lunedì 19 gennaio 2009

Il quinto elemento

Pubblicato da Micha Soul a lunedì, gennaio 19, 2009

Il 2 gennaio di questo nuovo anno, io e la mia dolce metà stilavamo una lista dei buoni propositi per il 2009. Come potrete ricordare se avete letto qui, avevamo lasciato di proposito il foglio sul tavolino dell'anonimo bar pasticceria. E come vi ricorderete, già alle 18.00 di sera, non ricordavo più quale fosse il quinto punto.


Stamattina, triste e depressa davanti ad un pc, rinchiusa nell'ufficio freddo e con un'unica finestra che dà sul prefabbricato grigio qui di fronte, mi sono ricordata di quale fosse.


Cambiare lavoro.


Ora, ammetto che più che un buon proposito, questo è un vero e proprio punto di svolta. Un cambiamento radicale. Un progetto iniziato mille volte e lasciato in sospeso 2000. Le scuse sono sempre le stesse: "è uno stipendio sicuro", "non è il momento migliore per cambiar lavoro", "c'è chi è messo peggio", "tutto sommato ogni tanto (anche se con la crisi succede sempre meno) viaggio", "ho le ferie e le malattie pagate" ecc ecc ecc.


Il mio lavoro, escludendo questi punti effettivamente a suo favore, non mi dà alcun stimolo. Faccio l'impiegata del commerciale estero di un'azienda di medie dimensioni, unica referente per i clienti esteri di tutto il mondo e unica persona che si dedichi a fare gli ordini ai fornitori e a gestire questi ultimi.


Ad una prima impressione potrebbe risultare interessante. Se non altro, uno potrebbe pensare, "hai modo di mantenere le lingue straniere".


Bhè, certo, se si considera che ho passato 5 anni della mia vita a dedicarmi completamente a studi di semantica, di linguistica, di tecniche varie di traduzioni economiche, se penso che ho dedicato 52 settimane ad una tesi terminologica di 700 pagine, non è che una magra consolazione la mia possibilità di scrivere le stesse cinque cazzate in ingese con tanto di chiusura "best regards" o "yours sincerely"!

E sto parlando solo dell'inglese, visto che il francese mi capita di usarlo sempre meno, causa la sempre più scarsa richiesta francofona nei confronti dei nostri prodotti.


Lo spagnolo poi.... ahahahah mi vien da ridere!! Per fortuna non ho avuto la pessima idea di sceglierlo come terza lingua all'università e mi sono accontentata del bagaglio linguistico regalatomi dalla Scuola Europea. Perché se vi capitasse di ascoltare una delle mie rarissime conversazioni con un cliente spagnolo vi sbellichereste dalle risate, ancor di più di quante ve ne siate fatte col Ciclone di Pieraccioni.


E pensare che solo 5 anni fà, faceva parte della mia vita di tutti i giorni, avendo avuto la fortuna di vivere 6 mesi a Fuerteventura, isola paradisiaca delle Canarie. Ma diciamoci la verità, le situazioni piacevoli aumentano la buona volontà di una persona e il suo impegno ad eccellere in qualsiasi ambito essa decida di operare.


Con questa premessa, non vi sarà difficile immaginare quanto infelice mi possa sentire al solo pensiero di dover passare 8 ore al giorno in questo ufficio.

2.368 ore l'anno, ora più, ora meno. Che in soli dieci anni fanno 23.680 ore. Considerando che quest'ufficio è diventato la mia seconda casa da ottobre 2004, avrei passato qui dentro all'incirca 9.500 ore. Se il calcolo non dovesse tornarvi, capirete perché sono atterrata nel campo linguistico.


Ancora più facile per voi lettori sarà immaginare quanto mi possa sentire ingabbiata in una vita che mi domina invece di farsi dominare, se solo sapeste qual'è il denominatore comune alle attività per cui sono portata:

la creatività.


Eh sì che ho provato a coinvolgere questo mio bisogno creativo anche nel mio lavoro, ma abbellire un ufficio con dipinti strani, lavorare fotografie con giochi di luce da usare come desktop e non far mai mancare del buon soul ricercato nel player del mio pc, non hanno dato i risultati sperati ed io mi sento vuota ed insoddisfatta sul piano lavorativo.


Ho anche tentato di entrare nel ruolo della donna manager, richiedendo al mio superiore maggiori opportunità, facendomi vedere decisa a contribuire alla crescita e allo sviluppo di quest'azienda: "posso cercare nuovi clienti", "posso cercare nuovi prodotti da proporre", "posso fare qui", "posso fare là". Ma quando mi si sono presentati davanti fogli pieni zeppi di numeri di telefono da chiamare, quando mi è stato detto di presentare la nostra azienda e di convincere l'interlocutore che noi siamo i migliori e di conttrattare i prezzi e farmi dare informzioni relativamente ai loro fornitori attuali, insomma di rompere le palle alla gente, mi sono cagata addosso, permettetemi la franchezza.
E dopo aver provato per mesi e mesi senza aver prodotto buoni risultati se non il fatto di aver stregato con la mia voce qualche potenziale cliente che continua a mandarmi e-mail chiedendomi una foto, mi sono arresa all'evidenza di non esserci portata.


