sabato 26 dicembre 2009

BUON ANNO MIEI CARI AMICI

Pubblicato da Micha Soul a sabato, dicembre 26, 2009 1 commenti

Questo blog potrebbe essere un figlio. Ormai cresciuto (un anno bloggesco=18 anni umani), con la sua voglia di indipendenza, di fuggire, di farsi i fatti suoi.

ma come in ogni rapporto madre-figlio, io madre non riesco a stargli troppo lontana ed ecco che arriva il momento di riprenderlo fra le mie braccia e coccolarmelo come fosse ancora un neonato!


Saranno anche le feste, tutto questo luccichìo di luci sugli alberi, sui tetti, sulle siepi, a rendermi così malinconica. Sarà stata una Bologna coperta di bianco. E la voglia di scrivere è tornata! Con il mio progetto musicale sono in alto mare, ma non ne sono meravigliata. Mi sìaspettavo di arenarmi sulle spiagge di altre passioni durante il mio percorso. Ho riscoperto l'amore per la meditazione, la lettura di libri esoterici e legati alla forza dell'Universo. Ho riscoperto la fotografia. Arte, arte, e sempre arte. Ad un livello amatoriale ed acerbo. Ma sempre arte è.


E così siamo arrivati alla fine di quest' anno. Un anno fa passai gli ultimi giorni del 2008 sotto ad uno strato ghiacciato chiamato Amsterdam- Il 31 dicembre io e la mia dolce metà lo passammo a litigare. Quel viaggetto non fu proprio un buon inizio di anno, ed infatti il 2009 è stato un annetto difficile e pieno di buche. Quest'anno invece il 31 saremo a Roma, ospiti di colei che considero una sorella. per un 2010 migliore. Perche sarà il mio anno. Contiene i miei due numeri di nascita. E' un numero esteticamente bello. Avrò un figlio e uscirà il mio album. Non sono scaramantica e non mi sto toccando le palle mentre lo dico. Sono pronta a scommetterci.


Auguro a tutti voi la serenità dell'anima, il profumo dei biscotti appena sfornati, l'allegria di festa, il caldo di una casetta vissuta. L'abbraccio di tuo marito, i suoi baci sul collo, i suoi morsetti, i vostri sguardi innamorati e persi...


E prometto che tornerò più ignorante e divertente di prima, e che questo LOVE PLUGS tornerà a raccontare ritagli di vita di una coppia davvero fortunata. Perché lo ammetto, non sarò appagata dal lavoro e dalla risposta della società ai miei richiami di attenzione, ma aver trovato LUI è uno di quegli avvenimenti per cui bisognerebbe alzarsi ogni mattina e ringraziare, ringraziare e ringraziare.......

martedì 24 novembre 2009

dopo un anno di blog....

Pubblicato da Micha Soul a martedì, novembre 24, 2009 2 commenti

.............e così sono arrivata a superare un anno di qualcosa, io, l'incostanza in persona, colei che dovrebbe iscriversi a yoga da 3 mesi, che semina passioni per strada, a volte a discapito del portafogli, colei che se non l'avesse fermata una lettera di contestazione disciplinare, avrebbe aperto altri mille blog. Invece in un anno sono cambiate molte cose e questo blog ne conterrà per sempre le prove, i miei alti e bassi, i miei problemi, i miei sogni.
Ed in un anno ho finalmente assimilato il concetto di "selezione". Selezione nelle amicizie, nel tempo libero, negli hobby.

Giunti a questo punto devo ammette di non aver più tempo da dedicare alla scrittura, almeno non fino a quando avrò finito quello per cui mi sono assentata in quest'ultimo periodo, per cui non condivido più con voi i miei deliri come di consueto, per cui non controllo più i commenti del blog (ragion per la quale ho dovuto mettere un buttafuori chiamato capchka o qualcosa del genere all'entrata della pagina commenti.... :D )....
Il progetto che sto portando avanti significa molto per me, realizzare un sogno, o meglio seguire la propria inclinazione. Con molta dedizione e molti sacrifici credetemi.

E' per questo motivo che chiunque volesse continuarmi a leggere (fatelo vi pregoooo) potrà farlo qui, nel mio nuovo angolino di web, pronta a dar sfogo alle mie paure, alle mie gioie e a descrivere le mie sensazioni e i miei obiettivi raggiunti durante questo viaggio chiamato ALBUM che dovrebbe terminarsi, se tutto va bene (maschietti toccatevi le palle per me) a Maggio 2010.

Grazie per avermi letta, e per continuare a farmi visita...

domenica 8 novembre 2009

Ascoltami e guardami.....

Pubblicato da Micha Soul a domenica, novembre 08, 2009 2 commenti








e magari commentami ! :)

domenica 25 ottobre 2009

ITALIANS DO IT BETTER

Pubblicato da Micha Soul a domenica, ottobre 25, 2009 1 commenti

Succede che spesso, dopo la centesima lamentela rivolta alla società italiana, le persone che mi subiscono in questa fase si chiedono perché diamine non lascio questo paese. Anzi, quando dico loro che ho vissuto in Belgio, in Spagna e in Irlanda mi chiedono cosa ci sia in Italia, oltre a mio marito (e vi par poco?), che mi trattenga così tanto.

Effettivamente cinque anni fa, quando atterrai a Bologna non pensavo che avrei resistito in Italia per più di un anno. E durante questi cinque anni svariate sono state le volte in cui ho espresso a mio marito l'esigenza di andarmene. Pur dandogli tutte le mie motivazioni più che plausibili, lui è sempre riuscito a farmi cambiare idea. Certo, LUI è sicuramente il miglior avvocato del diavolo che esista, ma non posso negare che tutti gli elementi per cui invece LUI non lascerebbe il Bel Paese sono più che convincenti.

E quindi oltre al suo attaccamento alla terra madre e per inciso alla città natale (e qui dovrebbe scattare il brano di Guccini - Bologna è una vecchia signora...), le altre motivazioni sono entrate a far parte delle mie abitudini e mi sembra incredibile ammetterlo ma non penso di potermene più disfare.

Prima di tutto, la bellezza dell'Italia. Inutile anche solo parlarne. In questi anni ho girato molto per via della musica e sono sempre più convinta che non esista paese più bello al mondo. Qualche tempo fa fecero vedere in televisione una pubblicità destinata all'estero e mirata ad attirare il turismo, che sfoggiava tutta quanta la bellezza architettonica, culturale, paesagistica, storica del nostro paese e sì lo ammetto, ho avuto la pelle d'oca e mi sono detta FIERA di essere Italiana.

Secondo elemento: la gente. Per quanto male si possa parlare degli Italiani, io qui mi sento a casa. Non so se sia una questione di regione (pare che gli Emiliani siano tra le persone più disponibili ed aperte dell'Italia centro-nord), ma dopo aver vissuto 18 anni a contatto con un popolo glaciale ed ostile nei confronti degli outsiders, mi rendo conto che non potrei più fare a meno del calore italiano, del "volemose bene" nostrano, del "buongiorno" scambiato con la vecchietta del palazzo accanto, del bar di Luca e delle sue battute sulle mie occhiaie la mattina prima di andare al lavoro.

Terzo, il clima. Non dico che sia la perfezione. Forse la Spagna mi si addice di più in questo frangente. Tutto sommato però, confrontandolo con città quali Bruxelles o Dublino, non posso lamentarmi. Qui esiste l'inverno come nel resto d'Europa, ma riusciamo a vedere il cielo blu anche quando fa freddo. Per la sottoscritta, ciò rappresenta un elemento fondamentale. Non posso non vedere il sole per più di una settimana senza sentirmi depressa. Ragion per cui non potrei scegliere di trasferirmi ad esempio a Berlino, dove avrei più opportunità lavorative nonché la fortuna vi vivere in un paese propriamente amministrato dal punto di vista sociale e politico, ma vivere col grigiume di un cielo opprimente e basso, NO. Mi ucciderebbe.

Quarto ed ultimo punto, ma non per ordine di importanza, il cibo.
Il cibo è una delle ragioni più incisive per cui non riuscirei più a VIVERE in altri paesi.
Qualsiasi piccola località decidiamo di visitare, in qualsiasi posto ci portino i concerti, è un piacere assoluto per il mio palato. Dalle pappardelle al cinghiale mangiate nell'anonima osteria gestita da una signora tedesca sulle montagne tosco-emiliane, alle tagliatelle ai funghi porcini divorati a Forlì, le melanzane alla parmigiana della nonna di mio marito, il risotto di sua madre, la cucina pugliese di mio padre fatta di pesce, orecchiette, panzerotti, il caciucco della mia nonnina, il suo passato di verdura che riuscirebbe ad amarlo anche un bambino capriccioso poco incline alla cucina "verde".
NO, non potrei fare a meno della cucina Italiana, della certezza che ovunque io decida di andare, in qualsiasi ristorante sia invitata a cenare, non uscirò quasi mai delusa. Anzi, avrò goduto di un lusso ancora affrontabile per gente come noi, che pochi fuori da questo paese hanno la fortuna di avere. Perché qui esistono le osterie che con 6 euro a persona hai lo stomaco al settimo cielo ed il tuo palato ha goduto più di tuo marito durante un tuo spogliarello da "brava" segretaria.

Senza parlare dei supermercati, dei mercati ortofrutticoli, della carne e del pesce fresco. Delle grigliate di pesce a Cefalù con la mia amica Emma o della scorpacciata di frutti di mare a Cesenatico.

