amore nell'appartamento che aveva affittato con un amico con la sua stessa passione per il kite-surf, e che avrebbe dovuto lasciare il giorno dopo per fare ritorno nella sua terra d'origine: l'Irlanda.

Oh, Frank.
Il giorno in cui partisti mi sentii incredibilmente vuota, e dire che di te conoscevo il nome, pochi dettagli della tua vita e del tuo lavoro, ma passai le 5 ore più intense della mia vita.

 

Non appena atterrò in Irlanda mi chiamò. Disse che voleva rivedermi, che era stato tutto così veloce, onirico, che non ci capiva più niente. Stesse mie sensazioni.


Dopo una settimana di telefonate, di stomaco chiuso, presi un aereo e lo raggiunsi in Irlanda per due giorni.
Andammo avanti così per un paio di mesetti, sentendoci con passione via etere, vedendoci di sfuggita in qualche posto sperduto d'Europa, che potesse essere una buona via di mezzo per entrambi. I voli insisteva per pagarli lui, si rifiutava di farmi spendere quelle cifre di denaro incredibili per un biglietto aereo preso all'ultimo momento. Mi disse che era un consulente finanziario, che aveva appena venduto la sua casa per dedicarsi alla laurea che aveva l'intenzione di conseguire….Si sarebbe iscritto all’università proprio dopo le vacanze

estive ma adesso tutto era così confuso....io non potevo dargli nessun consiglio ma chiaramente speravo che decidesse di trasferirsi sulla nostra isola. Aspettai che venisse fuori da sola la possibilità di convivere insieme in casa dei miei, fino a quando non avremmo trovato un'altra sistemazione.
E così seguì una pazzia dopo l'altra. Rinunciò al suo sogno di iscriversi all'università, si trasferì a Fuerteventura dove avrebbe ripreso a lavorare da casa come consulente finanziario.

Scoprii la sua età solo molto tempo dopo perché ogni qualvolta cercassi di chiedere il suo anno di nascita, cambiava argomento. Sapevo che era più grande di me, pensavo avesse sui 35 anni, almeno

quelli erano quelli che dimostrava. Quando una notte di nascosto mentre dormiva andai a frugare nel portafogli per scovarne la carta di identità sentii il cuore arrivarmi in gola nel momento in cui i miei occhi videro l'anno di nascita: 1961.
Quest'uomo aveva fatto un patto col diavolo.


La cosa mi piaceva, lui mi attraeva da morire, l'idea che avesse avuto una vita colma di esperienze, di donne, di viaggi...mi eccitava il fatto di parlare con lui un'altra lingua, di trovare affinità caratteriali nonostante la nostre diverse età e origini.
Stavo vivendo un sogno ad occhi aperti. Il sesso splendido, una grandissima complicità, un umorismo caratterizzato da molta auto-ironia che ci accomunava...mi piaceva l'idea di tornare a casa per l'ora di pranzo e vederlo fuori col portatile a lavorare, o in terrazza a prendere il sole con bottiglia di birra in mano e cellulare per affari nell'altra....

Ricordo l'acquisto dei mobili per la casetta che avevamo trovato da prendere in affitto in un residence con piscina, una casetta piccola ma in una posizione ottima e con tanto di solarium sul tetto. Ricordo il giorno in cui entravo a lavorare più tardi, noi due appena alzati dal letto per il troppo sole che entrava dalle finestre munite di sottilissime tendine poco coprenti, a tuffarci in piscina per svegliarci nel migliore dei modi.....

 

Ricordo tutto questo incanto come fosse accaduto ieri.

 

Così come ricordo le prime notti in cui lui si alzava, si sedeva nel soggiorno con una tazza di té in mano e una sigaretta nell'altra, dopo mezz'ora mi alzavo anch'io per andare a vedere cosa fosse

successo e lo vedevo lì, nel buio, a fissare un punto e a pensare. Ricordo quando mi diceva di tornare a letto e che lui dopo poco mi avrebbe raggiunta. Ma spesso mi riaddormentavo molto prima, in una faticosa attesa di sentirlo vicino a me…

Ricordo le nostre litigate per le critiche che gli rivolgevo riguardo a quei 3 pacchetti di sigarette consumati al giorno. Ricordo quando mi diceva che stava bene, che aveva solo qualche pensiero riguardo al lavoro, ma nulla di grave. Ricordo il distacco che si andava creando, le sue carezze sulla mia pelle, mentre la sua mente era lontana da noi.