Il quinto punto diceva quindi: "cambiare lavoro".


Eh, sembra facile. Immagino che per prima cosa è d'obbligo fornire una risposta alla domanda "che tipo di lavoro vorresti fare"?


E va bene, ora sì che scatterà la risata collettiva...sicuri di volerlo sapere? Voglio vivere di musica. Esatto. Io scrivo e canto e pare che mi riesca bene. Ho un orecchio molto fine e musicale. Ho fantasia nel creare nonché originalità e inventiva. Le idee in quest'ambito non si esauriscono mai.


Non per niente canto in una soul band con musicisti bravissimi ma che come me usano questo loro dono come hobby, come valvola di sfogo, come dolce ricordo che li lega ad un desiderio ormai dimenticato. Ecco, questo è il mio dono.

E non contenta ho un altro gruppo, con cui ho all'attivo altri due album e grazie ai quali riusciamo ad esibirci di tanto in tanto e ad investire un pò di denaro in materiale per il nostro studio di registrazione che solo due anni fa era il nostro garage (in questo gruppo c'è la mia dolce metà).


Penso che se ognuno di noi fosse stato creato per una sola e determinata attività, la mia sarebbe attinente alla musica. Vi basti pensare che ogni qualvolta io cerchi di soffocare questo mio dono, ogni qualvolta io faccia finta di non possederlo e cerchi piano piano di ignorarlo, di dimenticarlo, di rinchiuderlo in qualche cassetto della mia vita, ecco che prepotentemente esce fuori anche nelle occasioni più impreviste e assurde. Un esempio? Bhè, l'ultimo è avvenuto sabato scorso. Alla festa di paese di Maiero, una località di 600 abitanti in provincia di ferrara. Ero lì per caso, avevo voglia di rivedere una mia carissima amica di un paesino ferrarese chiamato Consandolo. Lei si era già messa d'accordo con altri amici per partecipare a questa festicciola promossa dalla parrocchia, dal comune, dagli abitanti, insomma una piccola manifestazione piena di calore, semplicità, cibo a volontà, tombola e...musica. Infatti, come succede nella maggior parte dei casi, ad animare la serata vi era un cantante sui 50 anni, uno di quei personaggi che si spostano di fiera in fiera con tutto il loro ambaradam fatto di tastiere, microfoni, mini computerini con i testi e le voci...insomma un vero professionista dell'intrattenimento. Benché questo signore fosse abbastanza bravino e sapesse intrattenere, la gente era impegnata a bere il vin brulé e a farsi fuori i tremila panini alla salsiccia, pasta, dolci, sfrappole e chi più ne ha più ne metta e ben pochi facevano caso alle canzoni ben interpretate dal "maestro". Ad un certo punto, come nella migliore tradizione delle feste paesane, ecco la frase magica uscire dalla bocca coperta dai lunghi baffi del simpatico intrattenitore: "avanti gente, qualcuno vuol venire a cantare una bella canzone"???. Ecco che la mia amica, presa da un impulso irrefrenabile, istintivo e poco ragionato urla in mezzo alla folla "lei!! lei!!!!!".

Inutili sono stati i mei tentativi di convincere tutti i paesani che si trattava di uno scherzo, che in realtà ero stonata, che avevo il raffreddore, che sono timida (unica scusa vera), che vengo da Bruxelles e non conosco una sola canzone italiana, che ho dimenticato gli occhiali a casa e non riesco a leggere le parole sul pc (io non porto gli occhiali e forse non ho la faccia di chi li porta perché a questa scusa è scattato il vaffanculo generale).


Insomma, dopo esser venuto l'organizzatore in persona a dirmi "dai, non ti far pregare", eccomi ad impugnare il microfono e a lasciarmi andare sulle note di Vivo per lei. Ammetto con piacere e anche un pò di timidezza che coloro i quali qualche minuto prima parlavano fra di loro ingozzandosi di cibi vari e trincando di buon gusto, erano tutti lì davanti a quel piccolo stand, il tempo si dev'essere fermato perché nessuno si muoveva e tutti sembravano ipnotizzati. Insomma non mi dilungo su quelle piccola emozione che ci siamo scambiati io e il mio pubblico, vi dico solo che sono stata costretta ad interpretare una canzone di Giorgia e una dei ricchi e poveri (mi avevano promesso che sarebbe stata l'ultima altrimenti col cavolo che...)....ci mancava solo Titanic, menomale che a nessuno è venuto in mente. Mentre mi allontanavo dal banchetto, ci mancava poco che mi chiedessero un autografo e più persone mi sono venute ad implorare di cantare Gigi d'Alessio (ma...in Emilia???). Per fortuna, la mia amica, causa di tutto questo trambusto, ha pensato bene di trascinarmi via lontana.....