E se come stasera, mi capita di avere il frigo completamente vuoto, non ci vediamo costretti a ripiegare sul mac donalds, ma sulla croccantissima pizza da asporto.

Ricordatemelo la prossima volta che verrò assalita dalla voglia di scappare dall'Italia delle vallette, delle raccomandazioni, della giustizia corrotta, del politico mafioso, di Mara De Filippi e dei suoi programmi diseducativi, della sofferenza in TV come intrattenimento, dell'omicidio in carcere da parte di pubblici ufficiali, della malasanità e di tutto ciò che rende questo paese un inferno paradisiaco. 

venerdì 23 ottobre 2009

Apologies

Pubblicato da Micha Soul a venerdì, ottobre 23, 2009 0 commenti
Mi spiace davvero....dovrei fare più attenzione quando scrivo questi mie post riversati dal mio subcoscio in momenti di delirio. Troppo spesso lascio strafalcioni grammaticali e storpiature lessicali. Era tutto perfetto nel mio post precedente, una serie di scatti puliti, una cornice di frasi semplici ma mirate. E solo dopo un giorno mi accorgo di aver sbagliato il titolo e di aver tirato fuori il lato filogermanico che è in me (maddeché). E così l'ho voluto lasciare apposta quell'articolo sbagliato. Anche perché diciamocelo, fa un pò ridere! Un foto è per sempre! ahahahah

OK, detto ciò, per farmi perdonare, sto per accontentare molti di voi che durante la pubblicità dell'Enel, sebbene infastiditi dall'azienda pubblicizzata in sé, vi chiedete di chi sia quella voce che riesce ad accarezzarvi l'anima. Io non ho resistito e da due giorni ho questo deliziosissimo brano nel mio stereo....

Decido quindi di dedicarvelo....e che vi possa coccolare come una buona tazza fumante di cioccolata calda densa e dolce....






(Far Far di Yael Naim, 2007)

giovedì 22 ottobre 2009

Un foto è per sempre

Pubblicato da Micha Soul a giovedì, ottobre 22, 2009 1 commenti


amo fotografare ed immortalare un istante unico e irripetibile


emozioni solitarie e preziose


emozioni preziose



amo farmi immortalare in un istante unico e irripetibile , un'emozione solitaria e preziosa






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le prime tre foto sono state scattate dalla sottoscritta al Central Park (Manhattan) in marzo 2008

l'ultima foto è un ritaglio di una foto scattata da Fabiana Appicciafuoco, photographer

martedì 20 ottobre 2009

Giudice di me stessa

Pubblicato da Micha Soul a martedì, ottobre 20, 2009 0 commenti

Quanto vivremmo meglio se fossimo capaci di non farci colpire dai giudizi altrui? Se fossimo davvero in grado di farci attraversare da pareri negativi o da falsi preconcetti senza soffirne minimamente. Saremmo davvero uomini felici.

Invece, volente o nolente, il giudizio altrui ci colpisce, a volte molto, a volte quel minimo che basta ad infastidire il tuo ego.

Mi rendo conto che spesso dopo aver pubblicato un post, penso all’immagine di me che viene proiettata dalle parole appena scritte. Cerco di mettermi nella testa del lettore ed è lì che vengono fuori solo le possibili venature negative emanate dai miei racconti.

In uno dei post precedenti ad esempio mi rendo conto di aver dato l’impressione di essere una di quelle donne che vogliono un figlio per riempire un vuoto, per puro egoismo, per avere un giocattolino in più con cui giocare.

In realtà non è affatto così, desidero un figlio per portare avanti le mie ideologie e quelle del mio uomo e per vedere materializzarsi le nostre personalità in un esserino in carne ed ossa, ma il lettore mi conosce solo attaverso le mie parole e mi rendo conto aimé che ciò irrita la mia autostima. E così ci sono notti in cui mi giro e mi rigiro nel letto pensando ad un post da scrivere per rivalutare la mia immagine, in quel momento vengono fuori pensieri filosofici stupefacenti, riesco ad esprimere ragionamenti sull’essere umano che in genere mi riesce difficile concretizzare a parole. La mattina dopo non ho che un vago ricordo della nottata insonne ma non è rimasto nulla di quel poco di intelligente che le mie sinapsi erano riuscite ad elaborare.

Questo rispecchia un po’ ciò che succede nel mio tram-tram quotidiano. Sono consapevole del mio valore ma ho l’impressione che la gente intorno a me, al lavoro in special modo, non possa o non voglia vederlo.

Più volte arrivo alla conclusione che in realtà io non sia una persona speciale, che io sia tutto sommato stupida senza sapere di esserlo e che una stupida che non sa di essere stupida è davvero molto stupida.

La domanda che sorge spontanea è: come possiamo esser sicuri di conoscere le nostre qualità se non siamo in grado di esprimerle? O meglio ancora, com’è possibile che pur esprimendole siano pochi a notarle? 

Il giudizio che gli altri hanno di te è un fardello pesante, e a volte capisco perché continuo a voler rimanere nel buio, con la mia musica, con la mia scrittura, con il mio bel corpo, non per timidezza, non per ideologia, ma per paura.

Eppure ho un uomo, degli amici, una famiglia pronta a farmi sentire la persona più in gamba del mondo e a sottolineare ad ogni occasione quanto io sia speciale.

Ma il loro supporto non basta mai, anzi, a volte mi rendo conto di quanta poca importanza dia alle loro parole e al loro giudizio. Proprio perché certa del loro amore incondizionato.

Da dove arriva la nostra insicurezza e perché è così difficile fare in modo che il mondo ci guardi con i nostri occhi? 

E soprattutto, la percezione che abbiamo di noi stessi, è reale? E per quale motivo diamo così tanto importanza agli altri? Alla fine moriamo soli. E menomale! ci mancherebbe solo che anche passati oltre la linea di confine, il giudizio degli altri ci rendesse la morte impossibile! E' forse questo il punto? è forse il riflesso che scorgiamo negli occhi degli sconosciuti a tenerci in vita?

Io non credo esistano persone realmente immuni ai giudizi degli altri. Quelli che dicono "io me ne frego di quel che pensa la gente di me" tentano di giocarsi la carta dell'auto-convinzione ma forse sono quelli che ne escono fuori meno illesi.

Io dal canto mio tiro fuori i denti, mi incazzo, sto male, mi metto in discussione. E ne esco fuori più combattiva di prima, e se alla fine avevano ragione gli altri, almeno non sarò stata ad angosciarmi nelle mie sensazioni. E quindi creo, vado avanti, cerco una soluzione. Perché una soluzione c'è sempre.


Venerdì ho un colloquio importante. Me la sto facendo sotto. 


sabato 17 ottobre 2009

la nostra via di fuga

Pubblicato da Micha Soul a sabato, ottobre 17, 2009 0 commenti

Diciamoci la verità, per gente come noi (e con noi intendo me, mio marito e probabilmente i pochi lettori di questo blog) senza una passione che ci allontani dalla routine quotidiana, saremmo persi. Da rinchiudere o già morti.

Io e mio marito abbiamo la musica in comune e non potendo arrivare ad etichette discografiche major, abbiamo sempre fatto in modo di scegliere l'autoproduzione e il supporto di etichette discografiche indipendenti. Il 90 % del lavoro di un album in questo modo vien fatto dall'artista. 

La scrittura, la ricerca di basi musicali, la ricerca di collaborazioni, le registrazioni, i 160 km a settimana per andare a mixare i pezzi e per la masterizzazione finale, la ricerca dei grafici per la copertina, dei fotografi, dei registi del video ecc ecc ecc.

Un bel lavoraccio insomma. Duro, stressante quanto appagante. Nel caso di mio marito, durato un anno.

Finalmente oggi ci sono arrivate le copie. Fra una settimana ci sarà il live di presentazione ufficiale. Tutto fila liscio (mi tocco) e mentre guardo e riguardo il digipack mi sento fiera di lui, del nostro percorso musicale (questo è il suo primo lavoro solista ma prima di questo, insieme agi altri due membri del gruppo, abbiamo dato vita a due album: Graffi sul Vetro e Full Immersion), del nostro rapporto così speciale, del supporto che riusciamo a darci a vicenda.....

Mio marito è un mostro nella scrittura, i suoi sono deliri della mente, giochi metrici e sonori, immagini mistiche intrise di quel pizzico di noir che lo rende underground, avanguardistico ed indirizzato verso la musica d'autore piuttosto che al rap che ti spacciano oggi.
I suoi testi sono ricercati e per capirli bisogna avere la mente aperta d appartenere ad un target di pubblico che dietro ad una parola e ad un suono riesce ad intravedere il materializzarsi di immagini oniriche e/o incubi.

Mio marito fa rap ma ascolta De André, non segue il calcio, non ama fare il ballerino ridicolo nei club ridicoli pieni di sorrisi ridicoli, vive nel sottosuolo e torna in superficie quando il mondo giace negli abissi del sonno.

Se non conoscessi mio marito ed ascoltasi il suo album mi innamorerei di lui e sarei pronta a seguirlo fino in inferno. Laddove i deboli hanno amore e vincono sui forti.



per avere un'idea del concept e maggiori info ---- > CLICCATE QUI

grazie per il supporto.

lunedì 12 ottobre 2009

paura e delirio a.....