 

Ricordo la prima volta che mi disse di dover andare a Dublino per qualche settimana. Ricordo anche che ci rimasi male perché partiva qualche giorno prima del mio ventiseiesimo compleanno. Mi disse di andare con lui ma sapeva benissimo che il locale non stava lavorando molto con la bassa stagione e con il brutto tempo che aveva reso Dicembre e Gennaio due mesi di perdita a livello di entrate.

Non potevo permettermi di pagare qualcuno che prendesse il mio posto, anche se per poche settimane.

Mi ricordo che lui risolveva tutto rispondendo "pago io" e io dentro di me mi chiedevo quante risorse avesse ancora in banca dopo tutti i soldi spesi negli ultimi 6 mesi.

 

Ricordo che dopo due settimane non resistevo, mi mancava e le sue chiamate si facevano sempre più rare.
Ricordo il suo poco entusiasmo nel sentire la mia decisione di raggiungerlo, così come mi ricordo l'accoglienza fredda che mi aspettava.
Entrammo in questo residence immenso nel verde, uno di quei residence da ricconi, aveva affittato una casa con 3 stanze da letto, tutto perfettamente arredato in stile vittoriano, un lusso che avevo visto in pochissimi hotel fino a quel momento.


Ricordo il litigio che scattò quando gli dissi che lo vedevo freddo, che negli ultimi mesi lo vedevo cambiato e che secondo me non provava più i miei stessi sentimenti. Ricordo le sue risposte vaghe, le sue giustificazioni poco plausibili, dette con quel tono distante, secco, troppo calmo per una mediterranea come me. Mi rimbombano in testa quelle sue cinque parole che chiudevano i nostri litigi….“Oh please, stop hassling me.” 

 

Ricordo che appena alzai la voce per digli che così non potevamo andare avanti lui mi disse che si sarebbe andato a riposare e avremmo ripreso il discorso quando si sarebbe svegliato.
Non posso dimenticare quanto piansi, quella volta e tutte quelle che seguirono. Lacrime acide e dolorose come il succo di un limone strozzato. Lo stomaco in subbuglio, il petto indolenzito dal pianto troppo feroce fatto di singhiozzi e sospiri rapidi e tremolanti. Ricordo tutto come se fosse ieri.

 

Ma non potevo fare a meno di lui. Ne ero pazzamente innamorata ed ero entrata in quel vortice in cui una donna non ha più la concezione di se stessa in quanto ad individuo dotato della consapevolezza del proprio valore. Concepivo la mia esistenza solo attraverso la nostra vita in due. Pensavo che sarei potuta morire senza di lui. Avevo avuto parecchie storie serie prima di Frank, semi-convivenze, relazioni durature con tanto di ricordi a seguito, vacanze in montagna, momenti di intimità, tutte finite per mancanza di questo brivido che solo lui era riuscito a tenere vivo dentro di me. Erano passati solo 5 mesi e a me sembrava di aver avuto solo lui nella mia vita, cancellando tutto ciò che era esistito prima. 5 mesi di un’intensità inspiegabile a parole, pagine piene di sensazioni, di una memoria piena zeppa di ricordi, come una spugna in una vasca d’acqua schiumosa.

 

E quindi, passò un altro mese fra alti e bassi, più lui si allontanava da me, più io ne ero innamorata. Le sue notti insonni a guardare il buio e a fumarsi la sua centesima sigaretta divennero sempre più frequenti, facevamo l'amore di rado e io mi sentivo indesiderata. Provai a levarmelo dalla testa, iniziai ad uscire con le mie amiche, a ubriacarmi e a farmi desiderare da altri ragazzi ma appena sentivo che poteva succedere qualcosa, tornavo in me e scappavo a casa, svegliandolo di notte e chiedendogli cosa ci fosse in me di tanto sbagliato da non riuscire a farmi amare da lui quanto necessitassi.  Ero diventata patetica. Una donna priva di autostima che a nulla serviva essere bellissima, a nulla serviva essere una brava imprenditrice.

 

 

Dopo un mese, ci trasferimmo definitivamente a Dublino. Ciò che accadde allora non potreste mai nemmeno immaginarlo.....

 

....lo saprete ben presto, alla prossima puntata......

 

 

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