giovedì 8 gennaio 2009

Incubus

Pubblicato da Micha Soul a giovedì, gennaio 08, 2009

No, non il gruppo rock. Ma quella tenebrosa realtà parallela della mia mente che viene a disturbare il mio sonno già scarseggiante.
Nel bel pieno della notte mi sono svegliata sudata e piangente. Ho allungato il braccio nel buio pesto e tastato il muro alla ricerca dell'interruttore. Solo dopo averlo trovato e aver illuminato il mio piccolo angolo di paradiso chiamato stanza da letto, mi sono resa conto con felicità estrema che era tutto solo il frutto della mia più malata e infame fantasia. O forse della paura del mio subconscio.
Ho guardato sulla mia destra e lui dormiva, abbracciato come sempre al suo cuscino diventato ormai un serpente di piume, tipo quelli usati per bloccare gli spifferi davanti alla porta d’entrata.
L’ho accarezzato e guardandomi intorno ho detto grazie. Grazie a Dio, al destino, ai miei genitori, alla vita.
E dire che solo quattro anni fa di questi tempi era solo un mio amico, conosciuto da poco, misterioso, introverso, non particolarmente bello ma dagli occhi più ombrosi e ipnotizzanti che abbia mai incrociato.
E dire che la nostra decisione di sposarci presa dopo soli sei mesi che stavamo insieme è stato il più grande rischio che abbia mai preso nella mia vita. Non oso immaginare per un ragazzo di soli 22 anni quanto drammaticamente folle possa essere stato il chiedere la mia mano. Se mia figlia dovesse venire da me e dopo soli sei mesi di convivenza con un ragazzo mi esprimesse la loro intenzione di sposarsi, direi che è follia pura. Eppure noi l’abbiamo fatto, senza mai aver un briciolo di paura, il sentimento che abbiamo nutrito da subito l’uno per l’altra ha formato una lastra protettiva fra noi e i dubbi, fra noi e la razionalità, fra noi e la voce della gente, fra noi e l’immagine pessimistica di un futuro difficile da giovane coppia sposata. Difficile per le rinunce che avremmo dovuto accettare, difficile per i litigi che avremmo dovuto superare, difficile per la noia che avrebbe fatto di tutto per allontanarci l’uno dall’altra ma che ancora oggi è ben distante da casa nostra, depistata per almeno altri 60 anni.
Non ho voglia di usare termini quali “anime gemelle”, “amore eterno”, “due metà della stessa mela” ecc ecc.
Mi limito a descrivere la favola che sto vivendo, una favola che rende tutte le eltre poco interessanti, una favola talmente tangibile e viva da vedermi del tutto disinteressata nei confronti dei romanzi, delle storie d’amore sul grande schermo, dei libri che raccontanto di vampiri innamorati di morette insulse.
Mi limito ad assaporare i lunghi baci caldi e perfetti nella loro morbidezza, scambiati due secondi prima di scendere dalla macchina per salire su in ufficio, e prima di aprire il portone, girarmi e guardarlo andare via, dopo avermi sussurrato dall’altra parte del vetro, un ti amo.
Mi limito a rivivere un sogno ad occhi aperti nel constatare che dopo quattro anni ogni qualvolta mi capiti di viaggiare per lavoro, o uscire la sera per provare col mio gruppo e tornare a casa a notte già inoltrata, sento il cuore arrivarmi in gola per la voglia di entrare in casa e fiondarmi fra le sue braccia.
Mi limito a ritenermi fortunata perché fino a pochi anni fa vivevo con la triste consapevolezza di essere troppo possessiva in amore, di aver bisogno di costanti attenzioni, di chiedere ad un uomo più di quanto potesse darmi in termini di tempo, di affetto, di presenza. E quante parole sprecate inutilmente nel tentativo di spiegare che la presenza di cui necessitavo non era necessariamente fisica. Quante lacrime e fiato spezzati da singhiozzi teatrali quando una storia finiva perché non mi sentivo amata e questo mi portava ad essere sgradevole e irritante.
Mi limito ad arrendermi all’evidenza e ad affermare che ho al mio fianco una persona con le mie stesse esigenze, il mio instancabile bisogno di questo benedetto amore, un amore mieloso, un amore soavemente soffocante e aria incontaminata per i nostri respiri.
Mi rendo conto di quanto possa essere ridicola e banale una persona innamorata. Di quanta semplicità e ingenuità trasmettano le parole di un essere umano innamorato. Eppure ogni volta che penso a lui, mi trasformo in un’ebete che al telefono finisce le parole in –ini, perché un semplice suffisso -ino non è abbastanza zuccherato.
Eppure amare è un rischio. Abbandonarsi ad un’altra persona è un rischio. Rendersi conto che dopo solo pochi anni si è vittime di una dipendenza cronica è un rischio. Me ne rendo conto le volte in cui, come stanotte, mi si presenta davanti una realtà parallela che mi vede vivere senza di lui e sentirne una mancanza insopportabile.
Ma è il più bel rischio che mi si sia mai dato di correre. Inutile che incubi e serpenti velenosi cerchino di portarmi verso la pazzia, i loro tentativi di farmi vivere nella costante paura di perderlo sono vani. Non riusciranno ad iniettarmi il siero della paranoia, dell’ansia, della ricerca disperata di un talismano contro le sciagure. Sono inciampata una volta per caso in una frase di De André,

IO MI DICO è STATO MEGLIO LASCIARCI CHE NON ESSERCI MAI INCONTRATI

l’ho amata da subito e tuttora voglio convincermi che è così che dovrebbe essere. Mi dico che se nonostante la sua fragilità, De André sia riuscito a pronunciare una frase del genere, allora ce la posso fare anch’io. Ma non nascondo il mio dubbio quando mi chiedo se ne fosse realmente del tutto convinto.

Quindi sì amore mio, mi lascio trascinare sempre di più verso questo magico sentimento, senza paure, senza timore di quanto doloroso possa essere l’atterraggio…..


Ma se il mio è un incubo premonitore e mi tradisci con la “gatta nera”, andrò contro i miei principi e non esiterò ad usare il fucile di mio padre.




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L'immagine usata per questo post è di Johann Heinrich Fussli
L'incubo (1781), olio su tela, 127 x 102 cmDetroit USA, Institute of the Arts

3 commenti on "Incubus"

AndreA on 8 gennaio 2009 23:26 ha detto...

Bel post! :-)

Grazie del passaggio da me! :-)

A presto! ;-)

The Soul Plugger on 9 gennaio 2009 13:18 ha detto...

Grazie a te del commento! commentassero tutti quelli che leggono mi sentirei meno sola!!
Ci vediamo "da me" o "da te"! ;)

LaCiccer on 10 gennaio 2009 19:21 ha detto...

Sì.. bel post davvero.. mi sono commossa..
:)

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