Questi sono piccoli episodi che fanno riflettere. Un piccolo centimetro cubo d'acqua in un oceano di soddisfazioni che solo la musica mi sa regalare. Eppure, pensare di vivere di musica mi risulta ancora poco possibile. Non ho mai frequentato un'accademia e quindi non ho nessuna prova se non la mia voce, la mia naturalezza nel modulare la mia voce che parte, spiega le ali, vola e fa sesso con la musica. Nessun foglio di carta e nessun'esperienza rilevante da poter inserire in un curriculum musicale che mi permetta di entrare in qualche coro televisivo o teatrale. Ci sono milioni di altre cose altrettanto allettanti che una persona potrebbe fare con l'orecchio che Dio mi ha donato e con la mia musicalità innata: canzoni per pubblicità, jingle radiofonici nazionali (finora fatti agggratis per radio locali), potrei decidere di fare la cantante da pianobar e ne sarei davvero felicissima, ma prima di tutto non saprei dove cercare, come muovermi e dove.


E soprattutto, lascerei uno stipendio fisso, un lavoro sicuro con tanto di permesso di maternità e tutte le sicurezze che ciò implica per un qualcosa di così "temporaneo" e campato in aria? E' un pò il discorso del "meglio un giorno da leoni o 100 da pecora"?


Certo, le mie capacità non si limitano solo al lato canoro, c'è anche quello creativo e allora potrei lavorare per un'etichetta discografica (abbastanza importante da potermi garantire un futuro certo) ed occuparmi della ricerca di talenti, di gestire la creatività di altri personaggi ed apportare la mia esperienza, anche se prettamente di nicchia.

Ma abito a Bologna, dove ho comprato casa per la quale pago un mutuo ogni mese, una città in cui mio marito ha tutta la sua vita, gli amici, il suo hobby e un buon lavoro. Non vivo a Roma né a Milano. E se fosse così facile anche per chiunque abitasse a Milano, non mi spiego perché uno dei più bravi cantanti di soul italiano che non voglio nominare per la sua privacy, si stia trasferendo in Giappone con la sua famiglia, in cerca di reali opportunità.


Forse è stata questa notizia dell'ultima ora a farmi tornare in mente il famoso "quinto punto". Forse mi sono resa conto che mi è sempre più difficile accettare di convivere con la mia personalità da impiegata. La vera L. è quella che una volta staccato il lavoro si esibisce nei centri sociali, va alle jam session, prova con la sua band il mercoledì sera, si fa Pescara-Bologna alle 3.00 di notte dopo aver finito un live con il suo gruppo e il giorno dopo menomale che è sabato e riesce a dormire fino all'una!. Ma quando arriva la tanto temuta domenica sera, quando L. si ritrova a fare i conti con la realtà e a settare la sveglia alle 6.30 per il giorno dopo, quando si sveglierà, si vestirà, prenderà la macchina ed entrerà in quel fabbricato grigio nel bel mezzo della zona industriale di Calderara di Reno, salirà in ufficio, si siederà davanti al pc, scaricherà le cinquanta e-mail dei suoi clienti e ad ogni e-mail in arrivo le aumenterà il gusto amaro in bocca e si sentirà triste.


Si renderà conto che ha quasi 31 anni e non sa cosa farà da grande.



Qualche aiuto?

5 commenti on "Il quinto elemento"

Lara on 19 gennaio 2009 19:02 ha detto...

Ti capisco benissimo, cara The soul plugger, ma non oserei dare consigli.
E' un quinto elemento piuttosto arduo, difficile, forse l'avevi inconsciamente dimenticato apposta :)
Però sei proprio favolosa e sono convinta che qualunque cosa tu decida, ti andrà sempre bene!

Ciao cara, un bacione.

Pupottina on 20 gennaio 2009 12:52 ha detto...

sono pienamente d'accordo con Lara...

è un periodo così difficile!

The Soul Plugger on 20 gennaio 2009 13:12 ha detto...

Grazie amiche.....bhè si in effetti per il momento lascerò che il destino decida per me...intanto ci sono state svolte interessanti sul lato musicale, l'importante è rendere queste 8 ore in ufficio veloci e indolore! :D

scrittrice75 on 21 gennaio 2009 23:12 ha detto...

Quanto vorrei cambiare lavoro anche io.... Una cosa per volta, penseremo anche a quello..
Certo che ti seguirò, infatti ti ho aggiunta ai blog preferiti.
Angela

My on 22 gennaio 2009 11:49 ha detto...

quando scopri come fare fammelo sapere.......


p.s. non è che non ti leggo, è che io leggo dal lavoro, tu scrivi TANTISSIMO, e io spesso non ce la faccio.
Pero' ci sono, e su questo argomento posso dirti che il problema è anche mio.........da un lato vorrei fare, andare, etc, poi guarda caso ho una casa, un mutuo, e pure un figlio in questo piccolo centro di provincia che fa vomitare

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