Pubblicato da Micha Soul a lunedì, ottobre 12, 2009 2 commenti

A meno che non si tengano in cittadine pittoresche, all'interno di mura medievali,  a meno che non rappresentino un evento storico-culturale e non vogliano far scoprire colori e sapori di tempi ormai lontani, a me le feste di paese mettono una gran tristezza. Non mi spiego quale sia la ragione e di sicuro mi sto addentrando in un discorso troppo generico, facilmente contestabile e con mille eccezioni. Ma in linea di massima, questa ricerca esasperata di un qualsiasi cosa da festeggiare, mi deprime.
Premetto che abito nella ridente cittadina di Granarolo dell'Emilia (sì è dove producono l'omonimo latte e no, non ho ancora avuto l'onore di spernacchiare il simpatico bimbo dalla voce stridula che urla "è quello della Lola!!"). 

Premetto che tre anni fa durante i mondiali non usciva mezzo urlo dalle finestre dei cittadini di codesto paesello, nemmeno al gol che ci ha consacrati campioni del mondo. Tanto che all'inizio mi facevo dei problemi pensando che forse stessero tutti guardando altri programmi o che stessero addirittura dormendo e mi sono permessa di chiedere ad amici e parenti di urlare in silenzio per non infastidire il vicinato....ometto la loro risposta in merito.

Premetto che in questo paesello non esiste una piazza. Voi entrate a Granarolo, fate tre chilometri in rettilineo ed è finita Granarolo. Praticamente una specie di viale con negozi sui lati, il comune e la chiesa, sempre sulla strada. Tutti stabili nuovi, nessun segno di una civiltà passata. 

Non so voi, ma per me un paesino senza piazza non è un paesino!

Però c'è un parco giochi per i bambini e un campo da basket, una capannina per i gelati e ben DUE benzinai. E c'è la COOP,  sì, hanno dovuto far chiudere i fruttivendoli e la macelleria per costruirla ma vuoi mettere un edificio mastodontico con trecentocinquanta luci sempre accese anche di notte? che tristezza..... 
C'è anche un poliambulatorio molto attrezzato e una palestra dove non mancano corsi di ogni tipo. Insomma, tutto sommato ammetto di viverci bene, certo non è come vivere a Bruxelles, la mia città natale, ma sono sempre solo ad una decina di km dal centro di Bologna.

Tornando al tema del mio post, questo week-end c'è stata la festa cittadina (o paesana?) che festeggiava probabilmente il __esimo anno della nascita del Comune. Bancarelle a gogò, stand, giochi per bambini, esibizioni varie e fuochi d'artificio.

Descritto così sembra un evento allettante. In realtà le bancarelle sembrano essere gli scarti dei mercati delle piazze maggiori, avete presente quelle con i capi d'abbigliamento più tristi, quelle che vendono trenta calzini al prezzo di uno e ti danno in omaggio una padella antiaderente? o ancora quelle che vendono asciugamani e tende! io un anno ci comprai una parure di lenzuola tigrate che dopo due lavaggi sembravano lenzuola bianche sporche di fondotinta. Al tatto pizzicavano in maniera indecente a causa dell'elevato numero di pallini fastidiosissimi che aveva creato il tessuto. 

Poi la bancarella militare!!! la bancarella militare!! ancora non mi spiego come riescano a sopravvivere i poveri commercianti che girano le fiere con questo tipo di articoli. In vita mia non ho mai visto nessuna persona comprarvi qualcosa. D'altra parte se io fossi un uomo e avessi fatto il militare di leva, non mi sognerei mai di acquistare una giacca e gli anfibi che mi rimembrano quante mazzate mi sono preso durante il CAR!

E come potrebbe mancare la bancarella dei trucchi andati a male e dei profumi evaporati? e quella delle felpe con i cartoni animati? dai su dite la verità, lo so che anche voi avete da qualche parte in qualche armadio, in qualche angolino nascosto e dimenticato, la felpa di Lupin che avete regalato al vostro lui perché in realtà rifletteva la fantasia erotica che si manifestava inconsciamente dentro di voi, immaginando il vostro uomo con la sigaretta in bocca avvicinarsi a voi con quello sguardo penetrante e furbetto per rubarvi un bacio...ammettete che tutto è svanito quando è uscita la sua testa dalla felpa, se l'è sistemata con fierezza sulla maglia che indossava (sì, perché la stragrande maggioranza degli uomini non si sa perché, ma provano le maglie senza togliersi quelle che hanno già addosso) e vi ha chiesto "come mi sta?". In quel momento ammettete pure di aver avuto la visione di vostro figlio fra sedici anni. Ammettetelo anche se non è così, almeno non mi sento l'unica idiota.

E cosa dire degli interessantissimi stand? quello che mi ha colpita maggiormente è stato quello del SUB. Il sub??? ma fanno corsi di sub a Granarolo dell'Emilia? cos'hanno costruito un oceano artificiale a nostra insaputa? sì, amore, forse proprio dietro la coop!  

E lo stand del  fotografo? Quello con la gigantografia della classica foto di matrimonio che sembra risalire al 1980? E quello con un cartello scritto a penna che ti implora di fermarti e farti fare un ritratto...un ritratto??? ma mi ci vedete due ore seduta davanti ai granarolesi che mi passando davanti con crescioni, piadine, pizze e io lì a sbavare dalla fame con un torcicollo in arrivo e il sorriso fintissimo creato dall'imbarazzo della situazione e dall'obbligo di sorridere per il ritratto?

E la gente! quanta cazzo di gente c'è a queste feste di paese? macchine parcheggiate ovunque, immobilizzazione delle forze dell'ordine per bloccare centinaia, migliaia di automobili pronte ad invadere Granarolo dalle cittadine limitrofe! E le mamme e i papà con i loro trecento figli, duemila carrozzine che si scontrano, imbottigliamenti causati da esseri umani vaganti che si fermano con la bocca spalancata davanti allo showman della piastra magica, quella che in due secondi ti cucina qualsiasi cosa e si lava con una sola passata di spugna asciutta e senza detersivo. 

Tutti a tirar fuori il loro completo migliore, le donne con il tacco 20 che le vedi goffissime dopo i primi venti metri, gli uomini con quattro dita di gelatina in testa, i bambini intrappolati negli abiti più scomodi per salire e scendere dall'enorme bruco mela. 

E tutti camminano camminano camminano, si fermano, guadano, ricamminano, si fermano alla bancarella siciliana e si fanno fori un babà e un arancino, poi riprendono la loro passeggiata, si provano un cappotto e un cappello di lana con 25 gradi all'ombra, si fermano alla bancarella delle pizze al taglio, mangiano, si sporcano con il sugo bollente la loro mise della domenica, smadonnano, poi però il trancio di pizza di 2o metri se lo finiscono in tre minuti, si godono lo spettacolo del gruppo di sessantenni che fanno l'esibizione di Yoga sull'erba e che da lontano mia nipote scambierebbe per i Teletubbies. 
Si fermano a sfumacchiare nell'ultimo chiosco di piadine dopo aver deglutito una leggerissima piada peperoni, cipolla e salsiccia e ripercorrono il tragitto godendosi però tutto ciò che offre l'altro lato della strada.

Io e mio marito, ormai consapevoli del senso di tristezza che ci prende quando percorriamo quei tre chilometri (ora che ci penso forse è 1 solo perché dubito che io possa mai riuscire a resistere alla tortura per ben tre chilometri a piedi), ci divertiamo a farci questa sagra quasi ubriachi fradici. Non dovendo prendere la macchina, è l'unica occasione che abbiamo per vivere un evento del genere con un tasso alcolico in corpo elevato. Cosicché tutto ciò che a raccontare e a vivere da sobria mi rende inspiegabilmente triste, con l'ausilio del sangiovese, diventa uno dei momenti più divertenti dell'anno! E arrivati alla fine del nostro "paura e delirio a las Granarolas" che ci vede protagonisti di avventure ed aneddoti comici, che ci vede azzannare qualsiasi tipo di alimento elegantemente posto in rustici taglieri per la degustazione gastronomica, ci aspetta nientepopodimenoché l'immancabile, irrinunciabile, irresistibile stand DELLE CREPES ALLA NUTELLA per tornarcene così, a fine serata, a casa con un bel mal di testa ed una meritatissima dissenteria.

sabato 10 ottobre 2009

la scommessa del sabato

Pubblicato da Micha Soul a sabato, ottobre 10, 2009 2 commenti


Mio marito è tornato a casa stamattina alle 7.30 dopo aver suonato a Milano per una serata in onore di Abba, un ragazzo di soli 19 anni ucciso a sprangate per motivi futili: si pensava avesse rubato l'incasso di un bar.
Alle 11.30 ci siamo alzati, dopo esserci coccolati e crogiolati fra le lenzuola, abbiamo consumato il nostro solito crunch del sabato e abbiamo optato per una bella passeggiata nel centro della nostra amata Bologna. Ammetto di essere fortunata ad aver un marito che non necessita per forza della sua pasta al ragù delle 13.00, obbligatoriamente seduto davanti alla tv, con tanto di pisolino pomeridiano. 

Siamo usciti di casa alle 12.30 e alle 13.00 avevamo già trovato parcheggio in una Bologna ancora vivibile. L'ora ideale per fare shopping.
Erano mesi che non mi permettevo una dose di sano "lèche-vitrine", ma la consapevolezza di avere ancora molte spese da saldare questo mese non mi rallegrava più di tanto la giornata. Ero quasi sicura che alla fine mi sarei portata a casa un accessorio da dieci euro e un pizzico di invidia verso le migliaia di ragazzine con pacchi, pacchettini, appena uscite dai vari Scout, H&M, Zara, Sisley e co.

Invece, LUI, forse per pena, forse per il senso di colpa scaturito dal suo assenteismo dell'ultimo periodo, mi ha concesso un bonus da spendere di 50 euro!
CINQUANTA EURO! e che cosa ci comprerai mai con cinquanta euro al giorno d'oggi, chiederete voi?
Questa è stata a mia scommessa di oggi. Comprare intelligentemente qualitativamente e quantitativamente con soli cinquanta miseri euro.

Prima tappa: il famosissimo mercatino di Bologna chiamato "La Montagnola" situato in Piazza VIII Agosto e nel Paco della Montagnola. Solitamente ho una specie di allergia verso i mercati, specie se fa caldo e se è affollato, ma la nostra fortuna è stata quella di arrivare ad un orario tattico e di trovare ancora bancarelle semi-vuote. Avevo già in mente che cosa avrei cercato in quel mercato: una paio di stivali. Ne immaginavo sia il colore che il materiale. Non so come, ma ho un dono particolare che fa sì che io riesca a materializzare nella mia mente quale tipo di oggetto mi servirebbe per creare il mio stile personalizzato. Non sono una da mode, non seguo le tendenze del momento, la mia moda la creo su di me, a seconda del mio corpo e dei miei colori del viso e degli occhi. A seconda del mio umore, della musica che sto ascoltando. Sono caledoscopica da quel punto di vista, non amo fossilizzarmi in un unico genere. 

Ad ogni modo, ho la fortuna di essere magra e di poter evitare di spendere cifre improponibili per vestirmi. 

La parola chiave è: riciclare.

Non butto via niente. Ho magliette ancora integre di quando avevo 17 anni e ogni anno posso tirarle fuori, abbinandole in maniera diversa e rendendole sempre attuali. Non sono una fashion addicted, ho solo ereditato da mia madre ciò che chiamano estro.

Dopo aver girato due bancarelle di scarpe, ecco il colpo di fortuna! IL paio di stivali che cercavo, a soli 29 euro. Li guardo, li tocco e mi dico che non è possibile, costano troppo poco, saranno scadenti, come minimo perdo il tacco dopo un'ora che li indosso, ma ho fretta e tutto sommato anche se non è vero cuoio, le prendo lo stesso, tanto quel che conta è la comodità (e c'è tutta) e lo stile (idem). 

Mentre ci dirigiamo verso la seconda meta, ne tiro fuori uno dal sacchetto e noto un cartellino con un prezzo: 79 euro. Un altro cartellino attaccato allo stivale con scritto vero cuoio. Incredibile! poi capisco. Sul lato interno del tacco destro vi è un piccolissimo ed impercettibile segnetto. Erano fallati. Ma un "fallo" tutto sommato più che accettabile!

Meta numero due: Pull And Bear. Io adoro quel negozio, per chi ha occhio, si riescono a fare degli affari incredibili. Il mio più bel paio di jeans viene da lì, li pagai 40 euro e li sto portando addosso in questo momento, vita bassa, strettissimi e quasi elasticizzati sulle gambe ma non lì dove potrebbe far male alla nostra "femminilità". 

Un lavaggio vintage ed una forma che disegna alla perfezione la silhouette, senza tasche ingombranti né cuciture fastidiose.

Quello che cercavo era appunto un secondo paio di jeans simile, poiché questo prima o poi inizierà a camminare da solo. Li vedo in vetrina, 35 euro. Aia!, mio marito mi guarda e mi dice: stiamo sforando. Io non lo ascolto, sticazzi della scommessa, penso. Li porto con me nel camerino, li provo, sono loro!! perfetti, ancora più beli di quelli che indosso perché hanno la vita leggermente più alta e sono più sottili, ecco i leggings effetto denim che cercavo su Laredute.it ma che ho dovuto rendere perché orribilmente obrobriosi!.
E poi vuoi mettere la cerniera che chiude il jeans sul polpaccio? stilosissima! 

Siamo in fila, ci guardiamo attorno, io abbraccio LUI come avrebbe fatto una ragazzina che sta per andare a vedere "Save the last dance" al cinema. E i miei occhi si fermano sul reparto accessori, vicino alla cassa, e lì vedo un cappello, IL capello. Faccio un balzo e me lo misuro, mentre LUI dalla fila scuote la testa sussurrando: 
"no, ora stai esagerando". 
"Dai amore!! guarda come mi sta bene, lo sai quanto li sfrutto i cappelli !!"
"No, mi spiace ma non è giusto, avevamo detto 50 euro a testa, e tu stai già sforando senza il capello". 

Lo rimetto apposto, e torno in fila col muso. E' il nostro turno, pago e la commessa con mia sorpresa annuncia "19 euro e 90"!! siiiiiiii! che culo!!! "bhè amore, ormai i cinquanta euro erano diventati sessanta nella nostra testa no?, tanto vale che i dieci euro restanti li spenda nel capello"!
E così mi sono portata a casa tre capi per soli 60 euro, ma nel pagare una delle commesse del negozio mi riconosce, conosce il gruppo e i nostri brani, mi fa i complimenti e mi regala una collana mettendola nel sacchetto di nascosto, una collana che portava il cartellino con scritto 10 euro. Io ero allibita, e quasi quasi non riuscivo ad accettare questo suo regalo, ma lei con una inspiegabile ammirazione negli occhi mi fa "non ti preoccupare, li metto io in cassa dieci euro, ma è un mio onore farti un regalo! basta che la indossi al prossimo live...". Sarà fatto, lo giuro.

Ci sono giorni in cui mi dico che da lassù qualcuno si diverte a farmi piangere un giorno e sentirmi la donna più fortunata del mondo il giorno dopo....riescono a farmi passare dall'inferno al paradiso senza che io mostri loro il biglietto per l'uno o per l'altro posto.

Quindi signori e signore, scommessa vinta e con questo post posso testimoniare che con pochi euro, molto occhio e qualche ammiratrice segreta, si riescono ancora a fare acquisti dignitosi e stilosi:






EPILOGO:
Lui ha speso 140 euro in un negozio di street-wear per tre maglie DI MARCA. Poi dicono di noi donne. In cambio, domani cucinerà lui per i miei suoceri che ha pensato bene di invitare a pranzo!! Tutto sommato mi è andata bene!

venerdì 9 ottobre 2009

Attacchi di panico e co.

Pubblicato da Micha Soul a venerdì, ottobre 09, 2009 6 commenti

...ad un certo punto ti inizia a battere il cuore all'impazzata, perdi il senso dell'udito e la vista si fa poco nitida. Quasi non riesci a respirare e pensi quasi sia giunta la tua ora di dire addio a questi trentun anni di vita.

Poi una vocina dentro di te ti implora di alzarti, e di lasciare la stanza. 
Così facendo, l'attacco di panico viene abbandonato fra quelle quattro mura e tu questa volta l'hai fatta franca.

Sarà l'arrivo di un nuovo inverno, sarà un figlio che cerco da due anni senza ombra di successo, sarà la consapevolezza di avere una madre felice a metà, sarà che le mie capacità non trovano sfogo in un lavoro che mi dia soddisfazioni. Sarà sarà sarà. Qualsiasi cosa sia, questa volta sarà difficile da debellare.

Il medico mi ha prescritto dello Xanax, io mi sono recata in farmacia con la ricetta e prima ancora di rivolgermi alla farmacista, ho guardato il foglietto ed ho esclamato "no, scusi, ho sbagliato, torno più tardi...".

Mi sono detta che posso farcela da sola a controllare la mia mente, basta che mi prenda cura di lei.

Sono tornata a casa ed ho scritto la lettera di contestazione in risposta alla lettera di richiamo che mi è stata simpaticamente consegnata a mano martedì 6 ottobre dalla responsabile amministratrice dell'azienda per cui lavoro. Finalmente ho potuto usare l'arma della scrittura per comporre la mia replica dura e sincera ad un atto sgradevole ed irrispettoso verso il lavoro da me svolto in cinque anni per un'azienduccia dei miei coglioni. 

Se avete seguito le puntate precedenti, sarete al corrente del fatto che hanno scoperto un mio file nel pc del centralino che uso durante le mie noiosissime ore di archivio. In realtà quel file era lì per caso, lo trasferii dalla mia chiavetta USB per pubblicarlo sul blog. Ma lo scrissi a casa la sera prima, come ormai faccio da quasi un anno. Scrivo prima di andare a letto, trasferisco il file nella chiavetta e il giorno dopo dal lavoro pubblico il mio post sul blog. Tutto qui. Un gesto rapido ed innocuo.

Un gesto che aimé mi è costato una bruttisima lettera che ha provocato il corto circuito interno dei miei neuroni ed ha innescato una serie di veri e propri attacchi di panico.

Non so se quello che hanno fatto sia davvero legale, non so per quale motivo l'abbiano fatto visto che il mio lavoro viene svolto nel migliore dei modi. 

Ad ogni modo c'è sempre un perché e niente avviene per caso

Probabilmente mi stavo infossando in una realtà piccola dalla quale non mi era possibile uscire a causa della mia professionalità. Il fatto che lavorassi per quell'azienda come se fosse mia, facendomi mille scrupoli se un cliente ritardava con i pagamenti, chiamando l'ufficio da casa le (poche) volte in cui ero costretta a letto, chiedendo se tizio caio avesse chiamato, avvisando il mio responsabile delle cose urgenti da fare, chiedendo alla mia collega di controllare la posta onde evitare che la mia malattia potesse recare danni ai clienti.

Per 1100 euro impiegavo otto ore del mio tempo a pensare a come far crescere un'azienda, a come recuperare clienti, nonostante la consapevolezza di non  prendere un solo centesimo di provvigione. Poi è arrivata questa crisi, 9 persone in cassa integrazione, ma il figlio del padrone con la mini nuova di zecca e l'ultimissimo modello di i-phone, il padrone con l'X5 e io con due occhiaie sempre più pronunciate ogni giorno. 

Mi hanno spiegato che sarebbero arrivati tempi duri e che avrei dovuto fare il mio lavoro e quello di una delle ragazze che hanno messo a casa. Non potevo dire di no chiaramente. Per non impazzire del tutto però non nego che qualche giro su internet me lo facevo, fra una twitterata di due minuti, un controllino sul mio mypace per vedere se qualcuno avesse commentato qualche mio brano musicale, un giro di valzer sui siti d'informazione e tutto finiva lì. 
A dir tanto 15 minuti al giorno rubati alle otto ore di lavoro. Senza fare pause caffé. 
Dalle 13 alle 14 (pausa pranzo) dopo aver pranzato, mi occupavo di rileggere e correggere la bozza scritta la sera prima per il blog e la pubblicavo. Ne mandavo una copia via e-mail a mio marito e ne stampavo una per me.

Tutto qui. Niente più. Per il resto, mi occupavo egregiamente del mio lavoro.

Eppure ecco la lettera. Ecco lo schifo. L'ingiustizia, la cattiveria, l'incomprensione.
Sono tornata a casa e ho dato sfogo alla frustrazione formatasi in cinque anni a fare un lavoro che mi fa vomitare. Ho scritto la lettera e l'ho mandata all'azienda per raccomandata. Ho chiesto al dottore quanti giorni potesse darmi per via delle crisi di panico e lui mi ha concesso tre giorni per riposarmi.

Il primo giorno mi sono svegliata con un pò di malinconia, tanti dubbi sulle mia innocenza o colpevolezza. Ho cercato di capire quale alternativa potesse offrirmi Bologna in questo periodo e la risposta è stata "niente". Devi tener botta, mi ha detto il dottore.

Allora mi sono fatta una lunghissima doccia, come a voler sgrassare la mia anima da tutta la rabbia accumulata. Sono uscita dalla doccia come fossi stata battezzata una seconda volta, ma nel nome della libertà. 

Ho messo a posto casa, ho finalmente messo ordine là dove non riuscivo a trovare il tempo per farlo. Ho pulito i vetri, ho sciolto le tende color porpora facendo filtrare attraverso di esse un sole luminosissimo e con i suoi raggi quell'arietta fresca e profumata di campagna. Amo il gioco di colori che riesce a regalarmi un raggio di sole a contatto con un tessuto colorato, non per niente i muri di casa mia sono color senape. Il sottofondo musicale di Bob Marley ha fatto rivivere quei dieci giorni passati in Giamaica un anno fa e io ho ballato, cantato a squarciagola, quasi volessi allontanare i pensieri cattivi, la negatività.

Poi arriva la telefonata. Mi chiama la mia collega e mi chiede quali siano le mie intenzioni. Bastardo, il mio responsabile non ha nemmeno osato farsi sentire. La rassicuro dicendole che lunedì torno ma che per tre giorni ho bisogno di riposo e che nessuno mi rompa le scatole dal lavoro.

Metto giù e vado a vestirmi, esco, il sole mi bacia gli occhi, la fronte, anche le vespe che solitamente mi spaventano, sembrano venirmi di fianco con più discrezione, quasi a volermi solo far compagnia. E questa volta non scappo come è mia abitudine fare.

Mio marito torna dal lavoro e trova una moglie raggiante, profumata ed intenta a preparare un piattino orientale molto appetibile. Dopo cena lui ha un meeting importante per il suo cd, e io mi metto a letto alle 22.30.

Il giorno dopo alle 8.00 sono in piedi e sono un'altra donna

Oggi è il terzo giorno e mi sento viva, ho letto, sono stata un pò su internet a fare promozione all'album di mio marito, ho dato l'acqua alle piante, ho passato lo straccio nel terrazzo.
E dello xanax, nessun bisogno.

Adesso mi aspetta il week-end e il mio ritorno in ufficio lunedi. Eppure non ne ho paura. Non DEVO aver paura. Perché da lunedì prossimo io diventerò un'impiegata come tante. Timbrerò il solito cartellino alle 8.30 ed uscirò alle 17.30 puntuali. Farò il mio lavoro con calma e tranquillità, senza mai stressarmi e ripetendo a me stessa "fai quello che riesci a fare, e se non riesci a fare tutto oggi, lo farai domani, non ti corre dietro nessuno. Possono mandarti una lettera di richiamo per aver usato impropriamente i beni aziendali, ma non possono farlo perché non ti ammazzi di lavoro". 
Ecco, una specie di mantra da ripetere incessantemente nella mia testa.

Alcuni giorni, porterò con me il mio MacBook sul quale scriverò un post durante la pausa pranzo e lo pubblicherò la sera da casa.

Uscirò dal lavoro riposata e con le energie utili per portare avanti le mie passioni, per occuparmi della mia casa e di mio marito.

So che questa situazione non durerà in eterno, che prima o poi qualcosa cambierà, la crisi passerà e ci saranno più opportunità lavorative. O che mio marito si convincerà a schiodarsi da questo paese a seguito del mio brainstorming quotidiano e ci trasferiremo finalmente in Australia.

E se proprio prima di andare a letto alcuni brutti pensieri si impossesseranno di me, non chiederò aiuto allo Xanax, ma ad un libro, ad un pezzo jazz, ad un bicchiere di vino rosso e perché no, alla nostra grandissima santa maria.

lunedì 5 ottobre 2009

pillole di saggezza maschile

Pubblicato da Micha Soul a lunedì, ottobre 05, 2009 1 commenti


 - amore, sono tanto giù, mi sento una merda, non ho più stimoli, mi sento inutile, depressa, con l'auto-stima ai minimi storici registrati....

- amore ma che dici? sei stupenda, sei bravissima, hai tenacia, non ti lamenti mai, sei coraggiosa e intelligente... amore dico davvero sai, sei di gran lunga al di sopra della media rispetto alle altre donne...tu.....tu sei incredibile! sei quasi un uomo!



......
non aggiungo altro.



venerdì 2 ottobre 2009

cresce la fobia per l'influenza suina........

Pubblicato da Micha Soul a venerdì, ottobre 02, 2009 2 commenti

...... semplicemente esilarante.

(grazie precog 84!)

giovedì 1 ottobre 2009

Risparmio si, risparmio no

Pubblicato da Micha Soul a giovedì, ottobre 01, 2009 1 commenti

Ho sempre pensato che risparmiare sulla spesa fosse una delle ultime cose che avrei fatto in vita mia. Piuttosto faccio attenzione a non sprecare, perché buttare il cibo a me non è mai piaciuto, ma guardare che i biscotti da mettere nel carrello siano quelli più economici, no! Eppure, in periodi di magra come questi, dove in poco meno di un mese ti vedrai portar via 1600 euro di assicurazione + 700 euro di condominio + 400 euro di tagliando senza contare il fatto che questo periodo combacia perfettamente con l’uscita dell’album di tuo marito il quale dovrà pagare grafico, fotografo e quant’altro, non resta altra alternativa. Ok, hai appena fatto un acquisto su laredoute.it di 120 euro, ma potevi rinunciare ad anticipare lo shopping invernale per non rimanere senza leggins pesanti effetto denim nei periodi più freddi?

Quindi, dicevo, inizi ad autoconvincerti che i prodotti con il marchio coop siano i più controllati, abbiano una qualità garantita e il prezzo più conveniente che ti permetterà di recuperare i 120 euro spesi ad insaputa di tuo marito.

Vai contro i tuoi principi morali e accetti di piegarti ai prezzi stracciati di Liddle, anche se mentre riempi il carrello di detersivi e prodotti per casa, non riesci a non pensare alla lettera che quel ragazzo scrisse a Beppe Grillo raccontandogli la sua orribile esperienza come impiegato disumanamente sfruttato, in uno dei punti vendita del suddetto supermarket.

Ringrazi tua nonna per averti convinta dopo anni e anni di implorazioni a spendere quei miseri 10 euro per la carta coop. E adesso grazie a quella carta coop hai uno sconto del 10% da spendere entro la fine del mese.

“Amore ma oggi è già il 30!!! Dobbiamo sfruttare lo sconto!!”

E quindi ti dirigi verso il supermercato incriminato di cui sei socia al 0.0000000010% ed inizi a fare acquisti manco avessero annunciato la terza guerra mondiale.

“No, amore, non possiamo prendere i prodotti in offerta, non applicano lo sconto”

“come no? E perché? Che stronzata è?”

“amore è così e basta, ok che la coop sei tu (possessore della carta soci) e quindi io ma non mi hanno mai interpellata per chiedermi se potessero andarmi bene queste regole! preferisci risparmiare con il mega sconto o con i prodotti in offerta?”

Dopo aver colloquiato animatamente con tuo marito, inizi ad essere presa da una sorta di euforizia natalìa, ovvero un'euforia natalizia in periodi non natalizi, e a riempire il carrello in maniera del tutto illogica. Unico scopo: spendere il più possibile per recuperare il maggior risparmio possibile.

Pensi a tua madre che da due mesi, ogni volta che viene a casa tua, ti fa notare che ti manca un secchio per il mocio del terrazzo e che la scopa ha il manico rotto. Ti fermi davanti al reparto casalinghi e scruti con attenzione pentole, tazze, servizi di piatti, posate stile moderno…. Tuo marito intanto si è caricato venti casse d’acqua sulla schiena e vaga a quattro zampe per l’ipercoop in cerca di sua moglie col carrello. Quando ti trova lì, ti corre incontro col fare di un cane ringhioso e tirandoti la maglietta coi denti ti trascina via dall’angolo casalingo.

Tu guardi tuo marito con occhi irresistibili e gli sussurri “amore, sai quanti bei piatti afrodisiaci posso cucinare con questo wok? Hai presente quelle pietanze che si mangiano con le mani? Io imbocco te e tu imbocchi me”…..e lui cede, anzi abbocca.

Arrivi alla cassa che non riesci a fare il conto delle buste che ti servono. Ne afferri uno strato spesso 3 cm, per un totale di 100 buste. Saranno in sconto anche quelle? Tuo marito intanto si è assentato un attimo (il momento ideale direi) per andare a cercare la lametta di ricambio del suo rasoio che userà sì e no due volte al mese. Avvicino mentalmente la parola “uomo” al verbo “cercare” e presa dal panico chiedo alla cassiera di chiamarlo con il microfono “il signore che sta cercando le lamette Gilette power fusion è pregato di rivolgersi immediatamente alla cassa 7 causa eccessiva produzione di bile della moglie. Stato di allarme livello 10.”

Finalmente quaranta minuti dopo, sei riuscita ad impacchettare tutto, hai anche chiesto in prestito un muletto ai magazzinieri per facilitare il trasferimento della tua spesa verso la tua macchina. Lo scontrino lungo 6 km viene strappato dalla cassiera, che con sorriso smagliante e unghie finte esclama “centosettantasetteeuroequarantacinque”.

Paghiamo, svuotiamo i carrelli e il muletto nel portabagagli, saliamo in macchina, ci guardiamo, prendo il mio cellulare, faccio il conto del miserissimo risparmio che ci ha fruttato questa scorta triennale di cibo e articoli vari. Alzo la testa verso di lui e lo imploro:

“dimmi che le venti confezioni di acqua che hai preso non erano in offerta!”


.......

mercoledì 30 settembre 2009

a.a.a. cercasi coraggio

Pubblicato da Micha Soul a mercoledì, settembre 30, 2009 3 commenti

Ci sono periodi in cui tutto mi sembra non avere alcun senso. In cui per qualche attimo la mia anima esce dal mio corpo, mi guarda e mi dice "guarda che hai trentadue anni fra pochi mesi e non hai ancora combinato niente". Ho un'anima esigente. Vuole spronarmi affinché io afferri i sogni, a dominare la mia vita, a cambiarla prima che mi cambi.
Ed alcune volte parto con il giusto entusiasmo, con la giusta carica di convinzione. Poi però, a metà dell'opera mi fermo. E mi deprimo.
Così succede con il mio lavoro, che odio e che amo, che amo e che odio, che dico di amare per non pensare a quanto stupida posso essere io che, laureata e con molte capacità, da 4 anni lavoro per la stessa azienda che mi sottopaga. E ancor più scema mi sento quando penso che due anni fa avrei trovato lavoro facilmente e non ho agguantato l'opportunità, oggi invece mi tocca tener duro fino alla fine di questa crisi che sta facendo perdere il lavoro a troppe persone.
E mi considero un'idiota quando penso che queste otto ore vengono sottratte dalla mia vita, che in queste ore potrei camminare per le foreste dell'Amazzonia, ammirare i templi Maya, nuotare nell'oceano Indiano...ed invece posso solo scoprire questi posti attraverso la mia immaginazione, sognando ad occhi aperti.
Sognare.
Sognare di viaggiare, sognare di vivere con la mia musica, con i miei racconti, conoscere culture diverse, avere una bella casa e tanti figli che corrono felici in giardino. Lavorare da casa ed occuparmi di loro, oltre che di me stessa e di mio marito.
Invece sono qui. Scrivo su questo blog durante la misera ora di pranzo dopo aver svuotato il contenuto del contenitore di plastica dove aspettava di essere inforchettata la mia pasta scotta. Sfogo le mie frustrazioni. Meglio così che con la cattiveria verso altre persone. D'altra parte sono buona, troppo buona e mi faccio mettere i piedi in testa da chiunque. Mille volte mi immagino mentre porto la mia lettera di dimissioni al mio responsabile e nel mio immaginario godo nel vederlo dispiaciuto. Ma ad un tratto mi sveglia dal sogno lo squillo del telefono sulla mia destra, rispondo e mi fiondo nel suo ufficio pronta a farmi sotterrare dal lavoro, provando anche un minimo di simpatia quando cerca di essere divertente, e non riuscendo a dire di no al suo modo eccessivamente amichevole di chiedermi favori. Un ottimo stratega il mio responsabile, che ha ben capito i miei punti deboli e li sfutta senza pietà.
Ma arriverà quel giorno. Arriverà quel giorno in cui con la mia musica riuscirò a viverci, in cui pubblicheranno qualcosa di mio, in cui riuscirò finalmente a rimenere incinta e in cui con gioia immensa poserò sul tavolo quella lettera e due secondi dopo riuscirò a vomitare addosso ad ognuna delle persone che si sono approfittate di me, tutte le verità, le verità dolorose che non vorrebbero mai sentire.

Intanto faccio la mia ottantesima fotocopia mentre sorrido malinconicamente al prossimo cliente che entra in azienda quasi a volergli far capire di non fermarsi all'apparenza e che non sono stata assunta come receptionist che prepara i caffé, e sì che arriverà il giorno in cui potrò liberarmi dei loro sguardi sessisti e versare il bicchierino di plastica ancora bollente sulle loro belle camicie bianche.

lunedì 28 settembre 2009

Il corso prematrimoniale

Pubblicato da Micha Soul a lunedì, settembre 28, 2009 1 commenti


Quando sentivo le coppie parlarne, anni luce prima che il pensiero del matrimonio mi avesse mai sfiorato, credevo che con "corso prematrimoniale" si intendesse un corso facoltativo di cucina e cucito, un manuale tipo della brava casalinga e dell'uomo attrezzo.
In seguito lo intesi più come una rimembranza dei corsi di religione pallosi e inutili, di quelli che , specie se serali, rischiavano di farti ronfare dopo la seconda preghiera dedicata agli sposi.
Pian piano qualsiasi informazione mi arrivasse a riguardo, era sempre circondata da un pezzo di scocciatura incellofanata. Ci misi poco a capire che quel corso lì, in qualsiasi modo possibile, avrei dovuto evitarlo, semmai un giorno mi sarei voluta sposare.
Quel giorno arrivò prima ancor di capire che cosa stessi facendo e lo ammetto, fui proprio io a pressare il mio povero maritino allora ventiduenne affinché potessimo giurarci amore eterno!
La verità è che trovai quel che cercavo e potevo fermarmi lì, ma mai e poi mai avrei rinunciato alla possibilità di avere una festa tutta mia! Altro che giuramento solenne, sarei l'ipocrisia in persona se negassi che la ragione principale per cui premevo tanto era il potermi vestire da principessa senza trovarmi in mezzo ad una festa di carnevale!
Purtroppo però, non sembrava possibile trovare il modo di baipassare quel fastidiosissimo corso. Mi chiedevo come potesse un prete "istruire" una coppia destinata a sopportarsi fino alla morte! Mi chiedevo cosa c'entrasse la preghiera con la decisione di formare una famiglia, e soprattutto perché nel 2006 c'era ancora l'obbligo di frequenza.
Eppure all'epoca devo dire che il più scettico e contrario era mio marito. Agnostico, miscredente, e con un'antipatia congenita verso la chiesa, il clero, i preti e tutto ciò che facesse parte della religione cattolica. Io, per mia natura incline ai sacrifici, mi dissi che poteva essere divertente e che forse avremmo imparato qualcosa.
Il corso durava un mese, più o meno dieci "sedute". Ricordo che alla prima eravamo un pò spaesati. Non so se perché era stata una dura giornata di lavoro o se per il troppo vino bevuto a tavola, ma ricordo poco interesse nei confronti delle altre coppie e di ciò che spiegava don Andrea. Ricordo che ad un certo punto mi svegliai dal torpore e mi resi conto che la voce non era più quella del prete ma cambiava alternandosi femminile-maschile-femminile-maschile...oddio, era il mio turno! Il nostro turno! Il prete mi chiese di presentarci, e di spiegare per quale ragione ci trovavamo lì. Io risposi che per quanto strano potesse sembrare, credevo ancora nel vero amore e volevo sigillare l'unione fra me e la mia metà. Non feci alcun riferimento a Dio, e credo che il parroco avesse capito che aveva a che fare con due pecorelle smarrite.
Ad un certo punto allungò ad ognuno di noi una specie di tesina, un manuale, un libro di testo, una raccolta di pensieri, preghiere e verità che ancora non conoscevo. Insomma, un testo povero nell'aspetto, scritto su carta riciclata, ma che credetemi, conteneva una fonte inesauribile di soluzioni ai problemi di ogni coppia.
Sfogliammo qualche pagina al volo mentre gli altri recitavano la preghiera a pagina 2, e capii che quel corso tutto sommato poteva davvero rivelarsi utile.
Fu dura non tirare il pacco all'ultimo momento per la seconda seduta, don Andrea fu chiaro ed onesto quando ci informò che bastava la presenza a due corsi per ricevere l'attestato. Ci fece capire che non potevamo andare lì contro la nostra volontà, sembrava sincero quando ci disse che capiva quanto dura dovesse essere uscire di casa con 3 gradi per frequentar un corso che ci vedeva del tutto disinteressati. Fu davanti a tale onestà che decidemmo (decisi) che l’avremmo dovuto seguire. Fu lì che decisi di prendere parte ai dibattiti, di seguire con attenzione le sue parole, le letture che ci proponeva e che sentiva di voler discutere con noi. Io e mio marito mentre tornavamo a casa continuavamo a parlare dell'argomento, esprimendo la nostra opinione, la nostra posizione.
Quel libro ci stava davvero facendo capire quali difficoltà avremmo incontrato lungo il nostro matrimonio. Non proponeva soluzioni facendo riferimento alla Bibbia o al Vangelo, ma dava gli spunti giusti per riflettere, per essere consapevoli del passo che stavamo per compiere.
Non avrei mai pensato di dire un giorno che il corso prematrimoniale è stato un toccasana per la il nostro matrimonio, per la nostra vita di coppia. Davanti ad ogni difficoltà cui si scontra la nostra convivenza e coabitazione, ci tornano in mente quelle parole, quelle riflessioni e riusciamo, insieme, a superarle più facilmente.
Quel parroco, Don Andrea, sembrava si fosse sposato mille volte!
Qualsiasi sia il nostro modo di reagire durante i litigi, durante i periodi neri, durante le insicurezze emotive, era già tutto descritto in quel libro. Gli errori che avremmo commesso e che commetteremo, la difficoltà di capire la differenza fra l'uomo e la donna ed accettare queste differenze per trovare il metodo di comunicazione migliore.
Tutto, Don Andrea aveva previsto tutto. E se è vero che prevenire è meglio che curare, posso dire che se finora nessun litigio con mio marito è mai durato più di un paio d'ore, se sono riuscita a mettere da parte il mio caratteraccio e il mio orgoglio da vera terrona quale sono per fare il primo passo verso la riappacificazione, e se la stessa cosa spesso e volentieri è valsa per mio marito fino al punto in cui basta uno sguardo reciproco e un sorrisino per mettere da parte la rabbia e la frustrazione che troppo spesso riversiamo sull'altro, è grazie al corso prematromoniale.
Chissà, forse perché Don Andrea vive lo stesso amore nei confronti del suo Dio e riesce quindi a applicarne le difficoltà e le soluzioni sulla vita di coppia, sarà che abbiamo avuto un culo pazzesco e fra le mani abbiamo il manuale del matrimonio felice, o semplicemente perché come è ben noto agli studenti, ripassare per un esame leggendo il testo subito prima di andare a letto sembra essere il metodo migliore per ricordare anche dettagli che in altri momenti non avremmo ricordato.
E se quando vostro marito si rifiuterà di leggere la preghierina degli sposi insieme a tutti gli altri partecipanti al corso, voi lo fulminerete e scatterà il litigio furioso in macchina, forse sarà il caso di seguire anche il corso avanzato!

venerdì 25 settembre 2009

Testosterone nostrano

Pubblicato da Micha Soul a venerdì, settembre 25, 2009 2 commenti

Ieri facendo zapping mi sono imbattuta nei vari dibattiti sul tema che tanto sta facendo scalpore in quest'ultimo periodo: Berlusconi e le sue puttane.

Ora, io voglio dire, cosa c'è di tanto scandaloso? ma davvero nessuno ha mai pensato che queste cose succedessero? ma davvero voi italiani siete scandalizzati, offesi, allibiti davanti a queste rivelazioni? ma scusate, siete così ingenui da pensare che la politica non sia il riflesso della nostra società? Guardatevi attorno. Se siete una bella donna e passeggiate per strada, non ci sarà un solo uomo che non si girerà a guardarvi, anzi a mangiarvi con gli occhi. Non c'è cosa più importante per un uomo italiano che guardare, e se possibile, farsi, una bella donna. Il sesso, gli ormoni. Ecco di cosa è fatto l'uomo italiano: ORMONI VACILLANTI PER TUTTA LA SUA MICROSFERA, testosterone più alto della media europea.

Forse è per questo che gli uomini italiani sono quasi tutti pelati. Pare che una produzione troppo elevata di testosterone infastidisca il fegato con conseguente perdita di capelli chiamata alopecia.
Tornando a Berlusconi, che ha rimediato al problema con un bel trapianto, mi sento quasi di difenderlo! Sì, io donna anti-fascista, dallo spirito anarchico e ribelle, difendo quest'uomo dagli attacchi mediatici.
Perché scusate amici miei, se ad una donna date tanti soldi e tanto potere, lei ci si comprerà abiti, scarpe, libri, oggetti per casa, viaggi. Magari approfitterà di questo potere per usare qualche uomo che di sua spontanea volontà si farà spazio fra le sue lenzuola. Ma ci crederà realmente nel suo ruolo di potere e nessun altro pensiero potrà offuscarle la mente al punto di non adempiere ai suoi doveri.
Se invece mettete questo stesso potere nelle mani di un uomo (italiano), per quanti valori esemplari possa avere, per quanto istruito ed onesto possa essere, non riuscirà mai a dire no alla figa. E quando scoprirà che quel suo potere ne attirerà molta, lui impazzirà nuotando nei giardini dell'eros più nascosti, e metterà a sua disposizione tutte le sue possibilità perché il suo piacere sia interminabile.

Potete realmente, col cuore in mano, dire, voi uomini italiani, che con soldi e potere illimitato voi non adreste alla ricerca del terzo elemento per completare il trinomio "money-power-sex"?

Per quanto io ami mio marito e ne abbia una totale fiducia, so che impazzirebbe con tutte quelle donne attorno...altro che amore! altro che famiglia! altro che salvare l'Italia ed annoiarsi alle riunioni, altro che rompersi la testa per cercare soluzioni, altro che notti passate a discutere con i vari ministri....... diventerebbe un vero e proprio puttaniere!

E allora, vi direte voi, dovremmo accettare un comportamento tanto immorale e scandaloso da parte del nostro presidente del consiglio? certo che no, ma almeno riflettere su quanto voi siate uguali a lui, tutti inseguiti dalla brama del successo, del denaro, della fama. Per una sola cosa: la gnocca.

Girando per le strade di Berlino qualche mese fa mi sono resa conto che nessuno si girava a guardarmi. Anche quando passavano donne più simili a modelle che a donne comuni, venivano ignorate. I ragazzi tiravano dritto, assorti nei loro pensieri. Ragazzi che pensano con la mente, non con altre parti del corpo. E lì ho capito perché più vai a nord e meglio funziona la politica. Perché hanno meno testosterone.
Ecco perché in Africa ci sono solo dittatori, guerre civili, disordini.

Qui le soluzionui sono due: o meno testosterone negli uomini (vedi medicinali che ne limitano la produzione) o più donne in politica. Possibilmente brutte.

lunedì 21 settembre 2009

Segni particolari: proverbi storpiati

Pubblicato da Micha Soul a lunedì, settembre 21, 2009 1 commenti

Ne ho tanti di segni particolari. I nei, il mio dentino un pò storto davanti, un accento privo di regionalismi, ma connubio di esperienze linguistiche che mi fanno sembrare emil-toscano-marchigiana. Ah, e ogni tanto ci scappa pure la parola in romanesco.

Ma IL mio segno particolare è la mia straordinaria capacità di storpiare i modi di dire ormai desueti e dimenticati dalla generazione presente. Non che io lo faccia di proposito, anzi! La mia riflette una vera e propria volontà di usare questo arricchimento della lingua italiana, queste immagini che tanto rendono l'idea di un concetto in modo divertente e antico...tanto antico che in alcuni casi è praticamente impossibile capirne il nesso logico con il significato finale. E non capendolo, molto spesso rimangono solo rimembranze sonore che mi tornaro in mente in alcuni contesti (sociali) ove, spinta dall'impulsività, penso bene (inconsciamente lo giuro) di farne uso.

Nonostante io ami leggere e mi ritenga interessata agli sviluppi e alle evoluzioni (e involuzioni) della lingua italiana, non sono quasi mai riuscita ad usare un proverbio o modo di dire correttamente, sbagliando spesso contesto o addirittura storpiandolo, suscitando non poco divertimento nei miei interlocutori.

E' per questo motivo che ho pensato di riproporveli, sarà dura ricordarsi tutti gli strafalcioni fatti in 32 anni di vita ma cercherò di "spremere le naringi" per proporvi quelli che hanno divertito maggiormente...non che io ne abbia mai fatto un vanto! ...così, semmai doveste un giorno sentire una donna seduta non troppo distante da voi in un pub o in un ristorante, mentre sfoggia fieramente un modo di dire tutto suo, sappiate che si tratta molto probabilmente della sottoscritta!

Ecco a voi i "proverbi-plugs":

- "tanto va la gatta al LARGO che ci lascia lo zampino" (d'altra parte si sa, i gatti non sanno nuotare, ergo, se vanno troppo al largo, ci lasciano la pelle, ma trattandosi di gatti, si usa dire lo zampino).....

- "è come cercare un uovo in un pagliaio!" (fusione di due locuzioni quali "il pelo nell'uovo e un ago in un pagliaio")

- "vorrei lanciare una lancia a favore di..." (forse ho esagerato con robin hood da piccola)

- "altro che ti mancano poche diottrie, sembrano due tappi di bottiglia le tue lenti!" (effettivamente, rende più l'idea....)

- "rischiar non nuoce" (no, ma non sono pessimista eh)

- "era meglio un uovo ieri che una gallina domani" (e oggi si digiuna)

- "guarda!! ho i peli a fior di pelle" (.....)

- "fare i conti senza l'ostia" (l'ho sempre detto che catechismo è diseducativo!)

- "costa Lire di Dio" (ho scoperto solo pochi anni fa che si tratta invece dell'IRA di Dio)

- "è inutile che ti appoggi sugli specchi!" (un pò di confusione nella mia testolina ha creato questa fusione fra "appoggiarsi sugli allori - che poi la versione corretta è dormire sugli allori - e arrampicarsi sugli specchi)

- " sei uno scarica birilli"

- "il vino vecchio fa buon brodo" (ero ubriaca quella sera)

- "a caval donato, non si guarda in bocca" (tutto corretto, sembrerebbe, ma mi soo sempre chesta perché il cavallo del proverbio si dovesse chiamar per forza Donato)

- chi l'ha dura la vince " (sono giustificata dal fatto che in quel periodo frequentavo amici fiorentini....)

Se dovessero venirmene altri in mente, non mancherò di aggiornare la lista. Non invento nulla, ho gente che può testimoniare. E non ne sto facendo un vanto! perché in realtà io amo i proverbi! Sono loro che non amano me!

giovedì 17 settembre 2009

Comunico quindi sono

Pubblicato da Micha Soul a giovedì, settembre 17, 2009 3 commenti

Amo scrivere. Amo comunicare. Anzi, direi, amo comunicare, quindi amo scrivere.
Grazie ad internet in effetti ci si presentano davanti molte più occasioni per riuscire a comunicare. La scrittura, le immagini, la musica.

La mia scrittura non è virtualismo e non vuole pavoneggiare, ma semplicemente riflette la mia voglia di esprimermi a 360 gradi, con ogni mezzo.

Sul perché io voglia esprimemi potrei dilungarmi troppo ed essere noiosa e banale, ma l'immagine di un barattolo pieno zeppo di esperienze ed idee e stimoli provenienti dal semplice fatto di esistere, che prima o poi deve essere svuotato per poter continuare ad essere riempito, potrebbe essere sufficiente a spiegare questo mio bisogno inesauribile.

L'egocentrismo c'entra fino ad un certo punto, perché che ci si creda o no, poco importa alla sottoscritta se i lettori sono 20, 200 o 2. Dopo la creazione avviene quel meccanismo di verifica personale su come il messaggio sia arrivato alel persone, e se è arrivato. Ma questo meccanismo è solo una conseguenza, non la ragione della mia scrittura.

Comunicare. Se non esistesse questo verbo, di me rimarrebbe solo una stupida bambolina dalla risata facile.

Lo ammetto, senza alcuna onta, io parlo da sola. Mi capita di trovarmi seduta sulla tazza del water a parlare con lo specchio del lavandino posto di fronte all'altezza del viso. Parlo immaginandomi in situazioni diverse, spesso mi auto-intervisto pensandomi dietro le quinte di un palco che ha appena assorbito il mio sudore e la mia passione, addirittura capita che l'intervista si svolga in inglese e che mi impegni al massimo perché il mio accento sia dei più perfetti e puliti.
Finisco per ritrovarmi a monologare su cosa significhi per me la fama, su come mi abbia cambiata, do lezioni di umiltà e punto il dito sugli artisti spendaccioni e megalomani, parlo di me, dei miei ideali, di ciò che ritengo più importante, dell'amor proprio, dell'amore verso l'umanità....
fin quando una mia collega non urla da fuori di uscire dal bagno e di andare a fare le mie telefonate da un'altra parte....

Mi succede spesso addirittura di parlare da sola in macchina quando mi tocca quella senza stereo, la macchinetta di riserva uscita da un film in bianco e nero.
Un giorno ferma ad un semaforo mi sono guardata intorno e ho notato con non poco imbarazzo che dall'automobile vicina due occhi mi puntavano divertiti, poi mi sono resa conto di avere il finestrino totalmente abbassato, così come l'automobile di fianco. Ho quindi afferrato il cellulare nemmeno zorro con la spada e l'ho messo davanti alla bocca urlando "pronto....mi senti?? ho messo in modalità vivavoce perché sono in macchina, non so se mi senti bene, è mezz'ora che ti sto parlando!!!........

Questa mia mania di comunicare è innegabilmente infantile. Così come le bambine parlano con le bambole, io parlo con me stessa. E perdo tempo. Perché proprio mentre sto sparecchiando la tavola, la sera in cui mio marito è rimasto a mangiare fuori e tornerà tardi, io mi distraggo rimanendo incastrata fra un pensiero e l'altro, nella mia nuvoletta fatta di ologrammi ad alta definizione, ed inizio a parlare. Quindi mi fermo, vago per casa, mi siedo sul divano o davanti al pc, o davanti allo specchio dul mobile dell'ingresso, e porto a termine la discussione intrapresa con me stessa e con i miei personaggi immaginari. Intanto il tempo passa e quando mio marito torna a casa mi è difficile giustificare una tavola ancora da sparecchiare.

No, cari amici, non penso si tratti di una malattia mentale per cui chiamare la casa di cura più vicina, penso semplicemente si tratti piuttosto di una forma di auto-ipnosi.

In effetti, l'essere umano durante la propria vita assorbe informazioni sottoforma di immagini, di suoni, di parole scritte, ma con il passare del tempo questi ricordi vanno sfumando e dissolvendosi sempre più fino a diventare un ricordo di ricordi che non si ricordano più.
Il mio parlare da sola fa sì che molte di quelle immagini riaffiorino e si ripresentino prepotentemente per essere esaminate ed analizzate. E così il mio linguaggio le rende vive e dà loro la possibilità di essere guardate più da vicino. L'essenziale è invisibile agli occhi, dice la volpe al piccolo principe, ed è quindi grazie ai miei monologhi che la parte meno superficiale del mio IO viene a conoscenza di ciò che in altri momenti non mi è possibile vedere.
Una specie di trance, insomma.
Poi siamo sinceri, noi non siamo limitabili ad una sola personalità, ad un solo pensiero, ad una sola opinione. Anche all'interno del nostro piccolo esserino, troviamo opinioni divergenti, domande a cui voler rispondere con troppe risposte diverse.... il dibattito con coi stessi porta spesso le conclusioni a cui non riuscivamo ad arrivare "da soli".

D'altro canto però, la comunicazione con sé stessi non basta per poter svuotare il barattolo in esplosione. Non basta immaginare un interlocutore per accontentarci dei 20 minuti passati a parlare sul cesso. Ed è da qui che nasce il mio bisogno di fare ciò che sto facendo in questo preciso istante.

E' per questo motivo che ho aperto un blog sulla cucina, esprimendo la mia passione culinaria, purtroppo incostante sebbene molto gradita. E' per questo motivo che non contenta di impegnare molto tempo nella creazione di un album musicale, ho creato un blog che parlasse della creazione di questo lavoro, esaminandone i vari step, descrivendone le difficoltà ed esprimendo le mie sensazioni.

E' per questo motivo che ho creato un blog chiamato "terrazzi in fiore", con tanto di layout floreale e molto ben curato, per poi vedermi costretta ad eliminarlo due settimane dopo per via dell'impossibilità di sdoppiarmi (c'ho provato credetemi, ma l'esperimento ha generato solo un dimagrimento di ben 5 chili e non era un bello spettacolo) e di trovare quel minimo di tempo indispensabile per cercare idee, fare foto, e parlare della mia ennesima passione incostante e poco approfondita.
E' anche per questo motivo che su Love Plugs inizio una rubrica (vedi quella del venerdì) la porto avanti per poche puntate e la lascio sospesa senza preavviso.....stessa cosa per alcuni racconti (vedi quello di Frank), per cui ho avuto un grandissimo slancio mentre raccontavo la prima parte, ma nessuna voglia di continuarlo. Però solo su richiesta, potrei decidere di farlo.

Bene, a questo punto, visto che nessuno può dirmi di uscire dalla schermata di blogger e di andare a scrivere le mie cose da un'altra parte, potrei anche arrivare al nocciolo della questione.
Che è?

Semplicemente ciò che ho appena scritto e che posso riassumere in una sola frase: scrivere è una terapia, comunicare è una terapia. Tutti ne abbiamo bisogno e se ciò che ci frena è la paura di essere giudicati, bhè, vi assicuro che i giudizi non sono niente in confronto all'impossibilità di esprimersi. Perché i giudizi riflettono l'immagine che gli altri hanno di voi, l'esprimere voi stessi riflette l'immagine che voi avete di voi stessi e che spesso non conoscete finché non la tirate fuori. E' questa l'immagine più importante e da curare, perché con voi stessi passate ogni misero secondo della vostra vita.

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Immagine usata per il post:

Dipinto "comunicazione difficoltosa" di Gianni Lukolic
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